Genoa, rifondazione in atto: Shevchenko è la seconda mossa

Quaranta milioni di euro stanziati da 777 Partners per il nuovo corso tecnico e l'iniezione Irpef

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Blazquez Wander Shevchenko Genoa
Da sinistra Andres Blazquez, Johs Wander e Andriy Shevchenko (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Che ci credano o no, i fedelissimi del manimàn, nel corso dell’attuale stagione il Genoa ha intrapreso una svolta societaria, rectius un’autentica rifondazione necessaria dopo gli ultimi sei anni di stenti sorretti da salvezze miracolose compiute da Ballardini, cui va tributata eterna gratitudine, od episodi da vecchia vivandiera del calcio. Preziosi non è mai più tornato in quota dopo i fatti del 2015, dell’imbarazzante episodio della mancata licenza Uefa che comportò l’esclusione dall’Europa League, conquistata sul campo, e della risoluzione del rapporto di lavoro con Gasperini dettata da motivi egoistici, d’incompatibilità caratteriale, addirittura spinto a Bergamo con un incentivo all’esodo. L’Atalanta è oggi ciò che poteva essere il Genoa ieri, una società modello di statura internazionale – con stadio di proprietà e centro all’avanguardia che non ha nulla da invidiare al “De Toekomst” (significativamente “Il Futuro”) dell’Ajax – fertilizzata dal passato lavoro alacre di Mino Favini, il cui erede è Michele Sbravati.

Persuasi o meno, i fedelissimi del manimàn, dopo dodici partite di campionato la proprietà ispanoamericana, che lunedì riceverà la totalità del pacchetto azionario rossoblù, ha avallato un nuovo corso tecnico che nel triennio costerà ventuno più quattro milioni di euro lordi poiché composto dai costi del lavoro da sostenere per Shevchenko, Ballardini e Maran (entrambi a libro paga fino a giugno), con i rispettivi staff. E questo è un fatto, il secondo dopo il versamento Irpef da quindici milioni di euro. La rifondazione del Genoa è in atto, come ha avuto modo di confermare Joshua Wander, che conosce 777 Partners meglio di chiunque altro poiché ne è il co-fondatore: «Il cambiamento non è facile ma è necessario. Nei prossimi mesi ce ne saranno altri». Giocano a carte coperte, Wander e Blazquez, come hanno fatto abilmente con il nome di Shevchenko, segretato persino alle infallibili faine del calciomercato: accennano a strategie e tecnologie, a investimenti su Genova, ma non svelano il contenuto.

Empoli è uno spartiacque della storia genoana: lo è stato nel 2019, anche per la Primavera di Sabatini che scongiurò la retrocessione soltanto per il fallimento sportivo del Palermo, e lo si è ribadito venerdì sera, beninteso per la prima squadra in uno scenario non così dissimile a due anni fa. Il cambiamento è in atto ma esso richiede tempo che si misura con il calendario e non con il cronometro alla mano. Shevchenko è aziendalmente fiducioso e per le prossime gare di campionato, una più difficile dell’altra fino a Natale, chiama a raccolta i genoani che nell’ultima partita casalinga non hanno raggiunto gli ottomila paganti: «Credo nel futuro del Genoa ma serve quel dodicesimo uomo che mi giocava contro quando scendevo in campo al Ferraris». L’entusiasmo dei tifosi rossoblù è in netta crescita e in controtendenza da ciò che si desume in altre zone della città. Il derby è tra un mese, serve una fase di riscaldamento. Ci perdonino i fedelissimi del manimàn.

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