Genoa, una vittoria con lo Spezia per cambiare il vento della critica

Ballardini deve ripartire dai concetti base che hanno permesso la risalita in classifica

1426
Ballardini Strootman Genoa
Le indicazioni di mister Ballardini, Strootman ascolta (foto di Genoa CFC Tanopress)

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Genova è notoriamente una città di vento il cui spirare ribalta le condizioni climatiche anche nello spazio di pochi minuti. Su per giù, rischia di essere così anche per Davide Ballardini, autore di una rianimazione in corsa che ha pochi precedenti nella storia della Serie A. Sono sufficienti, però, una breve serie di partite non all’altezza delle precedenti per registrare il cambio di registro, tra interrogativi e lo spuntare di qualche riserva, tra dubbi che prendono il posto delle granitiche certezze. Così anche per il capo tribù Ballardini, ancora amato incondizionatamente dalla larga maggioranza dei tifosi del Genoa, c’è il brivido del mugugno, esercizio libero nella città del vento, alle cui prime folate che non cagionano malanni occorre rispondere alzando il bavero e proteggersi. Non si sa mai che l’aria di fessura diventi tormenta impetuosa in primavera. Genova, da questo punto di vista, è come Las Vegas: tutto può succedere.

Il Genoa ha giocato un brutto secondo tempo con il Benevento, avversario tecnicamente modesto, primordiale e approssimativo nel difendere e con un rosa qualitativamente inferiore a molte alte squadre del torneo. Prima un regalo di Radovanovic, compensato da Barba per non sentirsi inferiore all’omologo serbo, poi un dono al neo peruviano Lapadula incartato con fiocco dall’intera difesa rossoblù, messa in scacco dal lancio chiolometrico di Viola: a mente dei più, una fotocopia della marcatura di Vlahovic – fiondata di Pezzella, difensore di mestiere, posto al di qua della metà campo – nell’utimo scontro diretto con la Fiorentina. Quanto basta per comprovare l’ormai monotona ripetitività delle partite della Serie A ma anche la reiterazione, a tratti periferica al sadismo più efferato, dei medesimi errori della formazione di Ballardini.

Contro lo Spezia, a pari punti nonostante una spiccata identità di gioco, servirà una prestazione maiuscola per buona parte dei novanta minuti, come da tempo il Genoa non riesce a mettere in campo. La risalita in classifica è stata dispendiosa, ha prosciugato molte energie psicofisiche e forse adesso sta presentando il conto a uno spogliatoio agée, sceso in campo col Benevento in modo piuttosto teso come ammesso da Ballardini e Pandev, con le gambe pesanti ma non di certo impaurita dal momento che recita una sola vittoria – contro il Parma penultimo – nelle ultime undici partite di campionato. Occorre necessariamente ripartire dai concetti base professati dal restauratore di Ravenna al momento del conferimento del suo quarto mandato genoano, avvenuto proprio un girone fa con sette punti in classifica: qualità della fase difensiva, che non è verrou ma coerenza con le caratteristiche della rosa, fatica e lucidità con la palla. Il Genoa ha l’opportunità di vincere cambiando una volta per tutte il giro del vento su Genova.

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.