Genoa, buon primo tempo: lo Zenit vince con la tecnica negli spazi

Ha convinto di più il Grifo con Bessa e Romulo in mezzo al campo e il duo Medeiros-Pandev dietro a Piatek. Da rivedere le palle inattive e gli esperimenti della ripresa

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Piatek Genoa
Piatek in contrasto (foto di Genoa CFC Tanopress)
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Lo Zenit ha vinto, il Genoa ha perso. Venendo alle cose importanti della partita di Neustift, amichevole di lusso giocatasi allo Sportplatz, la squadra di Ballardini ha tenuto il campo contro una formazione che si sta preparando per giocare in Europa. Due volte in vantaggio con merito, il Grifone si è fatto acciuffare altrettante volte dai russi, finendo per capitolare in un finale di gara monocorde. Due formazioni rossoblù, una per tempo: la prima migliore della seconda perché tutti gli interpreti erano nel loro ruolo naturale. Nella ripresa, spazio a qualche invenzione del tutto legittima a metà luglio e con ventinove uomini al seguito.

Ha convinto di più il Genoa con Bessa e Romulo in mezzo al campo e il duo Medeiros-Pandev dietro a Piatek. Da rivedere le palle inattive e la disposizione con Galabinov prima punta e due seconde punte come Lapadula (grande gol di testa, quello del 2-1) e Raul Asencio; Mazzitelli non ha giocato nemmeno un minuto a causa di un affaticamento muscolare. Nel primo tempo è sembrato che Ballardini lasciasse ruotare la leadership del centrocampo: prima Romulo e poi Bessa si alternavano nel ruolo di metodista, sicuramente meglio l’ex juventino che con tutte le probabilità sarà il rigorista rossoblù anche nelle partite ufficiali.

Lo Zenit ha legittimato la vittoria non solo con tre gol, due pali e una traversa, ma anche con la tecnica negli spazi. Il 3-2 è un piacere per gli occhi che inizia dallo scavetto di Noboa in faccia a uno spaesato Rossettini e finisce sul petto-e-sinistro-al-volo di Daler Kuzyaev, classe ’93. Niente da fare per Russo, un portiere che per ironia della sorte ha nel suo cognome la lingua dei vincitori. La squadra di Semak si è rivelata dura più di una sella di un cosacco e mai doma – a giudicare anche dagli interventi sull’uomo – sebbene la partita equivalesse a un’amichevole.

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