Ballardini duro con i giovani ma manca ancora un undici di riferimento

Da Buksa in Primavera ai ventotti minuti di Ekuban contro il Venezia

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Ballardini Rovella Genoa
Le indicazioni da bordo campo di mister Ballardini (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Salernitana, Spezia e Venezia. Non aver battuto nemmeno una delle tre più serie candidate alla retrocessione, peraltro costruendo più occasioni da gol rispetto agli avversari solo all’Arechi, è una carta malus che il Genoa dovrà gestire con sagacia nella seconda metà del girone d’andata che si prospetta irta per più motivi. Innanzitutto perché il Grifone corrente è la peggiore squadra della Serie A alla lettura degli opposti indici del calcio, vulnerabilità e pericolosità, scontando inoltre il debito di un’espressione di gioco involuta negli ultimi due mesi. Il Genoa ha perso con la Salernitana, con Castori in rampa di lancio (dalla finestra), concesso plurime occasioni da rete allo Spezia ridotto ai minimi termini e messo in campo una prestazione mediocre contro il Venezia, quinta forza della Serie B e guidata nel reparto focale da Busio, che sembrava destinato alla Primavera rossoblù. Grifo piccolo con le piccole: la forza di Ballardini consisteva invero nel gettare le fondamenta della classifica battendo le dirette concorrenti.

E obtorto collo quella del tecnico è la figura più discussa, seppur isolata da una situazione societaria lunare e privata dell’aiuto quotidiano di un direttore esperto come Marroccu, la defezione che pesa di più delle assenze di Caicedo e Maksimovic. Tuttavia Ballardini sta conducendo con eccessiva severità il percorso dei giovani non solo perché relega Buksa in Primavera – salvo recuperarlo all’84’ con il Venezia e rispedirlo a mister Chiappino il giorno dopo – ma altresì per l’impiego grottesco di Ekuban, subentrato a freddo per ventotto minuti prima di riporlo in panchina come un arnese arrugginito. L’allenatore deve compiere le scelte tecniche in piena autonomia durante la partita ma al triplice fischio è puramente illogico frantumare con esternazioni sibilline le scelte compiute dallo stesso: se è vero, ed è vero, che «per alcuni giovani la maglia del Genoa pesa un po’ di più», per quale motivo insistere con Ekuban, classe ’94, e non considerare la genoanità di Flavio Bianchi, che peraltro ha più anni di settore giovanile di Cambiaso?

Il Genoa non è spacciato perché nella zona di bassa classifica, abitata per la sesta stagione consecutiva, nessuno ha la forza di scappare definitivamente: l’Empoli sembra l’eccezione, soprattutto dopo la rimonta a Reggio Emilia, ma Andreazzoli, l’allenatore più anziano della Serie A, conoscerà l’insegnamento lasciato in eredità dal Benevento, retrocesso dopo aver collezionato ventidue punti al giro di boa (appena undici al ritorno). Alla vigilia della terza sosta delle nazionali Ballardini ha il compito di rompere la catena del contagio da mediocrità iniziando a consolidare un undici da mandare a memoria che nella fattualità non è poi così distante se si assumono come pietre angolari di questo Genoa amorfo cinque o sei calciatori di riferimento, a seconda degli infortuni: Sirigu, Vasquez, Criscito, Cambiaso, Badelj o Sturaro, Rovella, Destro o Caicedo. Al Castellani l’occasione per riscattare i punti persi contro Salernitana, Spezia e Venezia.

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