Dieci anni fa ci lasciava un grande poeta: Edoardo Sanguineti

Massimo Prati racconta il percorso culturale dell'illustre personaggio nato a Chiavari, oltre all'episodio che lo portò verso il tifo genoano

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I RACCONTI DEL GRIFO.
GENOANI ILLUSTRI.
DIECI ANNI FA CI LASCIAVA UN GRANDE POETA.
EDOARDO SANGUINETI (9.12.1930-18.5.2010).
Nell’accingermi a parlare del poeta Edoardo Sanguineti, grande poeta italiano della seconda metà del Novecento, mi viene da dire che, nell’universo del tifo genoano, tutto si tiene e tutto torna, in un susseguirsi di corsi e ricorsi, ed una personalità ne richiama un’altra alla memoria: Montaldo, col suo progetto di film, citato in queste pagine, ci ha portato a parlare di Gassman; Sanguineti invece, come in un giro dell’oca, in cui si può passare da un casella ad un’altra (avanzando verso il traguardo oppure tornando all’inizio), ci riporta indietro a Pertini, perché entrambi furono firme autorevoli del quotidiano ‘Il Lavoro’, seppure firme di periodi abbastanza distanti tra loro.
Ma, questo grande poeta, nelle prossime pagine, ci permetterà di passare anche al personaggio seguente: lo scenografo e illustratore Emanuele Luzzati, perché, come vedremo, nel 1993 questi due artisti parteciparono ad un progetto comune, legato al centenario del Genoa. Progetto che, in quel caso, a differenza del film di Montaldo, fu realizzato davvero.
Edoardo Sanguineti era cresciuto a Torino ma era levantino di nascita, essendo un tigullino di Chiavari. Il Tigullio è una zona del Levante della provincia di Genova che ha forti legami col Genoa. In quella parte della nostra regione, tra Rapallo e Riva Trigoso, sono nati giocatori che hanno fatto la storia del Grifo: da Nela a Baveni, a Chiappara, passando per Becattini.
E, anche a causa di questi importanti fattori, in quella parte della nostra regione, la presenza di tifosi del Grifo è solida e capillare. Chissà, forse fu proprio il richiamo di giocatori dello stampo di Becattini che portò Sanguineti a diventare genoano. La mia è una semplice supposizione di cui non sono per niente sicuro. Ma leva d’appartenenza e prossimità territoriale, mi fanno pensare che potrei anche essere andato vicino alla realtà. La cosa certa, invece, è che il rapporto tra il Genoa e questo artista, avrà dei risvolti creativi.
Se apriamo il libro, di cui si è già accennato, uscito appunto per i cent’anni del Grifo, in una pagina, sul lato sinistro, vedremo una foto di Spensley, immortalato nello studio del suo appartamento; mentre nell’altra pagina, sul lato destro, troveremo una poesia di Sanguineti che da quella foto del medico inglese trasse spunto e ispirazione:
Preludio
Con gli occhi caldi, qui, del Dottor Spensley (se metto insieme e preistoria e protostoria e storia), un secolo calcistico mi scruta: (sta mezzo abbandonato, le gambe accavallate: trascura un volumone, aperto al suo fianco, per guardarmi, e tutti gli altri libri, schierati là negli scaffali, fitti: e si regge la testa, con una mano, taciturno, ormai): la vecchia sfera gira sempre, tra i nostri piedi, inquieta, accarezzata dai venti marini : (e, sotto, i nostri piedi, ruota ancora la sfera del pianeta): fotografie superstiti (piene di tempo, popolate di morti noti e ignoti) additano, per frammenti di lampo, questa lunga leggenda
è rossa, è blu:
Edoardo Sanguineti
Maggio 1992
E, alla fine di questa poesia, non ci resta che un sentimento di gratitudine verso James Spensley, per essere stato fonte d’ispirazione. Ma, in questo caso, un grazie ancor più grande anche al nostro poeta che ha reso omaggio alla storia del nostro club”.
Nota bene: questo e’ un estratto di un più ampio testo che dovrebbe fare parte della seconda edizione dei Racconti del Grifo.
Massimo Prati
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