Genoa, dalla mossa allenatore a un mercato europeo in secca

Crescono le quotazioni per un nuovo anno con mister Ballardini in panchina

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Genoa Preziosi Ballardini
La stretta di mano tra Preziosi e Ballardini (foto di Genoa cfc Tanopress)

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La prima scelta del nuovo Genoa non può che ricadere sull’allenatore. Archiviato il discorso salvezza, la palla passa al presidente Preziosi che deve orientare la costruzione della squadra rossoblù, a cominciare dalla guida tecnica: il resto, ossia le linee guida di mercato e le relative scelte, viene di conseguenza con logicità e coinvolgimento delle parti, dal mister alle ulteriori componenti societarie. Come accade da almeno cinque stagioni, il Genoa non si lancerà in spese folli o investimenti altolocati giacché il perdurante periodo di contrazione economica, neutralizzabile nel breve con la riduzione di qualche punto percentuale del costo del lavoro, presenterà presto un salasso al calcio mondiale: vedere per credere la realtà Inter, società campione d’Italia obbediente alle direttive scaturenti dal Partito Comunista cinese e di recente caduta in pegno a un fondo speculativo americano nella totale incapacità di conferire garanzie tecniche a Conte.

Il calciomercato che verrà a tormentare l’estate di ciascun tifoso sarà meno “mercato”, a causa della scarsa liquidità dei club, e più “calcio-centrico”, almeno è auspicabile, attraverso le competenze e la nobile arte della contrattazione. Se da un lato i flussi monetari dell’Eurozona del calcio sono in secca è altamente preventivabile, dall’altro, che le trattative subiranno una corposa accelerata verso le risoluzioni a titolo temporaneo, magari con maggiori passaggi in camera di compensazione posticipati di un biennio. Si aggiunga, infine, la necessità pressoché generalizzata di conseguire plusvalore (Raiola-Milan dente lupus) per ammorbidire di anno in anno il conto economico del bilancio. Il Genoa si muoverà sulla falsariga dell’ultimo lustro per assemblare una rosa che tecnicamente non dovrà essere inferiore a quella vista all’opera nell’ultima stagione, pena il rischio capitale: non incanti la sirena del meritato undecimo posto conseguito all’ultima giornata poiché nell’era A.S., ossia Ante Strootman, il Grifone era penultimo sotto Natale.

Se sarà Ballardini il tecnico genoano dell’anno venturo, periodo ipotetico necessitato dalla magmaticità della contrattualistica del calcio, diventa primario risolvere il dubbio legato al modulo per dare un’identità precisa alla squadra in campo: nelle ultime partite il tecnico di Ravenna ha virato con decisione verso la difesa a quattro, quantomeno per due terzi di gara, e un triangolo offensivo piuttosto mobile con Pandev e Shomurodov elementi fissi, Destro, Pjaca e Scamacca in rotazione. A prescindere dalle nuove caratteristiche della rosa che sarà verosimilmente rivisitata a fondo, dopo il canto del cigno a Cagliari, il 3-5-2 non è un vecchio arnese arrugginito tuttalpiù una risorsa tattica – non solo d’emergenza ma anche di mantenimento del risultato favorevole – cui il Genoa può fare affidamento, soprattutto se la nuova stagione si rivelerà più difficile delle previsioni. La prima mossa di Preziosi, però, non può che ricadere sull’allenatore.

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