Correva l’anno 1948: l’Inter perse l’imbattibilità al Ferraris, travolto nella ripresa dal Genoa

Il Grifone trionfò con un netto 4-1 sui nerazzurri

470
La fotografia, tratta da "Il Calcio Illustrato" mostra la rete del pareggio rossoblù, messa segno da Andrea Verrina

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Ventiquattro anni dopo l’incontro di domenica 24 ottobre 1948 un protagonista di Genoa-Internazionale 4-1 così ricordava quella partita, disputatasi sette giorni dopo la peggior disfatta rossoblù nei Derbies della Lanterna (sconfitta per 1-5) sulla pubblicazione “Guida rossoblù”: “In quell’anno giocai le mie ultime partite di serie A, e fu l’ultimo anno fino ad ora – si vede che la mia presenza menò buono – in cui la gente parlò di Genoa da scudetto. Eravamo partiti lancia in resta, segnando sette reti al Padova, battendo la Juventus, pareggiando a Bologna e a Livorno. Poi venne la famosa sberla del cinque a uno della Sampdoria. La domenica seguente arrivava la grande Inter di Amadei, Lorenzi e Nyers, e noi andammo in campo abbacchiati come scolaretti sgridati dal maestro. E figurarsi quando Armano segnò per i nerazzurri! Dovemmo arrivare fino al 20’ della ripresa per pareggiare. E sapete chi pareggiò? Proprio io, Andrea Verrina. Fu probabilmente il gol che mi rese più felice, in tutti quelli che, modestamente, ho segnato. Quella partita finì con una nostra vittoria per quattro a uno, e fu un risultato addirittura clamoroso. Ricordo la mia gioia: era pari a quella del più acceso tifoso. Perché, io, tifoso del Genoa, lo sono stato sempre. Nel Genoa, vi prego di non dimenticarlo, ho tirato i miei primi e i miei ultimi calci da professionista…”. Davvero memorabile fu quella giornata per la talentuosa mezzala (a Napoli, dove aveva giocato con gli azzurri per cinque campionati era stato ribattezzato «il re dei filtradores»), dedicataria dal 2005 del Genoa Club Certosa di Rivarolo, suo luogo natìo, alla seconda presenza stagionale con il Genoa (ritornava a vestire la maglia rossoblù dopo sole tre apparizioni in Campionato – una nei campionati 1936/1937, 1938/1939 e 1940/1941 – e tredici in quello bellico non ufficiale del 1944), in sostituzione dello squalificato grande fantasista argentino Juán Carlos «Verde» Verdeal, che a Bologna nell’incontro pareggiato 2-2 il 10 ottobre si era rivolto in maniera irriguardosa all’arbitro Giacomo Bertolio di Torino.

Sostenuta da diecimila suoi tifosi (ancora euforici per il successo esterno per 2-0 nel derby con il Milan di sabato 16 ottobre), l’Internazionale, capolista con 8 punti – in coabitazione con le due squadre torinesi (quel giorno i granata avrebbero espugnato, vincendo per 2-1, il “Comunale”, stadio dei rivali cittadini) e la sorprendente Lucchese Libertas – ed unica delle venti squadre della Serie A (fu quello l’ultimo campionato vinto dal Grande Torino, schiantatosi contro il colle di Superga mercoledì 4 maggio 1949, e il migliore del Genoa, che terminò settimo, dei primi ventitré postbellici – fino al 1989/1990 compreso – di massima serie) ancora imbattuta, passò in vantaggio a sorpresa (i padroni di casa avevano sfiorato la rete con un diagonale di destro di Bruno Mazza nella prima azione dell’incontro e con due conclusioni – la prima di testa, l’altra di piede – di Silvio Formentin al 10’ e al 21’ respinte da Angelo «Nane» Franzosi, che nella seconda occasione si era fatto trovare pronto a bloccare il successivo tiro di Verrina) al 22’ del primo tempo con un imparabile per Dante Piani tiro di destro in diagonale da distanza ravvicinata di Gino «Ginetto» Armano, scattato sulla destra a ricevere un rasoterra in profondità dell’apolide di origine franco-ungherese István «le Grand Étienne» Nyers I non intercettato da Giulio Pellicari. Gli ospiti pochi minuti dopo ebbero una potenziale occasione da rete, quando un’uscita alta «a farfalle» di Piani stava per favorire il colpo di testa a porta vuota di Nyers I, che venne preceduto da una spettacolare rovesciata di capitan Vittorio «Tojo» Sardelli; dopodiché il Genoa reagì, impegnando nel finale del tempo Franzosi in una difficile parata su tiro di Riccardo Dalla Torre.

Lo stesso Dalla Torre sfiorò con un diagonale rasoterra di sinistro il palo sinistro della porta all’inizio della ripresa, poi gli ospiti ebbero due clamorose occasioni per raddoppiare prima con un tiro di Nyers I, presentatosi in solitudine davanti a Piani, che gli ribatté il pallone, poi spedito sull’esterno destro della porta da Armano, il quale al 19’ favorì con un suo dosato lancio un tiro al volo di sinistro di Amedeo «il Fornaretto» Amadei, che colse la base del palo sinistro. A ribadire ancora una volta la legge non scritta del calcio «goal fallito, goal subito!» i padroni di casa, che attaccavano nella ripresa sotto la Gradinata Nord, che li incitava a gran voce, pervennero al pareggio con la precedentemente ricordata rete di Verrina, il quale, indisturbato nel cuore dell’area di rigore, si inginocchiò per deviare di testa verso l’angolino basso destro della porta avversaria il traversone dalla destra all’indietro di Formentin, liberatosi, dopo aver dribblato due avversari, sugli sviluppi di una rimessa laterale battuta da Silvano Trevisani IV. Un’azione simile, ben congegnata dal reparto offensivo del Genoa, diede sei minuti dopo la rete del «sorpasso»: verticalizzazione di Mazza per Formentin, che con un tocco di destro dalla destra sull’uscita bassa di Franzosi (che si infortunò alla spalla destra, dovendo rimanere dolorante e menomato in campo, visto che il calcio dell’epoca non contemplava sostituzioni) diede la possibilità all’accorrente Dalla Torre di mettere senza difficoltà il pallone nella porta sguarnita con un tocco di sinistro da un metro al 26’. I milanesi non ebbero tempo di riorganizzarsi per cercare di tornare in parità, visto che il tocco del pallone colpito di testa da Mazza con un pugno da parte del frastornato Tristano Pangaro, un terzino destro adattato in quell’occasione a difensore centrale in un 3-4-3 «sistemista», stante l’assenza per infortunio del titolare Attilio Giovannini, venne sanzionato dal signor Giorgio Bernardi di Bologna con la massima punizione, poi trasformata da Pellicari con un tiro di destro sotto la traversa alla sinistra di Franzosi, nuovamente battuto al 36’ da un diagonale di destro da una dozzina di metri di Mazza, che aveva proficuamente sfruttato la «sponda» di Formentin. Negli ultimi minuti sul tabellino dell’incontro si registrarono due pali (uno per parte ed entrambi il sinistro): il primo fu colpito su calcio di rigore (concesso per atterramento di Amadei, ai cui polpacci si era aggrappato Francesco «Giobatta» Tortarolo) battuto con un diagonale di sinistro da Nyers I, a cui fu annullata la successiva rete quando aveva nuovamente colpito il pallone che gli era ritornato tra i piedi; il secondo venne preso con un tiro di destro dal basso verso l’alto scoccato da Formentin, involatosi in contropiede su lancio di Mazza.

TABELLINO

Genova, domenica 24 ottobre 1948, Stadio “Luigi Ferraris”, ore 15,00

Genoa-Internazionale 4-1 [VI giornata del Campionato Italiano 1947/1948]

Arbitro: Bernardi [Bologna]

Spettatori: Trentacinquemila circa

Marcatori: nel 1° tempo al 22’ Armano (I); nel 2° tempo al 20’ Verrina (G), al 26’ Dalla Torre (G), al 28’ Pellicari (G) su rigore, al 36’ Mazza (G)

Genoa: 1 Piani, 2 Sardelli, 3 Pellicari, 4 Grisanti, 5 Cattani, 6 Tortarolo, 7 Trevisani IV, 8 Formentin, 9 Mazza, 10 Verrina, 11 Dalla Torre. Allenatore: Allasio.

Inter: 1 Franzosi. 2 Gariboldi, 3 Pian, 4 Fattori, 5 Pangaro, 6 Achilli, 7 Armano, 8 Lorenzi, 9 Amadei, 10 Campatelli, 11 Nyers I.. Allenatore: Astley; Direttore Tecnico: Cappelli.

Note: il portiere Franzosi (I) gioca in condizioni menomate dal 26’ del 2° T.; al 40’ circa del 2° T. Nyers I (I) tira contro il palo sinistro un calcio di rigore, indirizzando poi sulla respinta il pallone in porta (la rete viene ovviamente annullata).

Stefano Massa

(membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.