Correva l’anno 2012: un “missile” terra-aria di Jankovic illuminò il cammino della salvezza del Genoa contro il Cagliari

Il Grifone riuscì a superare 2-1 i sardi sul campo neutro di Brescia: si trovava 17° come adesso, ma in una situazione peggiore, visto che il Lecce (in parità negli scontri diretti) era in vantaggio nella differenza reti

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Bosko Jankovic ai tempi rossoblù (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)
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In una situazione del tutto simile di classifica e di sviluppo del campionato rispetto a quella odierna mercoledì 2 maggio 2012 il Genoa affrontò il Cagliari. In quell’occasione c’erano ancora nove punti in palio e agli isolani – vittoriosi per 3-0 all’andata sul Grifone – sarebbe bastato il pareggio per avere la certezza della salvezza (era, comunque, assai improbabile che quel giorno il Lecce battesse la Juventus, in procinto di laurearsi campione d’Italia davanti al suo pubblico). Peggiore rispetto a quella attuale era la situazione del Genoa, diciassettesimo come ora in classifica, ma in una situazione di svantaggio nei confronti del Lecce (distanziato in quel momento di un punto) in caso di arrivo finale alla pari, in quanto i salentini avevano parità negli «scontri diretti», ma un vantaggio di sei lunghezze nel computo della differenza reti. Inoltre il vantaggio dei liguri di dover negli ultimi tre turni di Campionato disputare due partite in casa rispetto alle due in trasferta dei pugliesi era stato di fatto azzerato dall’obbligo di giocarle «a porte chiuse» sanzionato dal Giudice Sportivo della Lega Nazionale Professionisti Serie A, avv. Gianpaolo Tosel, per i gravi fatti avvenuti durante Genoa-Siena 1-4 di domenica 22 aprile. Visto che il Prefetto di Genova, dott. Francesco Antonio Musolino, aveva stabilito che per motivi di ordine pubblico Genoa-Cagliari si dovesse giocare alla luce del sole (con orario d’inizio fissato alle ore 15,00) per evitare episodi di violenza nei pressi dello stadio “Luigi Ferraris”, il Genoa preferì, per salvaguardare la contemporaneità del proprio incontro con quello del Lecce allo “Juventus Stadium” di Torino, disputarlo al “Mario Rigamonti” di Brescia.

La partita in campo neutro fu giocata con grande apprensione dal Genoa ed ebbe anche per le notizie che giungevano dal capoluogo piemontese i suoi momenti più intensi nei suoi primo ed ultimo quarto d’ora. All’8’ le poche persone di fede genoana presenti in Tribuna esultarono per la rete subita dai salentini per opera del centrocampista bianconero Claudio «Principino» Marchisio. Tra l’11’ e il 13’ andò in scena a Brescia un «botta e risposta» quasi all’insegna per la dinamica delle due realizzazioni – entrambe scaturite dagli sviluppi di calci d’angolo battuti dalla lunetta destra – del «copia ed incolla!»: prima il pallone crossato dal ghanese Masahudu Alhassan sorvolò un «grappolo» di giocatori in piena area di rigore, venendo arrestato di sinistro dall’argentino Rodrigo Sebástian «el Trenza» Palacio (alla sua ultima realizzazione per il Genoa, la diciannovesima – considerando sua quella a Novara di sabato 7 aprile, quando la traiettoria di un suo tiro venne modificata dalla suola della scarpa sinistra di Marco Rossi, che era saltato per non ribatterlo – in quel Campionato) e rapidamente indirizzato in porta a prevenire la respinta del portiere cagliaritano Michael «Bagher» Agazzi in uscita bassa (dietro di lui Lorenzo «dal ciuffo impassibile» Ariaudo non riuscì a far altro con un tentativo di rinvio di destro che fargli attraversare la linea di porta); poi il pallone centrato da Andrea «su Pippiu» Cossu venne indirizzato di testa da Alessandro «Ago» Agostini verso il palo sinistro, dove venne colpito sempre di testa dal cileno Mauricio Ricardo «Pini-gol» Pinilla Ferrera, che lo mandò a sbattere contro la faccia inferiore della traversa, dopodiché entrò in porta grazie a un colpo di testa in tuffo di Ariaudo, che precedette la rovesciata in extremis di Emiliano «la birra» Moretti. Al 29’ Giuseppe «Peppe» Sculli si vide fermare dopo aver aggirato Agazzi e tirato da posizione defilata prima da un salvataggio in extremis di Ariaudo e poi dal fischio dell’arbitro, il signor Paolo Silvio Mazzoleni II di Bergamo, a cui il guardalinee aveva segnalato erroneamente una posizione di fuorigioco dell’attaccante calabrese, quel giorno schierato in posizione di trequartista. Tre minuti dopo il portiere del Genoa, il francese Sébastien «Saracinesca» Frey I, riuscì a respingere una forte conclusione di destro di Gabriele «Pereg» Perico jr. sugli sviluppi di un’azione da calcio d’angolo.

Nella ripresa il Genoa tentò di passare in vantaggio, ma il suo gioco involuto gli regalò nella prima mezz’ora una conclusione al 22’ di destro del slovacco Juraj «Kuco» Kucka da circa venticinque metri non trattenuta da Agazzi con il pallone liberato da Ariaudo prima dell’arrivo di Alberto «Gila-goal» Gilardino, il quale otto minuti dopo fu abile a guadagnarsi, prendendo posizione con il corpo, un fallo a ventinove metri circa dalla porta e a circa tre metri alla sinistra dell’immaginaria linea centrale in senso longitudinale del campo. Il serbo Bosko «il Tacco di classe» Janković (subentrato da meno di un quarto d’ora ad Alhassan con cambio del modulo di gioco da 4-3-1-2 a 4-4-2) decise di calciare con grande violenza di esterno destro il pallone facendolo passare sopra la barriera e mandandolo a «togliere la ragnatela» sotto l’incrocio destro della porta di Agazzi vanamente protesosi in tuffo. A «rovinare la festa» dei genoani che trepidavano a Brescia e a casa giunse la notizia del pareggio del Lecce (in dieci dal 9’ della ripresa per l’espulsione del colombiano Juán Guillermo «el Culebra» Cuadrado Bello) al 39’ grazie a una rete di Andrea Bertolacci, che aveva sottratto con un tackle al portiere della Juventus (costretta a rimandare di quattro giorni la festa per la conquista «matematica» dello Scudetto), Gianluigi «Gigi» Buffon il pallone che si era attardato a rinviare. Tale sorprendente risultato costringeva in linea teorica il Genoa ad ottenere una vittoria e un pareggio nelle ultime due giornate nell’ipotesi che i salentini in esse facessero «bottino pieno». In realtà, il Lecce fu sconfitto 0-1 tanto in casa dalla Fiorentina che in trasferta dal ChievoVerona, mentre gli uomini di Luigi «Gigi» De Canio (subentrato ad Alberto «il Male» Malesani dopo la disfatta del Genoa contro il Siena) rispettivamente vennero sconfitti e risultarono vincitori con «il più classico dei risultati» nelle partite esterna contro l’Udinese ed interna (a Genova, «a porte chiuse») contro il Città di Palermo.

TABELLINO

Brescia, mercoledì 2 maggio 2012, Stadio “Mario Rigamonti”, ore 20,45

Genoa-Cagliari 2-1 [XXXVI giornata del Campionato di Serie A 2001/2012]

Arbitro: Mazzoleni II [Bergamo]

Spettatori: trecento circa

Marcatori: nel 1° tempo Palacio (G) al 12’, Ariaudo (C) al 14’; nel 2° tempo B. Janković (G) al 31’

Genoa (4-3-1-2): 1 Frey I; 7 M. Rossi, 5 Granqvist, 24 E. Moretti, 18 Ma. Alhassan (dal 17’ del 2° T.: 11 B. Janković); 20 Mesto, 88 Biondini, 33 Kucka; 81 Sculli (dal 33’ del 2° T.: 10 Birsa); 82 Gilardino, 8 Palacio (dal 43’ del 2° T.: 4 Miguel Veloso). Allenatore: De Canio.

Cagliari (4-3-2-1): 1 Agazzi; 14 Perico jr., 3 Ariaudo, 13 Astori, 31 A. Agostini; 20 Ekdal, 5 Conti II jr., 4 Nainggolan; 7 Cossu (dal 36’ del 2° T.: 9 Larrivey), 23 Ibarbo (dal 26’ del 2° T.: 19 Thiago Ribeiro); 51 Pinilla (dal 23’ del 2° T.: 18 Nené). Allenatore: Ficcadenti.

Note: il Genoa gioca in campo neutro perché il prefetto di Genova, Musolino, aveva fissato per ragioni di ordine pubblico l’orario di inizio dell’incontro «a porte chiuse» (a seguito dei gravi fatti accaduti durante Genoa-Siena 1-4 di domenica 22 aprile 2012) allo stadio “Luigi Ferraris” di Genova alle ore 15,00, il che avrebbe tolto la contemporaneità della partita rispetto a quella delle altre concorrenti alla salvezza. Biondini aveva giocato nelle fila del Cagliari nell’incontro vinto 3-0 in casa contro il Genoa domenica 8 gennaio 2012, entrando al 35’ del 2° T. per sostituire Ekdal. Sul tiro di Palacio Ariaudo tocca il pallone, indirizzato in porta, con il piede destro, non riuscendo a respingerlo. Janković segna con un tiro su calcio di punizione da 29 metri circa. Il Genoa non vinceva da domenica 5 febbraio 2012, quando aveva sconfitto in casa per 3-2 la Lazio, dopodiché aveva raccolto solamente sei pareggi nei successivi quattordici incontri.

Stefano Massa

(membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

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