Calciopoli: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ammette il ricorso di Giraudo

I legali dell'ex amministratore delegato della Juventus, sospeso a vita dalla Figc, sostengono che «ci fu una macroscopica violazione dei diritti della difesa» durante il processo sportivo: i giudici di Strasburgo ora dovranno decidere in merito

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Antonio Giraudo festeggia la conquista della champions nel 1995 con Ferrara e Sousa (Foto da Wikipedia)

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La vicenda del processo di Calciopoli, iniziata nel 2006, ha un’ulteriore conseguenza giudiziaria. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) ha infatti dichiarato ricevibile il ricorso presentato nel marzo 2020 da Antonio Giraudo, ex amministratore delegato della Juventus sospeso a vita dalla Figc dopo i processi sportivi: una decisione importante, poiché i giudici di Strasburgo respingono il 90% dei ricorsi definendoli «inammissibili». La decisione riguarda solo la parte del giudicato sportivo: i legali di Giraudo sostengono che dinanzi ai tribunali sportivi «ci fu una macroscopica violazione dei diritti della difesa» e inoltre hanno svolto una serie di rilevi «della ragionevole durata del processo» come si legge sull’edizione on line del Corriere della Sera Torino. I giudici della Cedu dovranno ora giudicare nel merito.

Dinanzi al tribunale penale, Giraudo fu condannato a un anno e otto mesi in Corte d’Appello: la sentenza era stata annullata senza rinvio dalla Cassazione, per la prescrizione conclude il sito del Corriere della Sera.

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