Genoa, punto d’oro. Prandelli corregge a gara in corso

Il Genoa ha sofferto i cross dalla trequarti della Spal: la matrice del problema è riconducile a Radu che continua a fatica nelle uscite alte e frontali

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Prandelli Hiljemark Genoa
Le indicazioni di Prandelli a Hiljemark (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Per come si era messa, è un punto d’oro. Il Genoa ha resistito alla Spal e a decisioni arbitrali grottesche. Il Var ha suggerito a Pasqua il rigore su Romero, sebbene l’arbitro si sia convinto dopo quasi due minuti di replay: la sensazione è che si sia turato il naso, fatto il segno della croce prima di indicare il dischetto. L’altro errore, poi, è a monte: il cartellino rosso estratto con troppa fretta a Criscito. Il capitano entra in maniera scomposta ma non violenta su Schiattarella; da parte sua, era invece lecito aspettarsi anche una giocata attendista per portare l’uomo verso l’esterno.

A ogni buon conto il Genoa ha reagito da squadra al doppio svantaggio, di uomo e di punteggio. Al solito errore sulla solita palla inattiva (Kouamé perde Petagna a due metri dalla porta) fa da contraltare un lento consolidamento dei reparti. In questo frangente è emersa la bravura e l’esperienza di Prandelli, che non ha sostituito Piatek ma ha dato una sistemata alla posizione dei nove uomini di movimento rimasti a disposizione. Difesa a quattro, centrocampo pure. La Spal ha avuto tre palle gol per passare in vantaggio con dei cross tesi dalla trequarti verso la porta: la matrice del problema è riconducile a Radu che continua a faticare nelle uscite alte e frontali.

Kouamé ha interpretato due, forse tre ruoli nella ripresa. Seconda punta, terzino e tornante di centrocampo. Uomo ovunque, l’ivoriano, che poteva mettere in rete il 2-1: difetto di cattiveria dopo una galoppata di trenta metri palla al piede. Il Genoa ha sfiorato l’incredibile perché ha rischiato di mandare in gol tutto l’attacco della Spal (Antenucci e Floccari, oltre Petagna): interpreti che assieme a Paloschi, in panchina, hanno segnato undici gol in campinato. Tanti quanti il solo Piatek. Ecco perché, per come si era messa, è un punto d’oro.

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