Federsupporter: il taglio degli stipendi dei calciatori è una strategia estremamente riduttiva

L'avvocato Massimo Rossetti: «La contestazione mossa dall’Associazione Italiana Calciatori, in ordine al suo mancato coinvolgimento nella decisione assunta dalla Lega Serie A è, pertanto legittima»

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Le decisioni dell’Assemblea di Lega Serie A (Comunicato Ufficiale n. 49 del 6 aprile) relativa al contenimento del costo del lavoro, mettono in luce ciò che da anni (cfr. Report 2015 diretto alle Istituzioni preposte allo sport del Governo dell’epoca) Federsupporter va sostenendo: la ricostruzione “a fundamentis” del sistema calcio.

L’affermazione centrale del Comunicato che i Club sostengono “ingenti perdite per garantire il futuro del calcio italiano”, appare quantomeno “napoleonica”, se si tengono presenti le risultanze del Report 2019 della FIGC.

I dati confermano, prima di ogni altra cosa, la sottocapitalizzazione di un sistema, che presenta, a livello aggregato delle tre Leghe, un patrimonio netto di € 490 mln contro un indebitamento esterno di € 4,3 miliardi: cioè a fronte di ogni euro di capitale il sistema presenta circa 9 euro di indebitamento esterno.

In queste condizioni, trovare solo nella diminuzione del costo del lavoro, che rappresenta circa il 64 % del totale costi, una azione diretta ad incidere sul contenimento dei costi, mi sembra una strategia estremamente riduttiva.

L’esperienza vissuta nel mondo bancario, in occasione di provvedimenti emergenziali di crisi d’impresa, mi permette di rilevare che, oltre ad interventi mitigatori del costo del lavoro, si propongono concorrenti forme di interventi: di ricapitalizzazione da parte degli azionisti; di semplificazione degli assetti organizzativi e di struttura; oltre ad una ben definita strategia di uscita dalla crisi.

Orbene, di tutto ciò non c’è traccia alcuna nella delibera assembleare; quale “strategia” di contenimento delle perdite c’è solo “la diminuzione del costo del lavoro”.

Mentre sugli aspetti strettamente giuridici della questione si rimanda alla Nota in calce dell’Avv, Rossetti, ritengo che. qualunque intervento di fondo per il sistema calcio, ad iniziare dal costo del lavoro, non possa che vedere intorno ad  uno stesso tavolo sedere i rappresentanti dei datori di lavoro (Leghe – e non solo Serie A-  e FIGC) e dei lavoratori (AIC) che, anziché criticare, peraltro, a mio avviso correttamente, la decisione della Lega Serie A, dovrebbe proporre, anch’essa, una ipotesi di lavoro sulla quale dialogare.

Alfredo Parisi

Presidente Federsupporter (cell. da non pubblicare 335 526 0968)

 

Ancora sui tagli agli stipendi ai calciatori

La Lega Calcio Serie A, riunitasi ieri, 6 aprile, con riferimento alla sospensione dell’attività calcistica a causa della pandemia da coronavirus, ha deciso  “ una riduzione pari a 1/3 della retribuzione totale annua lorda ( ovvero 4 mensilità medie onnicoprensive) nel caso non si possa  riprendere l’attività sportiva  e una riduzione di 1/6 della retribuzione totale annua lorda (ovvero 2 mensilità…) qualora si  possano disputare nei prossimi mesi le restanti partite della stagione 2019/2020”. A questa decisione ha fatto riscontro un dura presa di posizione dell’A.I.C. con le parole del suo Presidente Tommasi, “C’è schizofrenia.”

Ciò premesso, ritengo opportuno ed utile ribadire alcuni concetti, già espressi in precedenti Note, apparse su www.federsupporter.it, con l’aggiunta di ulteriori considerazioni.

Il contratto tra società di calcio e calciatori, a prestazioni corrispettive, ricade sotto la disciplina dell’art. 1464 CC; norma secondo la quale, in caso di impossibilità parziale della prestazione di una parte, dovuta a forza maggiore, l’altra ha diritto ad una corrispondente riduzione della prestazione dovuta.

In applicazione di tale norma, allorché un’impresa, per un fatto del tutto imprevedibile e fortuito, quale, per esempio, una calamità naturale o, come nella fattispecie, una pandemia, sia costretto a sospendere la propria attività, ha il diritto, per tutta la durata della sospensione, di non corrispondere le retribuzioni ai propri dipendenti.

Pertanto, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1464 CC, le società di calcio professionistiche, datori di lavoro, avrebbero il diritto ex lege di non corrispondere ai propri calciatori le retribuzioni dovute per l’intero periodo in cui l’attività calcistica è rimasta e rimarrà sospesa.

Naturalmente, poiché il diritto di cui sopra non rientra tra quelli indisponibili, ciascuna società è, e sarà, libera di regolarsi come ritiene più opportuno nei confronti dei propri dipendenti calcistici, magari come hanno già fatto alcune società o si prestano a farlo altre, avvalendosi, solo in parte, di quel diritto, mediante accordi raggiunti individualmente con i propri calciatori.

Alla luce di quanto precede, non vi sarebbe, dunque, alcuna necessità di stipulare un accordo collettivo nazionale, onde procedere ai tagli in parola, tra le Leghe Calcio. La FIGC e l’A.I.C.

Un dubbio in tal senso, però, potrebbe nascere per il fatto che la legge 91/1981 prevede che il contratto individuale, intercorrente tra la società sportiva professionistica e lo sportivo professionista, deve conformarsi all’accordo collettivo stipulato dalle Federazioni Sportive nazionali e i rappresentanti delle categorie interessate, non essendo consentite clausole del contratto individuale peggiorative di quelle collettive che vengono, automaticamente, sostituite di diritto dalle prime.

Si potrebbe, sotto questo aspetto, dubitare del fatto che senza un accordo collettivo nazionale tra le Leghe Calcio, la FIGC e l’AIC gli accordi tra le single società e individualmente i propri calciatori per la riduzione degli stipendi , siano conformi al suddetto dettato normativo.

Ciò anche tenuto conto che la legge 91/1981, in quanto lex specialis, potrebbe essere ritenuta di prevalente applicazione rispetto alla norma generale ex art. 1464 CC.

E’ da tener presente, altresì, che nei casi di sospensione dell’attività produttiva per causa di forza maggiore o nei casi di crisi aziendale per richiedere l’intervento della C.I.G., ordinaria o straordinaria, è previsto il previo coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori interessati, a livello aziendale o, in mancanza, a livello nazionale.

La contestazione mossa dall’A.I.C. in ordine al suo mancato coinvolgimento nella decisione assunta dalla Lega Serie A è, pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, legittima.

Sarebbe, quindi, preferibile che la riduzione degli stipendi fosse uniformemente disciplinata da un accordo collettivo nazionale tra le Leghe Calcio, la FIGC e l’A.I.C.

Avv. Massimo Rossetti

Responsabile Area legale Federsupporter

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