Don Gallo: «…e io, via via crescendo, ho visto che era un’esigenza: per completare la genovesità, bisognava avere quella genoanità»

A sette anni dalla scomparsa del grande sacerdote, Massimo Prati lo ricorda con un suo racconto

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Don Gallo Andrea Gallo
Don Andrea Gallo (da wikipedia)

A sette anni dalla scomparsa del grande Don Gallo, Massimo Prati lo ricorda con un suo racconto
«…e io, via via crescendo, ho visto che era un’esigenza: per completare la genovesità, bisognava avere quella genoanità».
Don Andrea Gallo,
18 luglio 1928-22 maggio 2013.
I RACCONTI DEL GRIFO.
“Tra l’altro i genoani del club di Certosa possono annoverare tra i soci “onorari” Don Andrea Gallo, un uomo di cuore e grande “prete di strada” che, oltre ad avere fondato la comunità di San Benedetto al Porto, ha avviato una serie di attività sociali in mezzo mondo. Io, nel 1996, sono stato ospite di un suo simpaticissimo amico e collaboratore, Domenico, che portava avanti un progetto di scolarizzazione a Las Galeras, distretto di Samanà, nella Repubblica Dominicana.
Un po’ di tempo fa, mi è capitato di leggere la storia di come Don Gallo, cresciuto nei pressi della Certosa di Rivarolo, divenne genoano.
Nel Genoa degli anni Trenta, stagione 1936-37, giocava Andrea Verrina, un giocatore nativo di quel quartiere ed esordiente in serie A -non ancora ventenne- nel maggio del ’37, in un Genoa-Triestina vinto per 4 a 3. Il mese dopo, a Firenze contro la Roma, i grifoni avrebbero vinto la Coppa Italia. Fu così che molti abitanti di quella zona di Genova iniziarono a seguire con entusiasmo le sorti del Grifo. E tra quella miriade di “certosini”, c’era anche un bambino di nove anni: il futuro Don Andrea Gallo, che da quel momento sarebbe diventato un appassionato tifoso del Genoa.
Tra l’altro, l’anno dell’esordio di Andrea Verrina fu l’ultimo anno in cui il Genoa conquistò un trofeo nazionale. Forse in quella scelta di campo di Don Andrea Gallo, ci fu come una “predestinazione” che lo lega ad un altro celebre tifoso genoano e amico suo: Fabrizio De Andrè.
L’autore di “Crêuza de Mâ”, come lui stesso ebbe modo di raccontare, s’innamorò del Genoa in occasione di una partita, contro il “Grande Torino” nel 1947, che vide vittoriosi i granata, nonostante la reazione di orgoglio dei rossoblù.
Chissà forse Fabrizio, come Don Gallo, fin dalla giovane età, aveva intuito che stare col Genoa è come schierarsi dalla parte di chi può anche essere sconfitto in una battaglia, ma non per questo rinuncia alla propria identità, alla lotta e alla speranza, nello sport e nella vita più in generale”.
Massimo Prati, “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, Nuova Editrice Genovese, 2017.
Marco Rossi e Don Gallo (Foto Genoa cfc Tanopress)
Don Gallo con Gian Piero Gasperini (Foto Genoa cfc Tanopress)
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