Gazzetta dello Sport, Gasp: “Quel Genoa-Juve, con Burdisso su Tevez…”

Il tecnico di Grugliasco racconta la sua difesa a tre

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Gian Pietro Gasperini tecnico del Genoa dà indicazioni durante Genoa-Chievo del 2015 (Foto Gabriele Maltinti/Getty Images)
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Intervistato da Luigi Garlando sull’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, l’ex tecnico del Genoa Gian Piero Gasperini ha parlato del momento attuale della sua Atalanta, di Pavoletti (“Fortissimo, il miglior centravanti italiano“) e degli sviluppi moderni del calcio (“In futuro i portieri saranno scelti più per i piedi più che per le mani”) tracciando un bilancio sulle sue idee e sul loro rendimento: “Io al Genoa ho fatto 70 punti, all’Atalanta 72. Mi piace vincere, ma quello che conta di più è giocare bene. La vera soddisfazione è vedere la gente in delirio, e poi i giocatori crescono in autostima, si convincono, ‘posso farlo'”.

Marcatura tutto campo e difesa a tre importate nel provincialismo, certo, ma il tecnico di Grugliasco ha confidato di aver modificato i dettami insegnati da Ajax e Barcellona: “L’illuminazione al Genoa mi venne al Genoa da Burdisso, marcatore fortissimo. Fino ad allora la superiorità numerica in difesa era un dogma. In un Genoa-Juve lasciai Burdisso e De Maio contro Tevez e Llorente, fecero un partitone. Guadagnavo un uomo per la manovra, valeva la pena di rischiare. I difensori dell’Atalanta che attaccano sempre nascono da quell’intuizione. Il calcio cambia, parlare di numeri, di difesa a 3 non ha senso. Contro un tridente a tre posso difendere a 4 e impostare a 3. Contano i principi, non i moduli. E così per le ali, un tempo ne tenevo due larghe. Poi al Genoa arrivò Suso che non era Sculli e gli chiesi di convergere come fa nel Milan e come fa Gomez, che si alterna con Ilicic al centro”.

 

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