Correva l’anno 1990: a Verona Scoglio ruppe le uova nel paniere della salvezza al suo successore Bagnoli

Il gol di Fontolan II con cui il Genoa pareggiò fu un duro colpo alle speranze di salvezza del Verona

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Franco Scoglio
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Domenica 25 marzo 1990 il Genoa e l’Hellas Verona avevano affrontato nella quintultima giornata di Campionato le due squadre della Capitale, rispettivamente pareggiando in casa per 2-2 e perdendo in trasferta per 2-5. In un calcio che avrebbe assegnato ancora per i quattro successivi campionati due punti ai vincitori degli incontri la sfida di due domeniche dopo (successiva all’ultima sosta del Campionato per permettere di giocare sabato 31 marzo a Basilea l’incontro tra Svizzera ed Italia, vinta per 1-0 dagli Azzurri, all’ultima amichevole prima della Coppa del Mondo che si sarebbe disputata nella loro nazione da venerdì 8 giugno a domenica 8 luglio) al “Marc’Antonio Bentegodi” tra le due squadre appariva di fondamentale importanza per la salvezza: i liguri, undicesimi, con 25 punti, ne avevano uno di vantaggio sul Lecce, due sull’«ammucchiata» di quattro squadre, costituita da Cesena, Fiorentina, Udinese e Cremonese (le prime due si sarebbero salvate e le altre due no), tre sull’Hellas Verona e sei sull’Ascoli, che sarebbe matematicamente retrocesso con una giornata d’anticipo (quella della seconda «fatal Verona» per il Milan, riconfermatosi quattro giorni prima campione d’Europa, sconfitto domenica 22 aprile 1-2 in rimonta dagli scaligeri ed irrimediabilmente staccato di due punti a una giornata dal termine dai futuri campioni d’Italia del Napoli, a distanza di poco meno di diciassette anni dal 3-5 all’ultima giornata che domenica 20 maggio 1973 aveva rimandato di sei anni la conquista della Stella da parte della squadra di capitan Gianni «l’Abatino» Rivera), facilitando così il compito ai rossoblù nell’ultimo impegno stagionale (la partita al “Luigi Ferraris” si concluse con la vittoria dei padroni di casa per 2-0).

Era la terza volta nella stagione agonistica 1989/1990 che il Genoa del «Professore» Francesco «Franco» Scoglio e il Verona di Osvaldo «lo Schopenahuer della Bovisa» Bagnoli (che si sarebbero di fatto dati – non considerando l’«intermezzo», dopo le dimissioni del tecnico eoliano, di Gianni Gennari a maggio nella Coppa Mitropa – di lì a poco il cambio sulla panchina rossoblù) si affrontavano e fu l’unica in cui gli scaligeri (nel precedente anno solare vittoriosi in casa per 2-1 – con rete di Gianluca Gaudenzi al 27’ del primo tempo, raddoppio di Vincenzo Mazzeo al 12’ della ripresa e «goal della bandiera» di Alberto Urban allo scadere – nella finalissima del quadrangolare internazionale – a cui avevano partecipato anche le formazioni argentine del Newell’s Old Boys di Rosario e del River Plate di Buenos Aires – denominato “Torneo Città di Verona”, disputatasi lunedì 14 agosto e all’andata in trasferta per 1-0 – grazie all’unica rete in Serie A del difensore Alberto Bertozzi, che andò a segno al 18’ del primo tempo – domenica 3 dicembre in quella che era stata, dopo l’immediata eliminazione in Coppa Italia sul campo del Barletta e i cinque pareggi ed otto sconfitte in Campionato, il primo successo stagionale a livello ufficiale) non si imposero, nonostante a mezz’ora dal termine dell’incontro tra le «mura amiche» si fossero trovati in vantaggio di una rete e di un uomo.

I padroni di casa andarono rapidamente in vantaggio dopo sette minuti di gioco: Davide Pellegrini II fece partire a sedici metri dalla linea di fondo un traversone dalla destra, sul quale si avventò  in tuffo in piena area di rigore Tullio Gritti, contrastato da Gianluca «Luca» Signorini; il velleitario colpo di nuca del centravanti scaligero mandò contro il fianco destro del libero e capitano rossoblù il pallone, che si avviò verso il fondo, ma nella successiva rincorsa l’attaccante fu abile a sottrarlo all’avversario che in un primo momento lo aveva anticipato e a rimetterlo al centro prima che uscisse dal fondo con un tocco di destro in scivolata, su cui intervenne maldestramente Gennaro «Gennarino» Ruotolo, il quale invece che spazzarlo via dall’ingresso dell’area di porta in cui si trovava, lo passò indietro (all’epoca non era vietato al portiere impadronirsene con le mani) a Simone Braglia, che venne preceduto da un intervento in scivolata di destro di Pietro «Pierino» Fanna, che gli fece passare il pallone in mezzo alle gambe e, dopo venti partite consecutive senza reti in quel Campionato, ne segnò una con la maglia dell’Hellas Verona (a cui era tornato dopo quattro anni di militanza interista; l’ultima segnatura in gialloblù risaliva a quella di apertura nel 4-2 all’Avellino di domenica 19 maggio 1985, in cui l’Hellas Verona aveva festeggiato nel suo stadio lo Scudetto «matematicamente» conquistato sette giorni prima a Bergamo). Curiosamente la veloce ala che aveva conquistato anche tre titoli nazionali con la Juventus ed uno – nel precedente Campionato – con l’Internazionale era l’unico con l’allenatore Bagnoli ad aver vinto il titolo nazionale sulle sponde dell’Adige un lustro prima, mentre nella distinta presentata all’arbitro Luigi Pairetto sr, di Torino dal Genoa figuravano due fratelli minori (Davide «Fontolino» Fontolan II ed Armando Ferroni II, rimasto in panchina) di due protagonisti – nel reparto difensivo – di quell’indimenticabile impresa (Silvano «la quercia di Garbagnate» Fontolan I e Mauro «Doberman» Ferroni I). Il Genoa nel primo tempo si fece vivo con un tiro – scoccato dalla sinistra un paio di metri dentro l’area di rigore – di esterno sinistro di Fontolan II al 38’ indirizzato verso il «primo palo», che costrinse il portiere dei padroni di casa Angelo «Tyson» Peruzzi a una non difficile parata in tuffo, mentre i padroni di casa al 42’, grazie a un pallone recuperato prima che uscisse dal campo sulla sinistra a una decina di metri dalla bandierina del calcio d’angolo da Vittorio «Dinamite» Pusceddu («attore non protagonista» nella promozione in Serie A del Genoa nel campionato precedente con due «gettoni di presenza» da subentrante per un totale di meno di un’ora – diciotto minuti nella partita interna vinta 1-0 con il Taranto domenica 12 marzo 1989, in cui venne espulso, e trentacinque in quella esterna persa 0-1 contro la Sambenedettese domenica 14 maggio 1989 – in campo) e rapidamente «lavorato» con tocchi «di prima» da Pellegrini II e dallo svedese Robert Klas-Göran Prytz, ebbero con un intervento in spaccata di esterno destro di Gritti ad otto metri dalla porta una clamorosa occasione per raddoppiare, ma il centrattacco si dimostrò più bravo ad anticipare Nicola «Nick» Caricola II che a mandare il pallone al di sotto, anziché al di sopra – come avvenne –, della traversa.

Nella ripresa il Genoa ebbe un’occasione per pareggiare dopo due minuti con una rovesciata di destro di Stefano Eranio servito dalla destra da un colpo di testa di Ruotolo, che aveva ricevuto un lancio «a tagliare il campo» di Caricola II: il pallone finì la sua corsa tra le braccia del ben piazzato Peruzzi. Al 9’ e al 17’ Pellegrini II ebbe due occasioni con conclusioni di destro per segnare la seconda rete veronese: la prima, dalla destra, in diagonale, un paio di metri dentro l’area di rigore, venne bloccata da Braglia in tuffo; la seconda, dal centro-sinistra, pochi centimetri fuori dall’area di rigore si stampò contro la traversa per poi uscire dal rettangolo di gioco. Tra i due episodi Caricola II si vide sventolare sotto gli occhi dall’arbitro per la seconda volta il cartellino giallo – con conseguente espulsione – per un intervento rude ai danni di Gritti dentro il cerchio di centrocampo nella metà campo difensiva del Genoa: fu la settima partita di quel campionato con almeno un giocatore del Genoa, che in due casi aveva terminato l’incontro in nove, allontanato dal campo. Scoglio per non farsi cogliere impreparato dal punto di vista tattico fece subito uscire il «fantasista» uruguayano Rubén Walter Márquez Paz «Rubén Paz», andando a posizionare come terzino sinistro «fluidificante», al posto dell’espulso, Valeriano Fiorin; dopodiché, dovendo recuperare il risultato di parità, sacrificò un altro dei tre uruguayani in organico (erano tutti quel giorno nell’«undici» iniziale), il «regista» José Batlle «el Chueco» Perdomo Teixeira, facendo entrare al 22’ il «fantasista» Alberto Urban, il quale due minuti dopo lo ripagò della fiducia accordatagli, avviando l’azione del pareggio, magistralmente rifinita dal migliore dei tre uruguayani, Carlos Alberto «el Pato» Aguilera Nova, che fece partire dalla «tre quarti» di destra un dosato traversone, «arpionato» di sinistro da Fontolan II, che, dopo aver «bruciato sullo scatto» Ernesto Calisti e Fanna, anticipò con un beffardo tocco da circa tre metri di interno sinistro sotto la traversa la non particolarmente tempestiva uscita in tuffo di Peruzzi, segnando nuovamente nello stadio che lo aveva visto sabato 12 agosto 1989 match-winner al 33’ del primo tempo nella decisamente meno importante partita contro il River Plate (semifinale del “Torneo Città di Verona”).

La rete del fratello minore dello stopper dell’Hellas Verona dello Scudetto di cinque anni prima fu un duro colpo alle speranze di salvezza dei padroni di casa, che, nonostante il clamoroso successo interno alla penultima giornata contro il Milan, non furono in grado di raggiungerla e, in pratica, fu una sorta di nemesi del goal di Massimo Storgato che aveva fissato domenica 29 aprile 1984 a diciassette minuti dalla fine sull’1-1 il risultato dell’incontro Genoa-Hellas Verona, valido per la XXVII – e terzultima – giornata di Campionato, che frenò la rincorsa dei rossoblù (capaci di raccogliere 12 punti nelle ultime otto partite dopo i 13 conquistati nelle prime ventidue) verso la poi non ottenuta salvezza.

TABELLINO

Verona, domenica 8 aprile 1990, Stadio “Marc’Antonio Bentegodi”, ore 15,30

Hellas Verona-Genoa 1-1 [XXXI giornata del Campionato Italiano di Serie A 1994/1995]

Spettatori: ventiseimila circa

Arbitro: Pairetto sr. [Torino]

Marcatori: nel 1° tempo Fanna (V) al 7’, nel 2° tempo Fontolan II (G) al 24’

Verona: 1 Peruzzi, 2 Sotomayor, 3 Pusceddu, 4 Prytz, 5 Favero, 6 N. Gutiérrez, 7 D. Pellegrini II, 8 Calisti (dal 29’ del 2° T.: 16 M. Iorio), 9 Gritti, 10 Magrin, 11 Fanna (dal 34’ del 2° T.: 14 A. E. Acerbis). Allenatore: Bagnoli.

Genoa: 1 S. Braglia, 2 Torrente, 3 Caricola II, 4 Collovati, 5 Perdomo (dal 22’ del 2° T.: 15 A. Urban), 6 Signorini sr., 7 Eranio, 8 Ruotolo, 9 Fontolan II, 10 Rubén Paz (dal 15’ del 2° T.: 14 Fiorin), 11 Aguilera. Allenatore: Scoglio.

Note: espulso al 15’ del 2° T. Caricola II (G); scontri dei tifosi del Genoa (uno dei quali arrestato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale ed altri due fermati) con le forze dell’ordine e con i tifosi del Verona

Stefano Massa

(membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)


Il gol di Fontolan in Verona-Genoa 1-1 del 1990 (Foto filmato Rai)
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