Genoa modello giovanile in Italia: due Under in finale scudetto

Lunedì e martedì doppio trofeo con la Roma: Konko e Ruotolo simboli di genoanità

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Genoa Under 17
Il Genoa Under 17 2020-2021 è in finale scudetto (foto di Genoa CFC Tanopress)

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La finale scudetto raggiunta dal Genoa Under 18 fa il paio con l’omologa della selezione Under 17: ciò che le accomuna è l’avversario, la Roma, a ulteriore testimonianza che le prestazioni possono essere casuali, specie se capitano una tantum, ma non già la programmazione. Il settore giovanile rossoblù, infatti, funziona a meraviglia da quindici anni grazie alla supervisione di Michele Sbravati, dirigente stimato non soltanto entro i confini nazionali, che in tale lasso di tempo ha costruito un’autentica macchina “spara-talenti” che ha reso il Genoa la società numero uno in Italia in termini di calciatori impiegati in Serie A provenienti dal settore giovanile. Quando non improvvisa il Genoa sa fare le cose al meglio, assurgendo a modello nazionale sebbene rispetto all’Atalanta, cattedratica della materia giovanile che fu del maestro Mino Favini, deficiti unicamente per l’assenza di un centro sportivo accentrato rispondente allo stile europeo corrente.

Venti dei quaranta calciatori presenti nelle distinte delle semifinali provengono dalla Scuola Calcio del Genoa, dunque dall’attività di base: un risultato strabiliante tenuto conto di ulteriori fattori avversi come l’asperità del territorio ligure e la densa concorrenza. Il Grifone svetta con due finali in due giorni (28 e 29 giugno) per la prima volta nella sua storia grazie all’Under 17, la leva più talentuosa e completa dell’intero settore giovanile, e l’Under 18, guidate da due buoni forgiatori come Konko e Ruotolo: il marsigliese è alla quarta vita in rossoblù mentre il casertano, primatista di presenze, è alla sedicesima stagione al Genoa tra campo e panchina. Facile intuire che la genoanità sia l’ingrediente fondamentale nella riuscita del lavoro, come testimoniano anche gli altri mister Chiappino, Gervasi, Cipani, Oneto, ecc. Konko, alla sua prima esperienza tecnica a soli trentasette anni, porta in finale con spiccata autorevolezza quelli che un tempo si sarebbero chiamati più efficacemente Allievi del Genoa e che fino a dicembre erano allenati da Murgita, poi salito al Pio assieme a Ballardini. La base era già ottima, Bubu Konko l’ha accompagnata senza stravolgere la precedente strategia.

Opposto è stato il percorso della squadra Under 18, campionato partorito due stagioni fa e che deve ancora eleggere il primo campione d’Italia giacché la pandemia da Covid-19 tranciò la scorsa annata complicando il lavoro di ciascuna società. Il Genoa è arrivato quarto in campionato, con un pizzico di fortuna all’ultima giornata, ma ha bastonato l’Inter, capolista nel girone unico, in una partita a Cesena nella quale è arduo – per non dire inutile dal punto di vista del merito – tentare d’individuare chi tra i ragazzi di Ruotolo abbia giocato sottotono. La qualità di Fossati e Giacchino (savonese portato al Genoa dall’avvocato Strinati), la fisicità e la tecnica di Shali, la corsa di Boci e Vassallo hanno aperto varchi tra i nerazzurri di Chivu: c’è molto altro nella prestazione quasi perfetta dei Grifoncini che potevano anche dilagare nel punteggio, si può parlare anche della personalità e dello spiccato senso di squadra, così la sorpresa è tratta. Nella doppia finale con la Roma serve il profilo basso: i trofei impreziosiscono la bacheca e il lavoro di filiera ma questo Genoa ha già vinto come modello giovanile per l’ennesima volta.

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