Dal saluto del Genoa al gesto di Ronaldo, una sola voce: non è calcio

È necessario fermare ogni campionato: la medicina e il buon senso agevolano il ritorno alla normalità

Perin Genoa
Perin e compagni festeggiano al termine di Milan-Genoa 1-2 (foto di Genoa CFC Tanopress)

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Il calcio ha bisogno del proprio pubblico. Il pallone non può fare a meno dei tifosi allo stadio. È il messagio che dirompe dalla strana domenica di Serie A: impianti vuoti, ambienti lunari, solo l’eco delle voci in campo a riempire un silenzio rumorosissimo. Non è sport, non è calcio. A prescindere dal risultato acquisito dopo il triplice fischio. Il Genoa ha battuto il Milan compiendo un piccolo capolavoro, vero; è uscito dalla secche della classifica, altrettanto vero. Ma la squadra di Nicola è stata protagonista di un gesto da mettere in prima pagina: tutti i calciatori rossoblù hanno salutato il settore ospiti del Meazza come se fosse gremito. Come a dire: anche stavolta abbiamo sentito la vostra vicinanza.

E il secondo gesto che fa capire l’importanza della partecipazione della gente allo sport arriva dall’Allianz Stadium. La Juventus scende dal pullman ma ad accogliere la squadra di Sarri non ci sono le consuete ali di tifosi, pronti a ricevere un saluto o un sorriso dai propri idoli. Ciononostante, Cristiano Ronaldo allarga il braccio e metaforicamente dà il “cinque” agli assenti. Stesso messaggio di Milano: ci siete, malgrado tutto.

Il calcio è un miscuglio di sentimento e passione, di calore e di trasporto. Contrariamente di quanto si pensi non è un servizio dovuto sebbene si tratti di una forma di spettacolo e d’intrattenimento su scala mondiale. Perciò, dopo i gesti di Genoa e Juventus così forti, così condivisibili, va ribadita la necessità di fermare ogni campionato, lasciando che il servizio sanitario e il buon senso (civico) agevolino il lento ritorno alla normalità. Che male vedere la spiaggia di Boccadasse gremita d’irresponsabilità e rozzo menefreghismo in suo ogni angolo, quattro giorni dopo il «modello Genova» indicato da Conte in riferimento a Ponte Morandi. Che male vedere gi stadi vuoti come cattedrali nel deserto. Fermiamoci.

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.