Effetto Ballardini, è lui il leader dello spogliatoio del Genoa

In tre settimane il mister ha ridato vitalità a una squadra prima involuta e impaurita

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Ballardini Sturaro Genoa
Sturaro durante l'allenamento svolto sotto gli occhi di Ballardini (Foto Genoa cfc Tanopress)

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L’effetto Ballardini è nelle statistiche ma, soprattutto, negli occhi dei calciatori del Genoa. Più luminosi, vispi: contorno ideale a un linguaggio del corpo drasticamente mutato in meno di venti giorni. Sette punti in quattro partite e una nuova solida convinzione di potercela fare per l’ennesima volta dopo l’ennesima partenza depressiva. Tutto è iniziato contro lo Spezia e perfezionato contro il Bologna, su un campo dedito alla mezzadria che, non stupisca, va a detrimento anche del gioco del Grifone: rincrescono, tuttavia, le parole presuntuose di Mihajlovic, convinto che l’unica squadra tecnicamente danneggiata sia stata la sua. L’allenatore del Bologna conferma, con queste esternazioni, la scarsa lucidità analitica nella lettura della partita del Ferraris. Pannocchie e patate in vendita alla fiera di San Lazzaro di Savena, brano celebre di Guccini.

Il vero leader dello spogliatoio del Grifone è proprio Ballardini, sergente di ferro sotto la veste da psicologo di una squadra da ricostruire non solo a livello tattico e posizionale. Il gruppo lo segue da squadra con un alchimia in via di sviluppo ma già visibile in modo particolare nei frangenti difficili delle partite: il Genoa ha affrontato il forcing finale del Bologna, durato circa venti minuti, senza nascondersi, mettendo in campo la fatica necessaria per contrastare l’esuberanza emotiva degli avversari spinti dalla voglia di rientrare nel risultato. Scontro diretto vinto e porta inviolata per la prima volta nel nuovo anno, dato che non si verificava dalla gagliarda trasferta di Verona contro l’Hellas. Ballardini, a contrario, si aspettava un maggiore contributo al palleggio dai taluni subentrati: Ghiglione timidio, Pjaca impalpabile nella decina di minuti avuta a disposizione, qualitativamente deteriore rispetto all’enigmatica mezz’ora di Eyango.

A proposito, e tanto per non avvelenare il pozzo, è il mister che decide assumendosi ogni responsabilità, senza eteroimposizioni, nella piena autonomia del ruolo che ricopre. Talvolta una scelta può apparire strana, o come un messaggio nella bottiglia lanciata nel mare della società, ma mai campata per aria o affidata ciecamente alla mano della buona sorte. Nel calcio è la fiducia che ispira le migliori costruzioni. Con Ballardini si può: i calciatori rossoblù lo hanno capito. Lo si legge attraverso i loro occhi.

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