Correva l’anno 1914: Italia-Svizzera si giocò nello stadio del Genoa

Il racconto storico di Massimo Prati del match tra le due squadre che si sfideranno stasera

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Italia-Svizzera giocata a Genova il 5 aprile del 1914 (fonte: Archivio Fondazione Genoa)

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Nel giorno di Italia-Svizzera, una panoramica su due storici incontri tra azzurri e rossocrociati. Pagine di storia del calcio internazionale che si incrociano con la storia del Genoa: l’incontro del 1914 fu giocato a Genova, nel campo del Genoa, mentre in quello del 1915 la presenza rossoblù fu in qualche modo trasversale: ex genoano il marcatore elvetico (Charles Comte del Servette di Ginevra), genoano il migliore in campo (Renzo De Vecchi) secondo “La Gazzetta dello Sport”, e genoano l’arbitro (Edoardo Pasteur).

Per completezza di informazione va detto che nella partita di ritorno del 1914, a Berna, si registrò la presenza di tre genoani: Mister Garbutt (staff tecnico), Renzo De Vecchi e Claudio Casanova.
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Genova, 5 aprile 1914, Stadio di Via del Piano. Italia-Svizzera 1-1. Prima di tutto, credo sia interessante sottolineare il fatto che, alla vigilia di questo match, “La Gazzetta dello Sport” aveva titolato un suo articolo: “Italia e Svizzera. Incontreremo per la terza volta dopo un lungo armistizio i nostri primi maestri”. Questo perché, contro la Svizzera (tra le prime nazioni a praticare il calcio in Europa), c’erano stati due incontri nel 1911: uno a Milano (pareggio due a due) e uno a La Chaux-de-Fonds (sconfitta per tre a zero).

Gli articoli pubblicati dalla stampa genovese, all’indomani del match, tendevano invece a dare un’idea dell’ambiente caloroso ed effervescente che si era creato allo stadio: come ho già avuto modo di segnalare in altre circostanze, un primo dato da sottolineare è, infatti, quello dell’affluenza del pubblico registrato nella nostra città.

In effetti, tre anni prima di questa partita la Svizzera aveva giocato contro l’Italia, all’Arena Civica di Milano, mentre sette mesi dopo l’incontro genovese, nel gennaio del 1915, gli elvetici avrebbero affrontato gli azzurri a Torino.

Come ho avuto modo di ricordare nel racconto “Agli Albori del Football Internazionale”, in questi due incontri della nazionale furono registrati circa cinquemila paganti, mentre a Genova gli spettatori furono più di novemila, a testimonianza del seguito che da sempre il calcio ha avuto all’ombra della Lanterna.

Infatti, in un articolo uscito all’indomani del match, su un quotidiano nazionale, possiamo leggere: “Novemila persone affollavano il campo del Genoa che s’era addobbato a festa e portava confusi negli striscioni e sulle antenne i colori dell’Italia e della Svizzera. L’avvenimento ha chiamato a Marassi tutta la folla sportiva della Superba”.

Dalla lettura di altri quotidiani dell’epoca, poi, constatiamo pure come fossero presenti le autorità militari e civili, analogamente a quanto avvenuto in altre città. Nella tribuna d’onore si segnalava la presenza del sindaco, Professor Grasso, del cerimoniere Cavalier Bava, dei consiglieri Bocca, Mombello e Garassini, del Presidente della Federazione Svizzera di Football, Signor Beck, e di alcuni membri della federazione stessa.

La presidenza del Genoa si era fatta un grande onore dell’allestimento del campo e dell’impianto e non aveva neanche trascurato la stampa, la quale disponeva in tribuna di postazioni dotate di tutto l’equipaggiamento necessario. Inoltre, la sera prima, la squadra svizzera era stata invitata ad un ricevimento nella sede del club rossoblù.

Poco prima dell’inizio della partita, un nutrito battimani aveva salutato l’ingresso di atleti in maglia rossa: in effetti, si era pensato alla scesa in campo degli svizzeri. Ma si era trattato di un falso allarme: erano i “boys”, i “raccattapalle”, destinati a raccogliere i palloni fuori dal campo. Però, alla fine, gli svizzeri avevano fatto davvero il loro l’ingresso sul terreno di gioco ed un secondo applauso, più nutrito, salutava poco dopo l’entrata del loro team. Infine, i battimani si erano fatti ancora più forti per l’entrata in campo degli italiani.

Ricordiamo che si era nel 1914. Quello sarà l’anno in cui il Casale vincerà lo scudetto e questo aspetto si era manifestato anche nella formazione azzurra che schierava appunto alcuni giocatori di questo club piemontese: Parodi, Berbesino, Mattea e Varese.

Come era frequente in quegli anni, anche i vercellesi avevano una buona rappresentanza in azzurro: Innocenti, Valle, Cevenini e Corna. Completava l’ossatura del team italiano, in grandissima parte di matrice piemontese, la presenza del torinista Mosso III.

I club non piemontesi erano rappresentati solo dall’interista Fossati e, per la gioia del pubblico rossoblù, dal genoano De Vecchi. Per i genoani, una nota lieta era anche la presenza di William Garbutt, con funzione di allenatore.

A proposito dei calciatori elvetici, sia la stampa svizzera che quella italiana segnalavano la presenza di giocatori di buon livello come Edmund Bieri, portiere degli Old Boys di Basilea. Poi, i due difensori Otto Fehlmann (Servette) ed Eduard Duriaux (Stella Friburgo). A centrocampo, Oskar e Paul Neumeyer, due fratelli che militavano nel San Gallo (la squadra più antica della Svizzera, fondata nel 1879) insieme al Basilese Kaltenback. In attacco: Wydler e Maerki dell’Aarau (squadra vincitrice del campionato svizzero in quella stagione). Poi Pierre Collet del Montriond-Losanna e due fratelli dell’Étoile La Chaux-De-Fonds: Paul et Charles Wyss. Di Paul Wyss e di Pierre Collet , “La Gazzetta dello Sport”, in occasione del già citato match tra Italia e Svizzera del 1911, aveva scritto: “Wyss, del F.C. Etoile La Chaux-de-Fonds, è l’uomo nel quale i suoi compatrioti ripongono maggiore fiducia per la marcatura dei punti. Ed è una fiducia che merita. Ha 20 anni, gioca da 10 e fu 3 volte internazionale. Collet del Montriond Sport Losanna, non ha che 20 anni ma è quasi un veterano. Gioca da 6 anni e fu 6 volte internazionale. Di ruolo ala sinistra, maestro di tattica e le sue fughe sono proverbiali”.

Tra l’altro da questi brevi profili biografici si intuisce che la Svizzera, a quei tempi, era all’avanguardia anche nella creazione dei settori giovanili. Infatti, Wyss aveva iniziato a giocare a calcio all’età di 10 anni e Collet a 14.

Il match di ritorno del 1914 giocato a Berna. Il primo da sinistra è William Garbutt, il terzo è Claudio Casanova, mentre il primo da destra è Renzo De Vecchi (fonte: “William Garbutt. Il Padre del Calcio Italiano”, Paul Edgerton)

LA PARTITA

Per la cronaca della partita possiamo affidarci al resoconto de “La Gazzetta dello Sport”, uscito all’indomani del match.

Già ad una semplice e prima occhiata, il sottotitolo della “rosea” fornisce un giudizio sintetico sull’andamento del match: “Il rosso team elvetico, dopo di essersi salvato in tutto il primo tempo dal magnifico impeto italiano, sorge dominatore nella ripresa”.

A quel commento, posso aggiungere che, da studioso dei rapporti calcistici tra italiani e svizzeri, ho avuto modo di constatare come il fatto di “concedere” il primo tempo all’avversario, cercare di neutralizzarne gli attacchi e fiaccarne le energie, fosse una tattica costante della nazionale svizzera. Tattica che nei due match precedenti tra azzurri e rossocrociati, aveva portato ad una vittoria casalinga degli elvetici e un pareggio esterno.

Ma torniamo alla cronaca del match genovese. L’Italia, come già detto, parte bene. Già nelle prime fasi di gioco si registra un attacco di Mosso III, il quale, poco dopo, si ripete a seguito di un dribbling ai danni di Fehlmann.

Dopo, è la volta di Mattea che costringe il portiere svizzero Bieri all’intervento a terra. Passano pochi minuti e Corna conquista un corner che, purtroppo, non dà buon esito. Al 26′ arriva il gol degli azzurri. Mattea raccoglie un passaggio da un fallo laterale, triangola con Mosso III ed entra in area, portandosi ad una dozzina di metri dalla porta avversaria. Lì, fa partire un tiro che scavalca il numero uno dei rossocrociati.

Non paghi del momentaneo vantaggio, gli azzurri riprendono ad attaccare. Ma, nel momento di maggiore pressione sugli avversari, subiscono un contrattacco. Al 33′, l’azione parte da Fehlmann, in difesa, continua a centrocampo con Neumeyer I, e si finalizza in attacco con Wyss, grazie a un tiro angolato e rasoterra, con il pallone che tocca l’interno basso del palo, rimbalza nelle gambe di Innocenti ed entra in porta.

Negli ultimi dodici minuti della prima frazione di gioco, gli azzurri continuano ad attaccare ma la porta svizzera non corre dei gravi rischi.

La ripresa inizia ancora con alcuni attacchi di marca azzurra, ma sono attacchi che si esauriscono presto. Stando alla cronaca, gli ultimi 35 minuti del match sono invece contraddistinti da un assedio alla porta italiana. “Gli azzurri scompaiono”, per citare, il cronista della Gazzetta. E sembra quasi che il gol del raddoppio svizzero possa arrivare in qualsiasi momento. In effetti, potremmo dire che, simbolicamente, la partita termina con un tiro di Neumeyer II che si stampa sulla traversa. Pochi secondi dopo, l’arbitro belga, apprezzato per la sua direzione di gara, fischia la fine.

Tra gli italiani, direi che -non a caso- i migliori risultano i due difensori, Valli e De Vecchi. Franco Scarioni, autore del pezzo sulla Gazzetta, non lesina complimenti anche per gli avversari. Il portiere Bieri è definito, “portiere dall’intuizione rapida e dalla presa perfetta”. Il difensore Fehlmann viene elogiato come “back di gran classe”. E il trio di centrocampo Kaltenback, Neumeyer I e Neumeyer II, viene presentato come la spina dorsale del team. Infine, l’attacco viene valutato come una “prima linea perfetta”, capace di imporre “virtuosità individuali e collettive”.

Interessante notare come uno dei vari articoli della Gazzetta si concluda con una frase suggestiva ai miei occhi di tifoso del Grifo perché, oltre a fare riferimento alla partita di ritorno a Berna, sottolinea il legame storico tra il nostro club e il terreno di gioco della partita di andata: “La prova mancata sul campo genoano deve ottenere la rivincita sul terreno della capitale federale”. Marassi, “il campo genoano”: così è presentato, e vissuto, fin dai primi anni del secolo scorso, con buona pace di quelli che sono arrivati decenni dopo.

TABELLINO

Genova, domenica 5 Aprile 1914. Ore 15. Stadio di Via del Piano.

Italia: Innocenti; Valli, De Vecchi; Parodi, Fossati, Berbesino; Mosso III, Mattea, Cevenini I, Varese, Corna.

Commissione tecnica della Nazionale Italiana: Meazza, Pasteur, Rietman, Resegotti, Calì, Pedroni e Armano (Allenatore: William Garbutt).

Svizzera: Bieri; Fehlmann, Duriaux; P. Neumeyer, O. Neumeyer, Kaltenback; Collet, C. Wyss, P. Wyss, Maerki, Wydler.

Commissione tecnica della Nazionale Elvetica: un comitato di arbitri svizzeri.

Marcatori: Mattea, ’26; C. Wyss, ’33.

Arbitro: Charles Barette (Belgio).

Torino, 31 gennaio 1915, Italia – Svizzera 3-1

La Gazzetta dello Sport, 1 febbraio 1915, pagina 1.

Il match di football a Torino. Italia batte Svizzera 3-1. Una vera affermazione italiana nel più strano degli incontri. De Vecchi è stato il migliore in campo. Audace e sfortunata tattica degli svizzeri.

[..] Sopra la stranezza delle fasi nelle quali ha voluto essere contenuta la brillante ma fiera battaglia, sopra ogni risultato numerico, sta netta e dominante l’imposizione del nostro rinnovamento ai cortesi e forti avversari della Svizzera. [..] oggi sul terreno torinese dello stadium, dopo un primo tempo assai dubbio e pauroso per noi, abbiamo potuto risollevare le pericolanti sorti e saputo gradualmente smorzare l’evidente superiorità dei nostri avversari [..] Siamo riusciti per la prima volta ad obbligare in difesa il plotone che, nelle passate contese, con tanta fierezza ci aveva assaliti fino alle ultime battute dell’aspro duello, per renderci più dura una lieta affermazione, strappata di sorpresa e ricondurci al match pari. Questo fatto, assolutamente nuovo, depone a tutto favore dell’affermazione oggi ottenuta dal plotone degli azzurri d’Italia.

[..] Questa volta, invece, l’undici nazionale svizzero volle adottare, nella nuova battaglia che impegnava contro un nemico ben conosciuto, una tattica assolutamente nuova. A Genova e a Berna   – per ricordare solo le due ultime prove –  aveva lasciato per tutto il primo tempo, e vorremmo persino dire favorito, il pronunciarsi della furia italiana, accontentandosi di arginarla nelle ultime linee e di domarla in ogni sua audace incursione. Aveva allora atteso con pazienza e con calma la sua entrata in azione, decidendola ed attuandola con fermezza di voleri e con freschezza di energie nella ripresa, quando i suoi avversari risentivano della fatica degli impetuosi, prolungati e vani assalti e, presi così alla sprovvista da un fiero ed inatteso attacco, dovevano forzatamente chiudersi in quella tumultuosa e serrata difesa che finisce sempre per cedere in qualche punto.

Servizio fotografico sulla partita tra Italia-Svizzera del 31 gennaio 1915. Al centro, Edoardo Pasteur, arbitro dell’incontro (fonte: Archivio Fondazione Genoa)

Oggi invece il rosso team volle adottare una tattica diametralmente opposta e, anche nello svolgimento delle azioni di gioco, la partita deviò sensibilmente dalla comune e normale via. Il primo tempo volle segnare un sensibile predominio elvetico [..] Ma la ripresa, che tratteggiò dalle sue prime azioni fino alle ultime un sempre più convincente e netto predominio degli azzurri, permise al plotone azzurro di concretare tutta l’evidente supremazia.

Massimo Prati: classe 1963, genovese e genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale.

Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro sulla storia del calcio intitolato “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019; di una ricerca storica dal titolo “Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità”, Mimesis Edizioni, 2020; della seconda edizione de “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2020. Infine, coautore, con Emmanuel Bonato, del libro di didattica della lingua italiana, “Imbarco Immediato”, Fanalex Publishing, Ginevra, 2021.

È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali. Collabora con “Pianetagenoa1893” e “GliEroidelCalcio”.

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