ESCLUSIVA PG, Bertolotto: “Genoa ascolta, ti spiego chi è Piątek”

Lo scrittore e giornalista, autore di "A ritmo di Polska" ed esperto di calcio polacco, ha raccontato in esclusiva il nuovo attaccante acquistato dal Grifone

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Piatek
Piatek ai tempi del campionato polacco (da KS Cracovia)
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In realtà si pronuncia Piòntek, e in polacco è curioso, perché vuol dire venerdì”. Alberto Bertolotto esordisce così, correggendomi la pronuncia del nuovo attaccante polacco arrivato al Genoa: la sua competenza sul calcio dalle parti di Varsavia è impressionante ed è sfociata in “A ritmo di Polska”, libro dedicato alla mitica nazionale del 1974. Per questo, in esclusiva, PianetaGenoa1893.net ha chiesto ad Alberto un commento che possa far comprendere meglio le peculiarità del neo-acquisto rossoblù classe 1995.

Piatek Genoa Villa Rostan
Piatek dopo la firma con il Genoa a Pegli (da @pjona99)

 La prima domanda è scontata: chi è davvero Piątek?

Sicuramente è un giocatore interessante, quest’anno è stato il vice-capocannoniere dell’Ekstraklasa (Serie A polacca, ndr) dietro a Carlitos, che tra l’altro gioca nel Wisla, l’altra squadra di Cracovia. Krzysztof è stato molto seguito negli ultimi due anni, tanto che, anche come premio per la stagione da 21 gol, ha fatto parte del gruppone dei primi 35 convocati dal ct Adam Nawalka in vista del Mondiale. Ha preparato la Coppa del Mondo ma è stato più un premio, si sapeva che la Polonia avrebbe portato solo quattro attaccanti: due posti erano per Lewandowski e Milik, ovviamente, gli altri due se la giocavano ma era chiaro che Piątek non sarebbe stato convocato. Non aveva certamente la struttura per ambire a essere tra i 23.

Qual è il suo stile di gioco e perché secondo lei il Genoa l’ha scelto?

Dunque, lui gioca molto per la squadra, è un attaccante che ha il gol in canna, non è altissimo (183 cm) e doveva andar via adesso perché era in scadenza nel 2020 e aveva molti sondaggi. Dall’Italia ci hanno fatto un pensierino, visti anche i successi degli ultimi giocatori polacchi approdati qui: il mercato dell’Ekstraklasa è fatto da squadre che fondamentalmente puntano a sfornare talenti per vendere, a parte il Legia Varsavia, quindi sono combaciati gli interessi. Peraltro il Genoa segue anche Dawidowicz, ex Palermo insieme ad altri due polacchi.

Piątek sarà il quarto polacco di sempre al Genoa, terzo calciatore offensivo dopo Sobczak e Wolski. Eppure, mai un minuto in campo di un polacco col Grifone sul petto. Riuscirà il neo arrivato a invertire la tendenza?

La destinazione Genoa può dargli una grande mano, altrimenti il rischio è quello di fare come Bartosz Kapustka, che è andato al Leicester e ora è in prestito al Friburgo ma non gioca mai. Sarà importante anche vedere se resterà in rosa o andrà in prestito, il gap tra calcio italiano e polacco è notevole. Lo si vede anche nelle competizioni europee, quest’anno il Legia in Champions e il Lech Poznan in Europa League non sono nemmeno arrivate ai gironi. E in Serie A anche Kownacki della Sampdoria ha inizialmente fatto fatica. Si dovrà calare nella parte, con calma, a maggior ragione perché è un attaccante.

Krzysztof Piatek (a sinistra) all’uscita dal Baluardo

Lo vede bene negli schemi di Ballardini?

Bisogna vedere come vorrà giocare il mister, innanzitutto, e poi con quale priorità e con quali intenzioni il Genoa l’ha comprato. Se Piątek è qui per crescere è un conto, potrebbe magari giocare titolare ma è da verificare la situazione di Lapadula. A mio parere comunque a Krzysztof dovrà essere concesso un periodo di ambientamento, cosicché possa comprendere com’è il calcio italiano per poi poter dire la sua magari nel girone di ritorno. Ha 22 anni, ma è alla prima grande esperienza della sua carriera. E poi sì, tecnicamente può essere prima o seconda punta.

Ultima domanda. Hai recentemente presentato il tuo ultimo libro, “A ritmo di Polska”. Come lo presenteresti ai tifosi rossoblù?

Racconta la storia della nazionale arrivata terza al Mondiale 1974, un dream team per i polacchi perché è stata la prima selezione a vincere qualcosa. Peraltro, tornava ai Mondiali dopo un’assenza di quarantasei anni, dal 1938. Una generazione d’oro, come dire, tutti calciatori che poi non sono più tornati a quei livelli come qualità media. Gente del calibro di Tomaszewski, Gorgon, Deyla, Lato, che in polacco vuol dire “estate”, Szarmach, Gadocha, Zmuda, Szymanowski. A loro i polacchi sono legatissimi, molto più di quelli del 1982 terzi al Mondiale di Spagna. Il libro racconta di loro, essenzialmente, la genesi e lo sviluppo del calcio polacco.

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