ESCLUSIVA PG, SBRAVATI: «Viareggio, fascino unico. Che numeri, quelli delle ragazze rossoblù»

«I centri federali devono allargare la base dei calciatori e formare i tecnici» spiega il deus ex machina dei giovani del Genoa

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Michele Sbravati (da genoacfc)
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La Primavera che marcia verso la semifinale al Viareggio. L’Under 15, 16 e 17 che rincorrono i play-off scudetto. E il femminile in grande crescita. Fiorisce (come ogni anno) la filiera del Genoa. Pianetagenoa1893.net ha intervistato in esclusiva Michele Sbravati, responsabile del settore giovanile rossoblù.

La Primavera di Sabatini ha una storia straordinaria: dal penultimo posto in campionato alla semifinale al Viareggio. «Il percorso conferma la crescita del gruppo nel girone di ritorno. Merito al mister e al suo staff che hanno capito come migliorare le prestazioni individuali e la compattezza di squadra. Adesso incrociamo le dita per raggiungere la finale. Il Viareggio ha meno qualità di una volta ma il fascino resta unico».

Sbravati, il futuro del Genoa è al sicuro con le varie Under? «Sono formazioni competitive: infatti tutte quante sono in piena corsa play-off. Il nostro obiettivo è formare calciatori, senza la pretesa di lanciare un Pellegri all’anno, e tentare di vincere un trofeo. Sono certo che nelle leve dal 2002 in giù, al di là del piazzamento finale, ci siano dei potenziali professionisti».

Il movimento femminile è in crescita. «E’ evidente, l’Italia sta prendendo la scia europea. Faccio i miei complimenti a Santo Bignone che in questi anni, assieme a Francomacaro e al comparto dei tecnici, ha costruito le basi per una futura prima squadra con grandi numeri. Le risultanti di pubblico sono impressionanti: ad esempio ieri Juventus-Fiorentina ha portato 39mila persone allo Stadium. L’espansione del femminile deve suggerire al Genoa maggiore attenzione alle strutture».

Fosse Ministro dello Sport, come ridisegnerebbe il rapporto scuola-sport? «Tale binomio, negli altri paesi d’Europa, ha comportato una crescita di entrambi i settori. Purtroppo la cultura italiana non aiuta la figura dello studente-sportivo tra i 13-18 anni: dobbiamo capire che si può coniugare il profitto curriculare al successo in campo. I centri federali di Francia e Germania sono partiti dal dialogo con l’ordinamento scolastico; quelli italiani, introdotti dalla riforma Tavecchio, sono diversi, funzionano ma per funzionare meglio dovrebbero includere più calciatori dilettanti e formare anche i tecnici».

Alessandro Legnazzi

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