Biraschi, gli occhi sono lo specchio dell’anima

Il difensore romano ha pianto per lo sforzo del Genoa che non ha trovato consonanza nel risultato

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Biraschi
Davide Biraschi (foto di Genoa CFC Tanopress)
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Genoa-Roma non è stata solo il rigore di Sanabria o la sparata di Criscito. Genoa-Roma è anche il pianto di Biraschi dopo il triplice fischio. Lacrime dettate dai nervi che si distendono dopo una partita dall’elevato carico emotivo per il Grifone perché in palio non c’erano solo tre punti. Biraschi non ha pianto per la parata di Mirante ma per lo sforzo della squadra che non ha trovato consonanza nel risultato. Il Genoa ce l’ha messa tutta ma non è andato oltre un pareggio per il quale alla vigilia molti tifosi e addetti ai lavori avrebbero fatto carte false per rimediarlo.

Biraschi è un ragazzo genuino, naturale come il pane, che dopo una tempesta psicologica duranta novantasette minuti si è lasciato andare in un pianto liberatorio. E’ la reazione più umana che potesse avere, toccante per chi si ostina ad attribuire al calcio l’adeguato valore sentimentale. Alla faccia dei complottisti o dei cassettisti da centro scommesse: il Genoa sta compiendo il massimo sforzo per giungere in tempo alla salvezza. E nessuno può disconoscerlo. In aggiunta, a 270′ dal termine della stagione, è inutile fare i conti sulle residualità di punti: tutto può accadere.

Biraschi, da vice capitano, sente maggiormente il peso della responsabilità, anche perché veste da tre anni la maglia più antica d’Italia. Solo Criscito, Veloso, Lazovic e Pandev vantano una maggiore anzianità di servizio rispetto al difensore romano, che ha accusato il gol di El Shaarawy. Si è sentito in colpa per l’errore che a nove minuti dal termine poteva concorrere a causare la sedicesima sconfitta stagionale del Genoa. Pericolo scampato con il gol di Romero, realizzato non a caso da chi gioca a fianco di Biraschi: l’immagine metaforica dell’aiuto reciproco. Poi gli occhi, lo specchio dell’anima, non hanno più trattenuto le lacrime. Genoa-Roma non è stata solo il rigore di Sanabria o la sparata di Criscito.

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