GRIFO D’ATTACCO – Ballardini sotto esame, al nuovo Genoa serve un direttore sportivo

Il tecnico si tiene la prestazione ma i tifosi vorrebbero i punti altrimenti la squadra si perde

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Nuti Genoa Ballardini
Beppe Nuti, giornalista di Telenord

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La testata del gigante Djuric stende il Genoa di Ballardini che cede tre punti già pesanti alla Salernitana. Parleremo del momento rossoblù con Beppe Nuti, giornalista di Telenord, nella 230ª puntata della rubrica di Pianetagenoa1893.net “Grifo d’Attacco”.

Che cosa succede al Genoa? «Non sono soddisfatto del suo andamento, a prescindere dalle attenuanti: l’inammissibile mercato tardivo, il calendario in salita, gli infortuni e il ritardo di condizione degli uomini chiave e la consueta sfortuna. La squadra di Ballardini, costretta a conquistare punti attraverso le rimonte che non sempre riescono, non segna mai per prima, ha la peggiore difesa del torneo assieme al Cagliari e seguita a incassare gol di testa, addirittura otto su sedici. Stavolta è stato Djuric, attaccante che sfiora i due metri, ad anticipare Maksimovic, un passo indietro dopo aver fatto bene in marcatura contro Vlahovic e Arnautovic, attaccando il primo palo dal calcio d’angolo battuto da Kastanos».

Se Preziosi avesse ancora poteri decisori avrebbe esonerato Ballardini? «Credo proprio di sì, anche se formalmente Preziosi è ancora presidente almeno fino al closing della cessione che arriverà entro la metà del mese corrente. La sconfitta è pesante poiché la modesta Salernitana – che in A non vinceva dal maggio 1999 – accorcia in classifica e vince all’Arechi una tipologia di scontro diretto che Ballardini non è solito perdere. Il mister, che nel 2018 fu licenziato con dodici punti in sette giornate con Piatek capocannoniere della Serie A, deve trovare sostegno nella nuova proprietà americana la quale è chiamata a individuare al più presto un direttore sportivo di polso che faccia da trait d’union tra società e squadra. Rispetto a tre anni fa la situazione è differente ma presumo ugualmente che Ballardini sia sotto esame: talvolta il calcio è crudele e non dà tempo».

Ci traccia il suo bilancio provvisorio alla seconda sosta del campionato? «Alla prima sosta il Genoa aveva zero punti dopo aver incontrato Inter e Napoli con una squadra pregnante di ragazzini e priva dei rinforzi giunti l’ultima settimana di agosto. Sforzandoci di vedere il lato positivo, i punti ora sono cinque ma ugualmente pochi per una squadra che reputo più forte dell’anno scorso. Ballardini non ha ancora trovato la quadra, si affanna tra moduli diversi e sostituzioni tardive, come quella di Pandev che forse doveva iniziare dal primo minuto: il tecnico dice che si tiene la prestazione ma i tifosi vorrebbero tenersi i punti altrimenti la squadra si perde e la stagione si complica».

Tra due settimane il Sassuolo verrà al Ferraris: quali sono i pregi e i difetti della squadra di Dionisi? «Innanzitutto giocano bene a calcio, con una propria identità di gioco (meno palleggiata e più verticale rispetto allo stile De Zerbi) che non snaturano neppure contro Roma e Inter. Gli emiliani hanno anche dei punti deboli, altrimenti non avrebbero perso quattro volte come il Genoa: segnano poco in relazione al volume di gioco creato e concedono spazi ai contropiede. Il Sassuolo ha ceduto uomini importanti, Locatelli e Marlon su tutti, ma dal centrocampo in su hanno ottime individualità rapide nell’uno contro uno. Se durante queste due settimane Ballardini recupererà gli uomini infortunati (Criscito alla caviglia, Caicedo, Destro e Vanheusden ai flessori) se la dovrà giocare a viso aperto».

Alessandro Legnazzi e Beppe Nuti

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