Genoa in trionfo, il derby torna tuo (al momento giusto)

La bomba su rigore di Criscito, il gol di Lerager: il Grifone colora la Lanterna

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Genoa derby
Il Grifo vince il derby di luglio (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Calciala, capitano. Quella è la palla che tutti i genoani vorrebbero spingere in porta assieme a te. Calciala così, potente sotto la traversa. Quasi a sradicare la rete sotto la Sud. Calciala, Lerager. Occasioni simili non capitano due volte nella vita. Calciala così, precisa sul primo palo, senza incrociare perché Audero non aspettava altro di tuffarsi dall’altra parte. Copione diverso, il Genoa entra in scena e – soprattutto nel secondo tempo – recita un monologo più convincente del primo atto a tratti blucerchiato. Il derby è rossoblù quattro anni dopo il 3-0 di Suso e Pavoletti: furono palle di cannone che per poco non affondarono nuovamente la Sampdoria. Stavolta è solo un uno-due pugilistico che stende moralmente gli avversari e rilancia le ambizioni salvezza che a gennaio apparivano utopia.

Nel Genoa operaio di Nicola, tapullato a gennaio per scongiurare la retrocessione, si prendono la copertina due manovali della rosa: Lerager e Jagiello. Il primo ha giocato poco, il secondo mai. Le motivazioni non mancano a nessuno dei due. Il danese, ormai da un anno e mezzo in rossoblù, ha sempre faticato a ritagliarsi un ruolo primario. Mezz’ala di quantità, sì, ma di gol pochi. Il polacco, poi, è sbocciato soltanto nelle ultime due partite: decisivo con il Lecce, solleticatore di emozioni nel derby. Infatti Jagiello ha lasciato il segno in entrambi i gol genoani: prima propizia l’inserimento di Pandev, scalciato malamente da Colley, aprendogli un varco in area di rigore, poi sradica dai piedi di Bereszynski il pallone del definitivo vantaggio.

É stato un derby godibile, sicuramente agevolato dalla più confortevole posizione in classifica della Samp che le ha dato l’opzione di un approccio più sereno e meno nevrotico del Grifo. Un derby inizialmente lento, rockeggiante nel finale. Un derby che non entrerà nelle antologie ma solo negli almanacchi perché orfano di pennellate d’artista. Chissà come sarebbe stato con trentamila persone assiepate attorno al prato verde di Marassi e non dietro a uno schermo? Chissà cosa avrebbero detto tutti quanti quando Criscito si è presentato sul dischetto del rigore? Calciala, capitano.

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