ESCLUSIVA PG, STRINATI: «Genoa, Ballardini uomo giusto. Consigliai Nedved e Poborsky a Spinelli»

«Lammers? Il Grifone lasci perdere e punti su un rilancio, magari Pietro Pellegri» spiega l'avvocato genoano

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Genoa Strinati Thiago Motta
Claudio Strinati

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Mancano tre giorni al debutto del Genoa in Serie A contro l’Inter. Pianetagenoa1893.net ha intervistato in esclusiva l’avvocato genoano Claudio Strinati.

Avvocato Strinati, partiamo dal suo passato di agente sportivo: ai suoi esordi il procuratore era un professionista defilato, ora invece egli recita un ruolo sovrastante. «Innanzitutto sono onorato di concedere questa intervista, che peraltro corrisponde al suo cinquemilesimo articolo firmato per Pianetagenoa: un gran traguardo. É vero, un tempo l’attività dell’agente sportivo era meno invadente e meno incisiva nel decidere il destino di un calciatore: oggi le società collaborano con tali figure, lo si vede nelle commissioni sempre più crescenti che compaiono nei bilanci dei club. Ciò non è necessariamente un male, bensì il segno che i tempi, e parimenti i rapporti giocatori-agenti, sono profondamente cambiati. Taluni affari, come ad esempio il trasferimento di oltre cento milioni di euro di Lukaku al Chelsea, accontentano le parti, fuorché i tifosi».

Tra le figure storiche del Genoa con chi collaborava meglio? «Spartaco Landini è stato prodigo di consigli nei miei riguardi. Anche Riccardo Sogliano, con qualche bacchettata che ancora ricordo, e Aldo Spinelli mi hanno fatto crescere. Il presidente, però, aveva un difetto: s’innamorava facilmente dei propri calciatori e per chi gestisce un’azienda sportiva è un punto debole. Non ho grossi rammarici in carriera, forse il solo fatto di aver sfiorato la procura di Giuliano Giannichedda che fece una grande carriera. Solo una volta, però, il Genoa non mi diede ascolto…».

In che occasione? «Proposi a Landini e Spinelli di contrattualizzare due ragazzini della Primavera dello Sparta Praga che vidi giocare nelle mie numerose trasferte in terra ceca: costoro rispondevano ai nomi di Pavel Nedved e Karel Poborsky, esplosi definitivamente al successivo Europeo in Inghilterra nel 1996. Entrambi si potevano acquistare con un proverbiale “piatto di lenticchie”, ma la loro perdurante condizione di lavoratori extracomunitari raffreddò la volontà della dirigenza genoana».

Dopo le esequie parigine al Fair Play Finanziario, e in un mercato interno bloccato anche dall’indice di liquidità, secondo lei assume ancor più valore il ruolo dei settori giovanili? «Il vivaio dovrebbe essere il pane di ciascuna società sportiva, a maggior ragione se serve per la sostenibilità economica. Il settore giovanile del Genoa è gestito da Michele Sbravati, un professionista che definisco l’Eddy Merckx dei dirigenti: è il più bravo in Italia, per distacco. La sua lista dei talenti scoperti è innumerevole e, per sommi capi, annovera Criscito e Kallon, El Shaarawy e Serpe, Bianchi e Cambiaso. Tuttavia, non ogni ragazzo riesce nel salto in Serie A ma ho a mente tanti calciatori (Ragusa, Improta, ecc.) che hanno giocato a buoni livelli anche in cadetteria o in C».

Ballardini è l’allenatore giusto per lavorare con i giovani? «É un uomo molto equilibrato, che ormai conosce le regole che governano il calcio. Va aiutato, spinto, e non demolito alla prima o alla seconda sconfitta che capiterà in stagione: ha salvato il Genoa quattro volte, non ha più bisogno di dimostrare il proprio valore e l’attaccamento ai colori rossoblù. Ballardini rappresenta la giusta sintesi tra l’esigenza societaria di fare cassa e le minime garanzie tattiche per non sbagliare la stagione. Il mister sa lavorare rispettando le scelte dei dirigenti, anche in silenzio, e, al contempo, di trovare un equilibrio di spogliatoio tra giovani e senatori».

Le piace la forma che sta assumendo il nuovo Genoa? «La rosa ha bisogno di alcuni ritocchi che presumo arriveranno nell’ultima settimana di calciomercato. La società sta cercando profili di esperienza, non troppo avanti con gli anni ma comunque mossi dalla voglia di giocare. Non tutti gli ultimi arrivati risponderanno bene poiché sono troppi e a calcio si gioca in undici. Non mi sta piacendo, invece, l’estenuante tira-e-molla attorno a Sam Lammers, il quale oltre al Genoa può andare solo al Verona… Tenterei una carta rilancio, settore nel quale il Grifone è ormai uno specialista: se devo fare un nome, dico Pietro Pellegri. L’alternativa è, invece, il lancio di un giocatore ai più sconosciuto, com’è stato per Shomurodov che in meno di un anno è diventato un uomo mercato da venti milioni».

Che ruolo reciterà il Genoa nella stagione 2021-2022? «Il campionato sarà diviso in tre fasce, come sempre. Non voglio portare male a nessuno, spero solo che la mia squadra del cuore, che tifo da cinquant’anni poiché mia mamma è genoana mentre mio padre era interista (sono ancora indeciso se tatuarmi il Grifone sulla spalla come promisi a mia miglie, ride ndr), navighi nel mare della tranquillità e che vinca almeno un derby senza perdere gli altri. Mi auguro che la spinta della Gradinata Nord torni a fare la differenza: forse sarò eccessivamente romantico e retorico ma Scamacca, Zappacosta, Strootman ed Eldor hanno lasciato il Genoa con un vuoto poiché non hanno mai visto la tifoseria rossoblù in azione».

Inter-Genoa, cosa si aspetta? «I debutti non sono mai facili per nessuno, soprattutto se scendono in campo due squadre cantierali. L’Inter ha perso Antonio Conte, un valore aggiunto, e due ulteriori interpreti determinanti per la vittoria dello scudetto: hanno rimpiazzato Lukaku con Dzeko, un calciatore di grande qualità, e Hakimi con l’olandese Denzel Dumfries. Il Genoa può puntare alla sorpresa, magari sfruttando Kallon, un calciatore dal fisico compatto ed esplosivo che, come si dice in gergo, sa “strappare” l’avversario, soprattutto se meno rapido come la difesa interista, ed è anche dotato di una buona tecnica come ha dimostrato contro il Perugia. La commovente storia di Yayah ci insegna che se ne hai già viste tante, l’esordio alla Scala del Calcio non ti può spaventare».

Alessandro Legnazzi

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