Braglia a TMW Radio: «Coronavirus? Si sta ingigantendo la cosa senza cognizione di causa»

L'ex portiere rossoblù: «Sicuramente a livello di propagazione è diverso dalle influenze normali, ma, sentendo un po' tutti i virologi, mi sembra che si stia ingigantendo un problema allarmando la popolazione in maniera più drastica del dovuto»

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Simone Braglia
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In una situazione che ha visto la scorsa giornata di Serie A fermarsi con solo metà delle proprie partite giocate a causa del Coronavirus, l’ex portiere del Genoa ed eroe di Enfield, Simone Braglia, è intervenuto ai microfoni di TMW Radio per parlare riguardo a quanto si sta vivendo in questo momento in Italia e alla scelta da parte della Lega di disputare alcune partite, tra cui Milan-Genoa, a porte chiuse. Ecco le dichiarazioni dell’ex estremo difensore rossoblù:

 

«Io abito vicino al confine con la Svizzera, a Ponte Chiasso. Qui si va avanti e indietro dalla Svizzera senza problemi. Non credo che in Svizzera non abbiano gli stessi problemi che abbiamo noi, perchè a distanza di cinquanta metri sto guardando la frontiera fuori dalla finestra di mia madre e ci sono le macchine che vanno avanti e indietro. Credo che non ci sia differenza, ma il problema è che in questo momento si sta ingigantendo la cosa senza cognizione di causa. E lo sto dicendo ed affermando in merito al fatto che comunque 200/300 casi in Italia su 60 milioni dove i deceduti sono 6 o 7, rappresentano una minima parte e, secondo me, nelle influenze normali anche negli anni pregressi ci sono stati dei morti. Sicuramente il Coronavirus a livello di propagazione è diverso dalle influenze normali, ma sentendo un po’ tutti i virologi e le persone addette ai lavori, mi sembra che si stia ingigantendo un problema allarmando la popolazione in maniera più drastica del dovuto».

 

Milan-Genoa sarà a porte chiuse, togliendo lo spettacolo dagli spalti con l’obiettivo di evitare una propagazione del contagio.

 

«Mi spiace per il mio Genoa. Al di là dell’aspetto tecnico, il Milan è nettamente superiore, però vedere delle partite che contano senza l’enfasi dello spettacolo e del pubblico toglie allo sport quello che di bello dal punto di vista valoriale è lo stadio pieno. E’ giusto farsene una ragione. Però ripeto: da Milano a Chiasso ci sono una marea di frontalieri che passano. Tantissimi vanno a lavorare in Svizzera, perchè il sistema economico svizzero non può prescindere dal frontaliere italiano. Quindi mi domando come mai dall’altra parte non succeda nulla mentre qua…»

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