Ballardini traghettatore dantesco tra due ere

I senatori, su tutti Criscito, Sirigu e Destro, stanno aiutando il tecnico: giovani chiamati a una svolta

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Ballardini Genoa
Davide Ballardini in panchina (foto Genoa cfc Tanopress)

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Si sbagliava di grosso chi pensava che Ballardini, una volta insediata la nuova holding americana proprietaria del Genoa, bullonasse quantomeno fino a giugno la propria posizione, lontano da ogni tentativo di destabilizzazione. Ma, evidentemente, la panchina del Grifo non è come le altre, per pressioni e ambizione, poiché in taluni esercita un perverso meccanismo che si aziona in procinto di una settimana così importante visto che conduce allo scontro diretto di Salerno. Il Genoa ha quattro punti in più della malcapitata Salernitana: entrambe le squadre, assieme al Cagliari, condividono la peggiore difesa ma i rossoblù, a differenza dei neopromossi, hanno superato la crisi societaria con la cessione e non con un trust, strumento giuridico di derivazione medievale che tutela primariamente i calciatori da eventuali inadempienze e che ha consentito all’avvocato Lotito di inscrivere la squadra al torneo di Serie A e ottenere sei mesi di tempo per la cessione. Bingo.

Tra le pieghe di un regolamento lassista vi è lo scontro tra due società, e dunque tra due tifoserie, che guardano al proprio futuro in modo opposto. I salernitani temono che la scure – esclusione dal campionato – possa abbattersi appena dopo il 31 dicembre poiché è entro tale termine che secondo la Covisoc, l’organo federale che vigila con poteri ispettivi sulle società di calcio, decade la presunzione di indipendenza economico e finanziaria dalle famiglie Mezzaroma e Lotito; proprio oggi il club campano chiude la ricezione delle proposte irrevocabili di acquisto delle partecipazioni sociali. Dall’altra parte i genoani vivono da una settimana il sogno sognato da almeno un decennio: Preziosi è stato destituito dalle forze di Miami e il Grifone è un club che può rivivere antiche emozioni se partirà da un azzeramento sociale e debitorio e costruirà negli anni una squadra senza svendite da fuori salone. A tal fine, sarebbe d’uopo che Cambiaso non giocasse nell’Inter il girone di ritorno.

Tra due ere, una definita dalla storia e una ancora indefinita dalla cronaca, rema e naviga un traghettatore dantesco che si chiama Davide Ballardini. Mica facile, fin da Neustift, il lavoro del tenace e silente Caronte genoano, costretto a fare punti con una squadra improvvisata durante l’ultima settimana di mercato, che non sente ancora sua poiché ci lavora da un mese, e profondamente cambiata rispetto al suo insediamento di dicembre: è un altro Genoa, è uno spogliatoio con equilibri e personalità differenti. Il mestiere e l’esperienza dei senatori, su tutti Criscito, Sirigu e Destro, sta aiutando Ballardini ma sono i giovani, o i meno navigati che dir si voglia, costretti a un cambio di tendenza poiché dopo la sosta ciascun errore pesa il doppio. L’inferno non dista un metro dal purgatorio, serve equilibrio e pazienza: lo sa Ballardini, il traghettatore tra due ere.

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