Correva l’anno 2018, Lazio-Genoa: Davide Ballardini vinse il suo primo incrocio con Simone Inzaghi

Nella ripresa, al gol del rossoblù Pandev, rispose Parolo (L): nel finale il 2-1 di Laxalt

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Laxalt esplode di gioia dopo il gol del 2-1 in Lazio-Genoa 5 Febbraio 2018 (foto Marco Rosi/Getty Images)

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Davvero singolare è la storia degli incontri giocati nella Capitale dal Genoa contro la Lazio. Infatti, il Genoa ha vinto i primi tre incontri, disputati negli anni Venti del secolo scorso, quando la differenza tra uno squadrone dell’Italia settentrionale ed uno dell’Italia centro-meridionale era nettissima, dopodiché in quasi ottant’anni due sole partite (una nel 1941e l’altra nel 1958), e dal suo ritorno in Serie A nel 2007 ha sommato sei vittorie (di cui tra il 2011 e il 2015 quattro consecutive, confermate da altrettanti successi interni – a costituire la più lunga «striscia» di vittorie senza soluzione di continuità della sua storia contro una squadra avversaria –, in campionati in cui si è sempre piazzato alle spalle della compagine biancoceleste), l’ultima delle quali, davvero sorprendente, nel 2018 (al fischio d’inizio del posticipo serale di lunedì 5 febbraio le due squadre, con una partita in meno rispetto alle altre squadre della Serie A, avevano situazioni di classifica davvero differenti: la Lazio era con 46 punti terza e il Genoa con 21 – cioè meno della metà – sedicesimo) nella prima sfida tra l’emergente tecnico Simone «Almanacco» (per la sua conoscenza nei dettagli della realtà calcistica) Inzaghi II e l’esperto Davide «zio Balla» Ballardini sr..

L’abilità del tecnico ravennate in quella partita fu quella di disporre in campo in maniera accorta, ma non remissiva, la propria squadra in modo da limitare al massimo le occasioni da rete per i padroni di casa, privi nell’occasione di due «pezzi da novanta» come il bosniaco Senad «Speedy» Lulić e il serbo Sergej «il Sergente» Milinković-Savić I, squalificati, confidando nel «cinismo» – poi effettivamente mostrato – dei propri giocatori nello sfruttare le presumibilmente poche che avrebbero avuto a disposizione.

Il gol vittoria di Laxalt alla Lazio

Dopo un primo tempo in cui l’unica azione significativa era stata al 37’ un tiro di interno destro del «fantasista» spagnolo dei padroni di casa Luis Alberto Romero Alconchel «Luis Alberto», defilato a sinistra, da venticinque metri, che «fischiò» a mezzo metro in altezza ed uno in larghezza dall’incrocio sinistro dei pali della porta difesa da Mattia «Airone» Perin, il quale non aveva avuto il tempo di organizzare il tuffo per respingerlo, se fosse stato indirizzato sotto la traversa, la partita si animò nella ripresa: al 7’ un tiro da sedici metri di interno destro del brasiliano con passaporto italiano (per le origini toscane di un bisnonno) Lucas «Luki» Pezzini Leiva finì a mezzo metro dal palo destro, dopo essere stato deviato con il tacco destro del centrale difensivo (in sostituzione del titolare, l’argentino con passaporto italiano Nicolás Federico «el Flaco» Spolli, squalificato) Luca Rossettini (Perin in tuffo aveva, comunque, «coperto» la parte di porta verso cui la conclusione del «regista» laziale era indirizzata); al 9’ un’azione ben congegnata sulla destra da Luca Rigoni I jr. e dallo svedese Oscar Carl Niclas Hiljemark venne rifinita con un tocco di esterno destro dal bulgaro Andrei «l’incredibile Hulk» Galabinov e finalizzata da una beffarda conclusione «di prima intenzione» di destro di Goran «Pandevmonio» Pandev (il piede meno forte del nordmacedone) da dodici metri, che, favorito da un intervento in ripiegamento difensivo dell’olandese Stefan «the Wall» de Vrji, il quale non era riuscito a rinviare il pallone di destro, ma solo a rallentarne la corsa, con un diagonale rasoterra di destro mandò la palla nell’angolino basso destro della porta difesa dall’impietrito portiere albanese Thomas «Strikeosha Eagle» Strakosha; al 13’, sugli sviluppi di un’azione in cui il pallone era stato irregolarmente sottratto ad Andrea «Berto» Bertolacci (irregolarità che l’arbitro VAR Marco Guida di Torre Annunziata avrebbe dovuto far rilevare), che era stato sgambettato, la Lazio pervenne al pareggio con un abile tocco di esterno sinistro al volo (con il piede a una decina di centimetri da terra) da tredici metri di Marco «il guerriero umile» Parolo su traversone dalla «tre quarti» di destra dell’uruguayano Martín José «el Pelado» Cáceres Silva, che si infilò nell’angolino basso destro della porta, non essendo riuscito Perin, tuffatosi in leggero ritardo, ad intercettarlo; al 35’, su un rinvio di destro in diagonale di Perin, che aveva indirizzato il pallone da una «tre quarti» all’altra, Cáceres Silva, sorpreso dal rimbalzo del pallone, tentò, sul «disturbo» del suo connazionale Diego Sebastián «Valde» Laxalt Suárez, di scaraventarlo in fallo laterale con un intervento acrobatico di destro, che non riuscì per un tocco con la mano sinistra (involontario, ma fatto con un prolungamento del busto, il cui uso non è consentito dal regolamento) del «quinto» di sinistra del centrocampo rossoblù, che, dopo aver effettuato un tocco (probabilmente meno «innocente» del primo) con un dito della mano sinistra pallone sul suo rimbalzo a terra per non farlo «scappare» a sinistra ed aver successivamente ben eseguito uno «stop» a seguire, «fulminò» da posizione defilata a sinistra, a nove metri dalla linea di fondo, Strakosha con un diagonale di interno sinistro (la rete, inizialmente concessa dal signor Fabio Maresca di Napoli, venne da lui, richiamato dal VAR, poi annullata dopo consultazione del monitor a bordo campo); al 46’, sei minuti dopo che Perin, già pronto al 33’ su un destro al volo di «il Mago» «Luis Alberto», aveva bloccato un diagonale di destro da distanza ravvicinata di Ciro «Ciro il Grande» Immobile, il centrocampista laterale sudamericano dei rossoblù, il quale non andava a segno in Campionato da quasi due anni, quando una sua rete aveva consentito al Genoa la vittoria in rimonta per 2-1 nell’incontro interno con l’Udinese di domenica 21 febbraio 2016 e, avendoci «preso gusto», sei giorni dopo avrebbe dato, sempre a tempo scaduto, il successo per 1-0 alla compagine rossoblù sul campo del ChievoVerona, si prese la rivincita, andando in anticipo sullo spagnolo Patricio Gabarrón Gil «Patric» (subentrato da poco meno di dieci minuti al belga – con genitori congolesi – Jordan Lukaku II) a schiacciare di testa da sette metri il pallone crossatogli dalla destra da Hiljemark nell’angolino basso destro dalla porta difesa da Strakosha, vanamente lanciatosi in tuffo, e mandando in visibilio i circa duecento tifosi del Vecchio Grifone, che, nonostante il giorno feriale, avevano affrontato la trasferta all’“Olimpico”, non dandone per scontata la sconfitta da quasi tutti pronosticata, ed avevano trepidato per tutto l’incontro nello «spicchio» della Curva Sud denominato Settore Distinti Ospiti, dal lato in cui il Genoa realizzò quella sera le due reti, portando con la sorprendente vittoria a sedici i punti raccolti in trasferta (equivalenti ai due terzi esatti di quelli complessivamente raccolti fino a quel momento del Campionato).

TABELLINO

Roma, lunedì 5 febbraio 2018, Stadio “Olimpico”, ore 20:45

Lazio-Genoa 1-2 [Posticipo della XXIII giornata del Campionato Italiano 2017/2018]

Arbitro: Maresca [Napoli]; Arbitro VAR: Guida [Torre Anninziata (NA)]

Spettatori: ventisettemila circa.

Marcatore: nel 2° tempo al 9’ Pandev (G), al 13’ Parolo (L), al 46’ Laxalt (G).

Lazio (3-5-1-1): 1 Strakosha; 22 M. Cáceres, 3 de Vrji, 26 S. Radu; 77 Marusić (dal 25’ del 2° T.: 10 Felipe Anderson), 16 Parolo, 6 Lucas Leiva, 96 Murgia (dal 25’ del 2° T.: 7 Nani), 5 Lukaku II (dal 37’ del 2° T.: 4 Patric); 18 Luis Alberto; 17 Immobile. Allenatore: Inzaghi II.

Genoa (3-5-2): 1 Perin; 14 Biraschi, 13 Rossettini, 87 Zukanović; 32 Pedro Pereira (dal 38’ del 2° T.: 22 Lazović), 30 L. Rigoni I jr. (dal 20’ del 2° T.: 45 Iuri Medeiros), 8 Bertolacci, 88 Hiljemark, 93 Laxalt; 19 Pandev (dal 41’ del 2° T.: 24 Bessa), 16 Galabinov. Allenatore: D. Ballardini sr..

Note: il giorno prima si era giocato sullo stesso terreno di gioco l’incontro di rugby del Torneo delle Sei Nazioni Italia-Inghilterra 15-46; duecento tifosi circa al seguito del Genoa, che gioca con la terza maglia (blu con colletto rosso con calzoncini rossi bordati di blu e calze rosse con inserti blu; le due casacche indossate dai due autori delle reti verranno vendute all’asta in beneficenza a favore dellOspedale Gaslini di Genova); osservato in minuto di raccoglimento per Vicini, ex Commissario Tecnico dell’Italia dal 1986 al 1991, deceduto all’età di 84 anni mercoledì 30 gennaio 2018; Murgia (L) e Bortolazzi (G) sono cognati, essendo il secondo marito della sorella del primo; M. Caceres (L) e Bessa (G) – che era in campo nella formazione scaligera sconfitta in casa 0-1 dal Genoa lunedì 4 dicembre 2017 – avevano giocato nelle fila del Verona fino all’incontro perso in trasferta 0-2 con il Napoli (in cui Bessa era stato sostituito al 31’ del 2° T. da Calvano) sabato 6 gennaio 2018, totalizzando rispettivamente 14 (con 3 reti segnate) e 17 (con 1 rete segnata) presenze; al 35’ del 2° T. annullata dopo consultazione del VAR una rete di Laxalt (per due suoi tocchi la mano sinistra prima del tiro vincente) precedentemente concessa.

Stefano Massa

(membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

Il Genoa festeggia dopo il gol decisivo di Laxalt contro la Lazio (foto di Genoa CFC Tanopress)
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