Federsupporter: «Lo scudo penale per i medici sportivi? La legge non lo consente»

Il presidente Parisi: «Non è quindi una “sorta” di responsabilità illimitata, ma una responsabilità che deriva dalle norme e coinvolge tutti i soggetti dell’organizzazione aziendale e societaria»

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Alfredo Parisi, presidente di Federsupporter

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Su tutti i giornali si stano sviluppando le polemiche intorno al “ non gradimento” da parte della Lega Serie A del “nuovo protocollo FIGC”, redatto in linea con Le linee guida ministeriali predisposte sulla base del Rapporto del Politecnico di Torino. 

Mi permetto, in proposito, di far rilevare l’errata (volutamente?) tempistica dell’assemblea di Lega del 13 maggio e l’inopportunità della conseguente delibera: “Per quanto riguarda la ripresa dell’attività sportiva è stata indicata, in ossequio alle decisioni del Governo e in conformità ai protocolli medici a tutela dei calciatori e di tutti gli addetti ai lavori, la data del 13 giugno”.

Infatti, tale delibera è stata assunta né sulla base di un protocollo predisposto dalla FIGC, né ha tenuto conto dei protocolli medici riportati nelle richiamate Linee Guida ministeriali.

Il Protocollo FIGC, di cui non si conosce il testo ma unicamente stralci riportati dai giornali, è stato pubblicato successivamente (cfr. per tutti “Il Corriere dello Sport”, 14 maggio 2020, “Protocollo completato in base alle indicazioni ricevute dal CTS”, di Alessandro Ramazzotti, pag. 6 ).

Ne consegue, che la data della ripresa non avrebbe potuto essere deliberata da un soggetto privato, dipendente dalla FIGC, ma solo ed unicamente successivamente all’analisi ed approvazione o meno del nuovo protocollo da parte della Lega stessa.

Una intempestività, evidentemente dettata dalla fretta di invocare il “rispetto delle scadenze di pagamento previste dai contratti” con i broadcaster.

Quanto sopra, trova conferma nel rifiuto, successivo, di alcune delle condizioni poste dal CTS:

  1. La quarantena che riguarderebbe tutti i componenti la squadra tipo;

  2. La responsabilità penale dei medici;

  3. Il ritiro di 14 giorni, in isolamento, precedenti l’inizio degli allenamenti di squadra.

Di tutte queste condizioni, peraltro, richieste dal CTS, al quale hanno partecipato n. 10 Professori esperi nelle discipline medico-scientifiche biomediche e della medicina sportiva, oltre ai servizi ed uffici del CONI e del CIP, credo sia opportuno chiarire, ancora una volta, l’irrazionalità della richiesta avanzata dai medici sportivi attraverso anche la loro Associazione (LAMICA), relativo alla responsabilità penale.

Sarebbe stato sufficiente leggere, a pag. 9 del citato Rapporto del Politecnico di Torino, il paragrafo “Normativa in materia e atti di indirizzo e riferimento” che richiama espressamente le tutele legislative (Decr.lgs del 9 aprile 2008, n. 81, Testo Unico per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; Decreto lgs n 231 del 2 giugno 2001, Responsabilità amministrativa delle imprese) e codicistiche (art. 2087 CC , Tutela delle condizioni di lavoro) in favore dei lavoratori.

Il principio della responsabilità penale, quindi, scaturisce da tutta la normativa a tutela dei lavoratori, di tutti i lavoratori, compresi i “signori del calcio” che, è bene rammentarlo, sono comunque lavoratori subordinati.

Responsabilità che non è diretta conseguenza della pandemia che ha sconvolto il mondo ed in particolare il mondo del calcio, bensì scaturisce da una norma, grande conquista del mondo del lavoro.

Leggere oggi che “il passaggio che preoccupa gli staff sanitari della A: ai medici viene riconosciuta una sorta di responsabilità illimitata, senza scudo in caso di un componente del gruppo squadra” (cfr. La Gazzetta dello Sport, 15 maggio 23020, pag. 5) è demoralizzante.

Significa ignorare la legge, una legge che governa da anni il mondo del lavoro. Non è quindi una “sorta” di responsabilità illimitata, ma una responsabilità che, come più volte in questi ultimi giorni illustrato da Federsupporter, deriva dalla legge e coinvolge tutti i soggetti dell’organizzazione aziendale e societaria.

Ciò che preme sottolineare è che la Lega Serie A non può godere, specie per quanto attiene al delicato settore della salute, di corsie preferenziali e/o trattamenti diversi da quelli seguiti e messi in atto da tutte le altre società per azioni, con conseguenti “ciambelle di salvataggio” di dirigenti apicali e/o dipendenti, ivi compresi i medici sociali, di fronte ad obblighi e responsabilità chiaramente definiti legislativamente a livello generale .

Alfredo Parisi

Presidente Federsupporter

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