Ballardini, che guai: centrocampo lento e Caicedo assente

Gli alti e bassi ravvicinati rientrano nel percorso di crescita del Genoa

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Ballardini Italiano Genoa-Fiorentina
Le indicazioni di mister Ballardini (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Non esiste cosa peggiore che faccia infuriare i genoani dell’atteggiamento remissivo della propria squadra. Più ancora degli errori tattici, che promuovono gran parte di essi al ruolo di allenatore, e delle diatribe societarie che nascondono le sino ad ora imprecisate modalità dell’eventuale cessione del club a un nuovo gruppo di maggioranza. Contro la Fiorentina, la squadra più in salute del campionato, il Genoa di Ballardini si è preoccupato di contrastare il possesso palla avversario, più che infierire nella metà campo viola: lo attestano i tre ammoniti in sette minuti sopravvenuti nemmeno entro la metà del primo tempo e l’evidente difficoltà di attivare Destro, in gioco una volta sola grazie all’intercetto di Badelj dopo un errore in uscita della difesa di Italiano. Nel proprio giardino di casa il Genoa calcia poco verso il portiere avversario, una stranezza inescusabile per una squadra che per tradizione attinge la maggior parte dei punti salvezza dal Ferraris.

La gara di sabato ha svelato i principali punti deboli del Grifone, una volta tanto che le palle inattive non sono state un problema: il centrocampo privo di dinamismo e l’assenza di attaccanti completi. I tanti mediani rossoblù hanno caratteristiche similari (triploni Touré, Sturaro e Behrami con Galdames ultimissimo arrivato) essendo più giocatori di posizione che di movimento: di conseguenza il compito esclusivo di smarcarsi ricade su Rovella, apparso in crescita nella ricezione della palla pulita in zone intelligenti del campo. In secondo luogo il Genoa di Ballardini sta soffrendo l’assenza di Felipe Caicedo, e dell’omologo per fisicità Ekuban, centravanti che con i giusti movimenti venendo in contro e attaccando la profondità può esaltare l’intera squadra – segnatamente la qualità in corsa di Fares e Cambiaso – e alleggerire il ruolo di Destro, uomo d’area di rigore oggi chiamato ad adempiere un lavoro totalizzante senza palla che non fa per lui.

Mister Ballardini deve sperare che Caicedo, l’acquisto principale del mercato, risolva quanto prima l’infortunio al flessore perché il Genoa vive nell’incombenza di legare il proprio gioco, in queste partite imbastito con approccio scolastico lontano dall’area avversaria, a una bitta che alzi il baricentro della squadra eccessivamente schiacciato verso il basso. Il tecnico, dietro alle lenti nere impassibile sia ai complimenti sperticati che alle critiche sferrate aprioristicamente da un ambiente in subbuglio che conosce fin troppo bene, può estrarre qualcosa di interessante dal gruppo rossoblù ma, repetita iuvant, vi riuscirà soltanto con la pazienza e il buon senso dei tifosi genoani e la fiducia da parte della società. Seppur ravvicinati e per taluni versi scoraggianti, gli alti (Cagliari) e bassi (Fiorentina) rientrano in un percorso di crescita sinusoidale – mai lineare per nessun club al mondo – che il Genoa ha deciso d’intraprendere a partire dal primo settembre.

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