Ballardini, dentro la crisi: questo Genoa non sembra una sua creatura

Grifo senza concretezza, la virtù principale che il tecnico sapeva trasmettere istantaneamente

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Ballardini Rovella Genoa
Le indicazioni da bordo campo di mister Ballardini (foto di Genoa CFC Tanopress)

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É buona regola evitare la voluttuosità del punteggio poiché, a differenza della prestazione, esso può essere casuale. Il Genoa ha dimostrato alla lavagna tale teorema in due agoniche trasferte nelle quali ha raccolto appena un punto: il Grifone ha giocato meglio a Salerno, benché senza attaccanti, ma è al Picco, teatro di un’esibizione inaccettabile, che ha rimediato un pareggio che non corrisponde a ciò che si è visto nei novanta minuti. Un tempo da palpebra pesante, con squadre attanagliate dalla paura di sbagliare e con l’intraprendenza a giacere negli spogliatoi, compensato da una ripresa dal tasso qualitativo più alto, beninteso che fosse impossibile deteriorare lo spettacolo: Thiago Motta ha provato a dare del tu alla vittoria giocando più dentro al campo, che nella sua visione euclidea resta suddiviso in tre zone di dubbia competenza, mentre Ballardini ha resettato il Genoa con Biraschi e Sturaro i quali si distinguono per abnegazione ma non per raffinatezza tecnica.

L’allenatore del Grifo non è autolesionista – in un’intervista lunare ha tenuto a precisare che ciascuna sostituzione avviene sempre pro domo Genoa – ma l’uscita di Behrami, peraltro stremato, ha inclinato il piano a favore delle involate dello Spezia che entrava nelle praterie dei reparti rossoblù al galoppo di puledri come Gyasi, Colley, Salcedo e Ferrer che nel secondo tempo ha lasciato i solchi lungo la fascia destra. É un cattivo smarcamento affermare che «Le mie squadre non sono mai state così, il responsabile sono io», giacché in due mesi di lavoro, settembre e ottobre, il Genoa non ha registrato miglioramenti nella traccia di gioco, nell’approccio alle partite e, a monte, nell’individuazione di una formazione titolare nonostante la spina dorsale rossoblù sia costituita da quattro calciatori intoccabili come Sirigu, Criscito, Rovella e Destro: non secondariamente le attenuanti generiche del mercato tardivo, della maxi rosa di qualità inferiore e degli infortuni hanno una data di scadenza anche per rispetto dei tifosi.

Il Genoa reagisce allo svantaggio cronico, capitato in ciascuna partita ufficiale, ma la proposta di calcio, orientata a speculare sulle seconde palle, non è allineata all’attitudine della squadra che per più motivi fatica ad accorciare se perde una spizzata o un duello aereo, restando sbilanciata e scoperta. Il Genoa di Ballardini non sembra una creatura di Ballardini perché manca di concretezza, la virtù principale che il tecnico sapeva trasmettere istantaneamente alla squadra nei peggiori stati di bisogno. E lo stesso Ballardini sembra diverso, non solo perché dopo l’1-1 del Picco accenna “Parole Parole” ai microfoni di Sky con un sorriso sardonico che mai aveva sfoggiato, nemmeno l’anno scorso a salvezza conquistata quando a torto gli veniva imputata un’eccessiva austerità comunicativa. La sfinge non c’è più. Genoa-Venezia è una partita delle sue ma nella delicata situazione odierna, dove la spinta della tifoseria marcherà la differenza, ogni scenario è ipotizzabile.

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