Genoa, con Nicola una crescita che va oltre i numeri

Sono gli occhi dei giocatori il dato saliente della rivoluzione del tecnico valdese

1794
Nicola Genoa
Le istruzioni di Nicola (foto di Genoa CFC Tanopress)
Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Una volta tanto non è la glacialità dei numeri e della statistica a dare la dimensione della crescita di una squadra di calcio. Davide Nicola è l’artefice principale della rinascita del Genoa, anche se non gli piace sentirselo dire per una questione d’intangibilità del collettivo. Il Grifone ha un carattere e un’identità da battaglia, nel pieno rispetto della tradizione rossoblù: virtù che lo rendono ora un avversario da rispettare e non più equivalente di tre punti facili. Il tecnico valdese ha riesumato una squadra all’ultimo posto in classifica, in caduta libera, issandola passo dopo passo a un punto dalla salvezza.

Otto partite, undici punti: tanti quanti realizzati da Andreazzoli e Thiago Motta. Undici gol subiti (a differenza dei venti e dei quindici dei colleghi predecessori), tre volte la porta inviolata, cinque uomini diversi in gol, a secco solo contro la Fiorentina grazie a un Dragowski monumentale. E non si dica che mister Nicola sia un contropiedista puro, per due ragioni: innanzitutto, il suo Genoa ha segnato cinque dei dodici gol a coronamento di un’azione manovrata. Inoltre, l’aumento dei calci di rigore a favore – già cinque in otto gare – è sintomo di ripopolamento dell’area avversaria: i rossoblù attaccano con più uomini l’ultimo quarto di campo.

Sono gli occhi dei giocatori il dato saliente della rivoluzione di Nicola. Prima spenti, oggi più vivi che mai soprattutto quando la partita assume una piega sfavorevole al Genoa. Lo spogliatoio sa lottare a inerzia contraria, senza disperarsi o farsi travolgere dal precipitare degli eventi: e le prove di questa nuova attitudine sono le reazioni agli svantaggi con l’Atalanta e la Lazio o alla tenuta stagna del risultato manifestata contro il Cagliari. Un Grifone diverso, che strappa applausi anche quando perde perché fa trasparire sacrificio e fiducia. E per questo non c’è bisogno della glacialità dei numeri.

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.