Genoa, via la rifondazione delle tre S: squadra, stadio e settore giovanile

Mercato e infrastrutture per potenziare il club sotto ogni profilo

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Shevchenko Wander Blazquez Zarbano Genoa
Giro in campo per Shevchenko, Wander, Blazquez e Zarbano (foto di Genoa CFC Tanopress)

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La rifondazione del Genoa, se così si può chiamare, pare muoversi lungo tre direttrici che iniziano con la lettera S: squadra, stadio e settore giovanile. Tre componenti rossoblù, tutte fondamentali e tutte dipendenti l’una dall’altra: la storia recente insegna che senza vivaio il Genoa non avrebbe un presente e tantomeno un futuro con una squadra competitiva sulla quale contare; privo del supporto del Ferraris, invece, il Grifone giocherebbe con l’uomo in meno. Così la holding americana, come ha precisato Andres Blazquez – si pronuncia accentuando la prima vocale e smorzando la zeta di mezzo al cognome – pianifica la ricostruzione del club più antico d’Italia agendo su un triplice fronte con una metodologia inedita che sta facendo sognare ad occhi aperti i tifosi del Genoa: «Se domani il sindaco Bucci chiamasse per venderci lo stadio, lo acquisteremmo». Non è megalomania o spacconeria degli ultimi arrivati, bensì la messa in campo di uno spirito competitivo che a Genova è merce rara.

Da tempo il settore giovanile diretto magistralmente da Sbravati meriterebbe un centro sportivo all’avanguardia e unificato, dotato di campi in erba ravvicinati e una foresteria come base. 777 Partners vuole dare impulso al progetto di Cogoleto, rimasto in soffitta per almeno un decennio dopo l’acquisto per 1,2 milioni di euro dei terreni privati di Pian della Madonnina da parte di Enrico Preziosi, precisamente del prato Balledoro Bonaparte, una distesa erbosa e boschiva intitolata all’imperatore francese giacché nell’aprile del 1800 in quella vallata si disputò una scaglia della Campagna d’Italia che anticipò la celebre battaglia di Marengo. Sotto il profilo urbanistico l’area d’interesse cogoletese, fino agli Anni ’90 del secolo scorso di proprietà della Marchesa Durazzo, è già destinata all’uso sportivo per cui non ci sarebbero grosse preclusioni circa l’edificazione di un centro sportivo, purché a vocazione ecologica e di basso impatto residenziale e ambientale in quanto sito in una zona abitata e naturalisticamente intonsa.

Se il Ferraris ha bisogno di una nuova vita dopo centodieci anni di servizio – inaugurato nel 1911 ma l’opera è connotata dagli interventi dell’architetto Gregotti tra il 1987 e ’89 – e il settore giovanile di una casa, a gennaio il Genoa di mister Shevchenko necessita di una profonda rivisitazione tecnica. Il valore visibilmente mediocre della squadra inquieta i tifosi rossoblù, tuttavia l’impatto emotivo suscitato dall’avvicendamento in panchina dopo il pareggio di Empoli deciso dal canterano Flavio Bianchi può svegliare il temperamento dello spogliatoio del Grifone fino a limare qualche decimale di differenziale tecnico sofferto con la Roma di José Mourinho. «Storicamente il Genoa ha sempre messo in campo aggressività e una carica speciale. Dobbiamo crescere sotto l’aspetto mentale» ha spiegato chiaramente Shevchenko in conferenza stampa. Servono i tifosi, serve lo stadio. Ma anche una squadra e un settore giovanile. La rifondazione del Genoa inizia dalle tre S.

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