L’unità dei genoani da non destabilizzare: l’arma vincente per la Serie B

Scoglio diceva che il Popolo rossoblù può portare in dote una decina di punti

Genoa
La coreografia del Genoa a Venezia (foto di Genoa CFC Tanopress)

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C’è un popolo che è tornato a essere Popolo, maiuscola voluta, da febbraio quando ciascun componente di tale corpus rossoblù ha iniziato a riconoscersi dietro due parole, unite da una congiunzione, che sintetizzano alla perfezione il dna del tifoso del Genoa: “Comunque e Ovunque”. Soprattutto da Venezia, fino al punto di caduta in B di Napoli, il Popolo genoano ha partecipato con grandiosa fierezza – sabato sarà una festa senza sorrisi ma dell’orgoglio ritrovato – a uno stillicidio sportivo iniziato a Verona dopo sette pareggi e una vittoria, serie che ha prosciugato le energie psicofisiche della «migliore rosa degli ultimi sette anni» senza raggiungere la salvezza. L’unità tra i tifosi è perciò il bene più importante da preservare al termine di una stagione nevrastenica, che ha illuso, deluso e lasciato il segno con l’ottava relegazione in B: se il Genoa riuscirà a calare l’unione dei tifosi nella realtà cadetta avrà in dote una decina di punti, come diceva Scoglio che non sbagliava un calcolo.

L’importante, però, è evitare di destabilizzare un ambiente che paradossalmente, e forse per disperata esasperazione, si è ritrovato attorno a un organico prima debole e infine modesto, attorno a un allenatore tedesco – che non parla ma capisce l’italiano e gli italiani – giunto nottetempo a Genova dal Belgio il quale alla peggio chiuderà la sua personale gestione con una media di sedici punti in sedici partite. É grave che mister Blessin abbia fallito l’obiettivo nella stagione della quota salvezza più bassa, seconda soltanto al 2006 quando nell’anno di Calciopoli il Messina si salvò con 31 punti, ma da un punto di vista puramente professionale l’allenatore tedesco non merita di essere destituito anzitempo con prospetti che, a cascata, mancano di rispetto ad altrui personalità. Il Genoa ha uno stile tutto suo che vuole rilanciare dimostrando d’aver imparato la lezione di Shevchenko, un disastro sia mediatico che gestionale.

Tuttalpiù, prima ancora del necessario discorso tecnico, è d’uopo che nelle segrete di Villa Rostan la proprietà americana e i dirigenti chiariscano urgentemente le attribuzioni delle funzioni e dei poteri: che cosa e a chi. É bene che il Genoa ne discuta internamente e non in pubblica piazza, significa che il solitario padrone è lontano dalle leve di comando; è bene che la società ne esca rinforzata con nuovo slancio e senza più situazioni trasversali che intersechino fino al conflitto più piani di competenza. É bene, tuttavia, che il club pervenga a una soluzione definitiva, ossia proseguire con il cambiamento o invece sterzare sulla tradizione, entro i primi di giugno: è esigenza di chiarezza e impellenza verso il gravoso impegno di costruire una squadra dominatrice della B. Servirà una volontà concreta di 777 accompagnata da una pianificazione reale di un Genoa che deve tornare subito in Serie A con la spinta del proprio pubblico tornato a essere Popolo senza più frammentazioni.

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