Correva l’anno 1990: dopo la vittoria nel derby, Branco e il Genoa concessero il “bis” contro il Parma

I rossoblù vinsero 2-1 ai gol del brasiliano su punizione e di Aguilera su rigore

1939

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Domenica 2 dicembre 1990, al “Luigi Ferraris”, davanti a circa trentamila spettatori, il Genoa, sette giorni prima sorprendente vincitore per 2-1 del derby contro la capolista Sampdoria (che avrebbe poi vinto il Campionato), affrontò il neopromosso Parma, che si trovava in coabitazione con il Milan del suo ex tecnico Arrigo «il Profeta di Fusignano» Sacchi al quarto posto con 13 punti e solo due di distacco dalla vetta. L’incontro, che non deluse le aspettative, mostrò una formazione ospite per larghi tratti dominatrice del gioco, ma alla fine sconfitta per lo scarso «cinismo» nelle azioni da rete e per un’errata decisione arbitrale.

Nel primo tempo, tre minuti dopo che un «liscio» determinato da una folata di vento del capitano rossoblù Gianluca «Luca» Signorini sr. aveva consentito ad Enzo Angelo «Turbo» Gambaro di presentarsi solo da sinistra davanti al portiere Simone Braglia, che si era opposto in uscita bassa alla sua conclusione (sul successivo tentativo dello svedese Tomas Brolin era intervenuto di testa Fulvio «Fuffo» Collovati, mandando il pallone verso Marco «il Sindaco» Osio, che aveva indirizzato un innocuo colpo di testa a spiovere, facilmente bloccato dell’estremo difensore dei padroni di casa), il Genoa era passato in vantaggio al 20’ su calcio di rigore (fallo commesso con la mano destra – il regolamento dell’epoca non prevedeva l’espulsione – da Osio, appostato nei pressi del palo sinistro sul calcio d’angolo battuto dalla destra da Mario «Marietto» Bortolazzi, che era stato deviato di testa dal centravanti cecoslovacco Tomas «Fisico» Skuhravy) battuto con un angolato diagonale di destro sotto la traversa dall’uruguayano Carlos Alberto «Pato» Aguilera Nova, che vanificò il tuffo del portiere brasiliano Cláudio André Mergen Taffarel, il quale aveva «indovinato» la direzione del tiro. I ducali sfiorarono il pareggio al 24’ (calcio di punizione da venticinque metri tirato, su appoggio di Osio, di sinistro da Lorenzo Minotti con pallone non trattenuto da Braglia, che ribatté con il corpo il tentativo di «tap-in» di sinistro di Brolin) e al 28’ (diagonale di destro «telefonato» di Alessandro Melli I jr., scattato in contropiede sulla destra, da posizione defilata, a sette metri dalla linea di fondo, ed «egoista» nel non servire Stefano «Bombardino» Cuoghi, libero al centro dell’area di rigore), prima di capitolare per la seconda volta per un meraviglioso calcio di punizione tirato al 37’ da Cláudio Ibraim Váz Leal «Branco» da trentadue metri dal lato meno favorevole a un mancino, cioè quello sinistro, a una trentina di metri dalla linea laterale (problema aggirato dal brasiliano con la sua classica esecuzione con le tre dita esterne del piede sinistro), che si infilò nell’angolino destro alto.

La ripresa vide sùbito il Parma rimettere in discussione le sorti dell’incontro con un colpo di testa nell’angolino sinistro basso di Melli I jr., avventatosi sul pallone crossatogli dalla sinistra da Gambaro con i difensori genoani Signorini sr., Collovati e Vincenzo Torrente. A dieci minuti dalla fine i ducali, che avevano assediato per tutta la ripresa l’area di rigore avversaria, segnarono sugli sviluppi di una punizione, battuta dalla «tre quarti» di destra da Tarcisio Catanese e rifinita da una «torre» di capitan Minotti, con una girata volante di destro da cinque metri nell’angolino destro basso di Osio, ma, su segnalazione del guardalinee Carmelo Tripodi di Siderno, l’arbitro Marcello Cardona di Milano, esordiente in Serie A (categoria in cui per la prima volta dirigeva un incontro un membro della Polizia di Stato; Cardona, laureato in Giurisprudenza già a ventidue anni, all’epoca era commissario e poi sarebbe diventato dal 2009 questore in successione a Varese, a Livorno, a Catania e a Milano e dall’anno scorso prefetto della Provincia di Lodi) e monitorato dalla Tribuna dal designatore Paolo Casarin, annullò la rete, su cui ora darebbe la sentenza definitiva il VAR, ma che per il regolamento dell’epoca sarebbe stata da convalidare, non essendoci «finestra-luce» tra il penultimo uomo genoano (Nicola «Nick» Caricola II) e l’autore della rete ingiustamente annullata. L’allenatore degli ospiti, Nevio Scala, venne bloccato da alcuni componenti della panchina parmense, mentre si stava allontanando dal campo in segno di protesta ed Osio e Cuoghi avrebbero preso due ed una giornate di squalifica per aver continuato a protestare dopo il triplice fischio finale in maniera concitata con i due membri della terna arbitrale che avevano preso quella decisione.

TABELLINO

Genova, domenica 2 dicembre 1990, Stadio “Luigi Ferraris”, ore 14,30

Genoa-Parma 2-1 [XI giornata del Campionato Italiano di Serie A 1990/1991]

Arbitro: Cardona [Milano]

Spettatori: Trentamila circa

Marcatori: nel 1° tempo al 20’ Aguilera (G) su rigore, al 37’ Branco (G); nel 2° tempo al 1’ Melli I jr. (P)

Genoa: 1 S. Braglia, 2 Torrente, 3 Branco, 4 Caricola II, 5 Collovati, 6 Signorini sr., 7 Ruotolo, 8 Bortolazzi, 9 Aguilera (dal 38’ del 2° T.: 16 Pacione), 10 Skuhravy (dal 43’ del 2° T.: 14 Ferroni II), 11 R. Onorati. Allenatore: Bagnoli.

Parma: 1 Taffarel. 2 C. Donati, 3 Gambaro, 4 Minotti, 5 Apolloni, 6 Grun, 7 Melli I jr., 8 Zoratto (dal 19’ del 2° T.: 14 Catanese), 9 Osio, 10 Cuoghi, 11 Brolin (dal 27’ del 2° T.: 16 Mannari). Allenatore: N. Scala.

Note: Branco (G) segna con un calcio di punizione da circa 32 metri.

Stefano Massa

(membro del Comitato Storico Scientifico del Museo della Storia del Genoa)

 

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.