Ballardini e l’inequivocabile metafora dello schiaffo

Il tecnico del Genoa usò tale linguaggio figurato prima di affrontare l'Hellas Verona

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Ballardini Pjaca Genoa
Le indicazioni di mister Ballardini, Pjaca osserva sullo sfondo (foto di Genoa CFC Tanopress)

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In uno dei suoi componimenti maggiori, che forse rappresenta la più lunga e incisiva critica in musica alla società e alla politica italiana, Giorgio Gaber scrisse che “gli schiaffi di Dio appiccicano al muro tutti”. Scendendo più in basso, molto più in basso, rovistando tra le superficialità terrene si scopre che la metafora dello schiaffo è una costante periodica nel modo di comunicare di Davide Ballardini. Essenziale ma diretto, come piace ai genovesi, e frutto di una sana educazione contadina assimilata tra Bertinoro e Ravenna. Alla vigilia della gara con la Fiorentina il tecnico del Genoa ha rispolverato tale linguaggio figurato che già sfoderò poco prima di affrontare l’Hellas Verona: «Non possiamo permetterci la serenità. Nel momento in cui ti senti sereno è quello in cui prendi gli schiaffi e li prendi anche forte». Cambiano le parole ma non la sostanza delle medesime.

Dunque è proprio questo il “Nessun dorma” che Ballardini ha rivolto allo spogliatoio rossoblù giacché è un attimo rovinare tutto il lavoro svolto con fatica nei mesi precedenti, soprattutto nel momento esiziale della stagione dove la sabbia nella clessidra è sempre meno: nel dicembre di cinque anni fa il Genoa del debuttante Juric sbandò pericolosamente contro il Palermo che poi retrocedette (3-4, Goldaniga scatenò l’incredibile rimonta dei rosanero), quella squadra restò frastornata per mesi fino a salvarsi in extremis dopo due altri avvicendamenti in panchina che riportarono a casa base lo stesso allenatore croato dopo il breve interregno di Mandorlini. Oggi la Fiorentina, successivamente Benevento e Spezia al Ferraris: in queste tre partite casalinghe il Grifone è chiamato a rastrellare i residui punti salvezza – è ancora presto per individuare la quota – anche per giocare con minore frenesia contro le restanti grandi del campionato.

Pensare che Ballardini sia un tecnico rissoso perché agita il “pugno” con lo sguardo torvo dopo un errore grossolano di un proprio uomo, o perché teorizza le conseguenze dello schiaffo, sarebbe un ingiusto e parimenti grave danno d’immagine che traviserebbe, invece, il suo animo gentile che c’è ma si nasconde dietro agli occhiali neri e dei rari sorrisi. Ballardini è un buono che albergando nel calcio da una vita ha imparato a essere risoluto e talvolta ad anticipare i tempi onde evitare cantonate: fare risultato contro la Fiorentina, possibilmente il migliore dei tre a disposizione, è ciò che più conta per iniziare al meglio l’ultimo tratto di una stagione impervia, senza pubblico e con l’inquietante incognita del Covid pronta a sparigliare gli equilibri che gli allenatori preparano durante la settimana. Quindi meglio non sbagliare altrimenti gli schiaffi del Balla “appiccicano al muro tutti”.

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