Il Genoa rovina tutto in quarto d’ora di confusione

Un quarto d'ora di follia dove non c'era razionalità ma tanta anarchia. Grifone in confusione nel secondo tempo

929
Genoa Kouamé Sepe
Il gol di Piatek contro il Parma visto dalla prospettiva di Kouamé e Sepe (foto di Genoa CFC Tanopress)
Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Il vizio di spegnere il cervello non è stato domato dal Genoa. A Reggio Emilia come contro il Parma: gli indizi adesso sono due, oltreché gravi, precisi e concordanti. Chi parlava di casualità dopo Sassuolo dovrà per forza ricredersi. Un quarto d’ora di follia dove praticamente si è visto di tutto: il Parma ne ha fatti tre con facilità irrisoria, il Grifone ne ha sbagliati due. Non c’era razionalità ma tanta anarchia in quello spezzone di partita irrimediabilmente contraddistinto da errori e, ancora una volta, da superficialità. Ci vorrebbe un’analista per capire cosa succeda al Genoa in tali frangenti.

Un quarto d’ora che rovina tutto. Soprattutto l’inizio di sola marca rossoblù. Squadra corta e alta di baricentro, aggressiva e veloce ad attaccare l’area di rigore con molti uomini. Un Genoa convincente, anche dopo il pareggio di Rigoni. Ed è al 24′ che si materializza l’episodio chiave della partita: Piatek stacca di testa, la palla colpisce il palo ma non varca del tutto la linea di porta. La tecnologia GLT ha una tolleranza di due centimetri, circa: inutile scavillare, altrimenti non se ne esce. Il Grifo ha avuto l’opportunità di andare sul 2-1 e interrompere il buon momento del Parma, solo che come a Reggio (e con Pandev protagonista) la palla non ha voluto saperne.

Ciò che non ha convinto nel Genoa è la confusione del secondo tempo. Una confusione che probabilmente era nella testa dell’allenatore e, di conseguenza, nelle sue scelte. Ballardini ha provato almeno tre moduli diversi, alzando e abbassando uomini a ripetizione. Il prodotto è stato un aumento entropico della manovra d’attacco. Cento palloni alti buttati in area di rigore, altrettante respinte di testa di Gagliolo e Bruno Alves. Uno stile pedestre facilmente ribattuto dal Parma con il sempreverde contropiede. La sconfitta fa male, nella forma e nella sostanza. Il vizio di spegnere il cervello non è stato domato dal Genoa.

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.