Correva l’anno 1948: il Grande Torino vinse per l’ultima volta sotto la Lanterna contro il Genoa

La vittoria di Valentino Mazzola e compagni, che scompariranno nella tragedia di Superga il 4 maggio 1949, certificò la terza sconfitta interna consecutiva del Genoa contro i granata in campionato

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La rete del provvisorio pareggio rossoblù siglata da Vittorio Bergamo durante Genoa-Torino del 13 giugno 1948 (Foto tratta da "Il Calcio Illustrato")

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Tra la quartultima vittoria in Campionato del Torino in casa del Genoa e la terzultima ci fu un intervallo di ventisei anni, sette mesi e sette giorni (in venti partite i granata ottennero al “Luigi Ferraris” solamente otto pareggi), ma da quando hanno ripreso a vincere, domenica 20 maggio 2018, non si sono più fermati, facendo al 2-1 di quel giorno seguire in un paio di sabati dell’anno successivo (il 20 aprile e il 30 novembre) due vittorie per 1-0. Tre successi consecutivi in casa del Genoa erano stati conquistati solamente dal Grande Torino, che poi fu surclassato nell’indimenticabile domenica di Santo Stefano del 1948, in cui il Genoa si impose per 3-0. Dopo quella sconfitta la leggendaria formazione giocò altre diciotto partite di Campionato, vincendone undici e pareggiandone sette. La Tragedia di Superga impedì agli sportivi genovesi di rivedere capitan Valentino «Tulèn» Mazzola sr. e compagni nell’ultima domenica di maggio del 1949 (il 29 i ragazzi del Torino si imposero quel giorno per 3-2 sui loro omologhi blucerchiati). Nell’inauspicabile caso che oggi i granata vincessero per la quarta volta consecutiva, si verificherebbe il caso paradossale di una squadra che ha avuto il peggior inizio di Campionato nella storia del Torino che batterebbe un primato di quella che meglio di qualsiasi altra l’ha illustrata! Pertanto, sfidando il possibile paradosso con un altro paradosso, in questa rubrica verrà raccontata non la grande vittoria genoana che interruppe quel «circolo vizioso» (peraltro naturalissimo, vista la forza degli avversari!), ma la partita – dal finale burrascoso – in cui i granata calarono il «tris».

Fu quello – per il ripescaggio «patriottico» della Triestina (la città giuliana era nella cosiddetta Zona A, sotto l’amministrazione franco-britannico-statunitense, e ci sarebbe rimasta fino a lunedì 25 ottobre 1954), arrivata ultima nel Campionato precedente e sorprendentemente seconda alla pari di Milan e Juventus in quello che stava per concludersi domenica 13 giugno 1948, il giorno di Genoa-Torino – il secondo (a trentotto anni di distanza da quello con nove squadre del 1909/1910) e finora ultimo massimo campionato «a girone unico» con un numero dispari di partecipanti (le squadre iscritte erano ventuno) –. I granata (che totalizzarono 65 punti – la vittoria ne dava due –, con sedici lunghezze sulle tre squadre che condivisero la «piazza d’onore», si fermarono al termine delle quaranta partite di campionato a quota 125 reti segnate – con una media di più di tre a a partita! – con il Genoa, sconfitto 1-2 in entrambi gli incontri, secondo alle spalle della Juventus – che registrò un doppio 1-1 nei derbies – e alla pari di Napoli, Sampdoria, Atalanta, Lazio e Milan per minor numero di reti subite dai campioni d’Italia nel doppio scontro!) erano certi di aver conquistato un altro Scudetto dopo quelli del 1927/1928, del 1942/1943, del 1945/1946 e del 1946/1947 da domenica 30 maggio, quando avevano rimontato in casa tre reti alla Lazio, imponendosi per 4-3, mentre il Genoa, che nel turno infrasettimanale di giovedì 27 maggio aveva ottenuto un fondamentale successo interno per 3-1 sulla Salernitana, distanziandola di cinque punti. si era poi visto avvicinare dal «duo» campano (Salernitana e Napoli, che sarebbero stati accomunati a fine campionato dal comune destino della retrocessione) e, quindi, aveva un vantaggio di sole tre lunghezze sulle squadre virtualmente retrocesse (andavano in Serie B le ultime quattro) con ancora otto punti in palio.

Prima di degenerare negli episodi descritti nelle note presenti nel tabellino dopo le due formazioni anche per colpa di un paio di comportamenti di giocatori ospiti non in linea con gli atteggiamenti che avrebbe dovuto tenere una formazione amata da tutti gli sportivi italiani (Danilo Martelli rivolse un gesto volgare al pubblico e Valerio «Baciga» Bacigalupo, grande protagonista dell’incontro con le sue parate – in particolare, al 33’ della ripresa, quando aveva deviato sul fondo con un plastico volo un’insidiosissima conclusione di Silvano Trevisani IV –, prima che i padroni di casa all’ultimo minuto battessero sotto la Gradinata Nord il loro decimo ed ultimo calcio d’angolo – poi ben respinto di pugno dal suo occasionale sostituto Mazzola sr. – colpì con un pugno Renato Brighenti I, che venne ingiustamente accomunato a lui nel provvedimento dell’espulsione dall’incerto arbitro Ferruccio Bellè di Venezia, il quale curiosamente avrebbe diretto a Torino anche nel successivo campionato l’incontro di ritorno tra le due squadre, il primo giocato dal sodalizio granata dopo la Tragedia di Superga), la partita ebbe tra la fine del primo tempo e l’inizio della ripresa i suoi momenti salienti: al 44’ del primo tempo Giuseppe «Pino» Grezar, dopo una lunga «galoppata» non contrastata dai centrocampisti genoani, fece partire da una ventina di metri un forte tiro respinto in tuffo a mani aperte dal portiere rossoblù Franco Cardani e ripreso da una decina di metri da Eusebio «Zampa di velluto» Castigliano che lo infilò con un diagonale di destro nell’angolino basso destro della porta genoana dopo che il pallone si era beffardamente infilato tra le gambe del portiere genoano prontamente rialzatosi; al 1’ della ripresa Trevisani IV mise al centro, dalla lunetta del calcio d’angolo di sinistra, un pallone che venne respinto di pugno verso di lui da Bacigalupo VI, caricato in maniera giudicata non irregolare da Brighenti I, che lo fece stramazzare al suolo (con l’attuale regolamento l’azione verrebbe interrotta dal fischio dell’arbitro), e che venne spedito nuovamente in area da Trevisani IV e mandato di testa in rete da Vittorio Bergamo nell’angolino alto sinistro (il tentativo di Sauro Tomà, che sarebbe stato uno dei pochi sopravvissuti, in quanto non convocato – lui a causa di un infortunio – dalla tragica trasferta in Portogallo di undici mesi dopo, del Grande Torino, di ribattere di testa risultò vano), che a pochi metri dalla porta batté tutti in elevazione, restituendo il pareggio ai padroni di casa, che lo persero otto minuti dopo per una rete di Guglielmo «il Barone» Gabetto sr., che finalizzò con un tocco di destro da pochi metri una magistrale azione iniziata con una rovesciata da metà campo di Mazzola sr.., che aveva liberato sulla fascia sinistra Franco Ossola, il quale, dopo aver dribblato Vittorio «Tojo» Sardelli, aveva messo al centro un traversone forte e teso; all’11’ i campioni d’Italia, sfruttando il momentaneo disorientamento degli avversari, andarono vicini alla terza segnatura, quando un gran tiro di Castigliano colpì un palo.

TABELLINO

Genova, domenica 13 giugno 1948, Stadio “Luigi Ferraris”, ore 17:00

Genoa-Torino 1-2 [XIL giornata del Campionato di Serie A 1947/1948]

Arbitro: Bellè [Venezia]

Spettatori: Trentamila circa

Marcatori: nel 1° tempo Castigliano (T) al 44’; nel 2° tempo Bergamo (G) al 1’, Gabetto sr. al 9’

Genoa: 1 Cardani, 2 Sardelli, 3 Stellin, 4 Grisanti, 5 Cattani, 6 Bergamo, 7 Trevisani IV, 8 Formentin, 9 Brighenti I, 10 Rosignoli, 11 Dalla Torre. Allenatore: Allasio.

Torino: 1 Bacigalupo VI, 2 Ballarin, 3 Tomà, 4 Martelli, 5 M. Rigamonti, 6 Grezar, 7 Menti III, 8 Castigliano, 9 Gabetto sr.., 10 Mazzola sr., 11 Ossola. Allenatore: Sperone; Direttore Tecnico: Lievesley.

Note: al 44’ del 2° T. espulsi Brighenti I (G) e Bacigalupo VI (T), che viene sostituito in porta da Mazzola sr.; al termine dell’incontro si verificano in campo scontri tra i giocatori delle due squadre e vengono lanciati dei sassi contro i giocatori del Torino che stanno raggiungendo gli spogliatoi (in cui verranno assediati per ore), mentre in Tribuna alcuni tifosi rossoblù insultano il Commissario Unico della Nazionale Italiana, nonché redattore del giornale torinese “La Stampa” Vittorio Pozzo, che da uno di loro viene afferrato per i capelli e fatto oggetto di uno sputo sul viso; le forze dell’ordine disperdono con il lancio di lacrimogeni i tifosi del Genoa che stazionano davanti allo stadio per permettere al pullman (il “Conte Rosso”) degli ospiti, a cui è stato bucato un pneumatico, di uscire dall’impianto, scortandolo fino alla Questura, dove vengono raccolte delle testimonianze e fornite delle indicazioni per un rientro senza problemi a Genova; mercoledì 14 giugno viene inflitta una giornata di squalifica al campo del Genoa, alla cui dirigenza viene riconosciuta una fattiva collaborazione per evitare che la situazione degenerasse, che verrà scontata domenica 20 giugno 1948 nell’incontro vinto 2-1 con la Triestina al “Comunale” di Bergamo.

Stefano Massa

(membro del Comitato Ricerca e Storia del Museo della Storia del Genoa)

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