Genoa, i “legni” sono magici: rossoblù salvati quattordici volte

Sono sette, invece, quelli colpiti dal Grifone in ventitré giornate

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Radu Genoa
Radu salvato dalla traversa (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Da piccolo chiunque ha giocato a “palo, incrocio e traversa” con i propri amici. Un giochino basato su una stipulazione semplice: l’obiettivo consisteva nel colpire i montanti della porta da una certa distanza sommando i punti attribuiti. Di solito vinceva il più bravo, quello che faceva il numero dieci in campo. Sembra un passatempo ma questo gioco affina la tecnica di base, ossia il bagaglio a piedi che accompagna il bambino, poi il ragazzo e infine l’uomo calciatore. Se la classifica di Serie A basasse il suo punteggio sui legni colpiti o subiti, il Genoa sarebbe già a quota scudetto.

Il Grifone è stato salvato dai legni magici ben quattordici volte in ventitré partite. Una media altissima che fortunatamente non aggrava il computo della fragile fase difensiva rossoblù. Che registra quaranta palloni entrati alle spalle di Radu e Marchetti. É normale e logico, insomma, che Prandelli vada alla ricerca del doppio equilibrio: mentale e tattico. Una ricostruzione lenta, dopo le macerie ereditate a dicembre; un percorso obbligato per riscoprire il gusto di difendere bene. Se la porta del Genoa è restata inviolata solo tre volte in stagione (Bologna, Chievo e Fiorentina) un motivo ci sarà.

Una volta i portieri baciavano i pali (Pagliuca a USA ’94) oppure taluno, come Fernando Coppola, gli incollava il santino della Madonna di Loreto. Calcio romantico, impossibile che torni. Se Radu dovesse soltanto strizzare l’occhiolino ai legni magici che l’hanno salvato, la sua fidanzata dovrebbe seriamente preoccuparsi per la tenuta della relazione. Ma dopotutto la fortuna è una componente imprescindibile nello sport come nella vita, e una volta tanto che il Genoa non può (e non deve) lamentarsi è giusto prenderla con britannica ironia. Con un sorriso. Come quando da piccoli finiva la partita a “palo, incrocio e traversa” e vinceva sempre il più bravo.

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