Ballardini batte Juric nella lettura della partita. Genoa, punto meritato

I cambi del tecnico del Grifone sono stati audaci ma non temerari

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Strootman Ballardini Genoa
Le indicazioni di mister Ballardini, Strootman segue (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Il Genoa ha meritato il pareggio contro l’Hellas Verona per la migliore interpretazione del secondo tempo, frazione di gara profondamente diversa rispetto alla prima: più aperta nelle intenzioni di gioco delle squadre e meno leggibile ex ante dagli allenatori. Ci hanno provato sia Juric che Ballardini a vincerla: meglio il croato nell’approccio grintoso, propositivo e orientato al pressing; preferibile, invece, il romagnolo nella conduzione tra i continui tumulti della stessa. Il Verona assestava forti scosse di magnitudo, soprattutto con la posizione anarchicamente educata di Barak, un aratro pronto a tracciare profondi solchi tra le linee del Genoa senza mai essere schermato dagli omologhi rossoblù, con Strootman in sofferenza fisica per la prima volta dal suo arrivo. E proprio a centrocampo il Grifone ha rischiato di perdere definitivamente il controllo della partita con le mezz’ali eccessivamente aperte in una posizione che privava la difesa della consueta copertura.

Ballardini ha sistemato e corretto almeno due volte il Genoa, Juric ha insistito ignorando il lento e progressivo arretramento che stava registrando la sua squadra nonostante il cospicuo vantaggio della superiorità numerica. In dieci, infatti, i rossoblù riuscivano a produrre un discreto possesso palla nella metà campo gialloblù, fino al gol liberatorio di Badelj. Aveva ragione il Barone Liedholm. Il sorprendente 2-2, ottenuto ai danni di una squadra fisica ma di qualità, in stile british, preparata per giocare a memoria e aggredire costamentemente in avanti con molti effettivi, è un plauso alla generosità e l’inclinazione al sacrificio del Grifo, che oggi è gruppo quando due mesi fa era soltanto un insieme di individualità. Tale trasformazione – il cui precipitato sono i diciannove punti in dieci partite – è merito di Ballardini, della sua oculatezza d’intervento e della sua personalità.

Le sostituzioni del tecnico del Genoa effettuate all’intervallo per togliere punti di riferimento all’Hellas, con Shomurodov e Pellegrini al posto di Zajc e Czyborra, sono state audaci ma non temerarie, poiché hanno conferito più brillantezza in sacrificio della «solidità tra i reparti», prontamente ripristinata dopo il pareggio dell’uzbeko – tutt’altro che banale – e prima che gli italianisti del gioco del calcio stappassero un buon amarone di sollievo. Tuttalpiù il pasticcio l’ha fatto Juric con il confuso cambio di Tameze per Sturaro e il completo affidamento della finalizzazione a Bessa, complice la serata storta di Lasagna, simulacro di Milito. C’è una frase emblematica pronunciata da Ballardini a fine partita: «Abbiamo fatto più fatica di quanta ne dovessimo fare». Solo il mister del Genoa è così folle da intravedere molta più qualità nella rosa rossoblù di quanta altri, forse tutti, ne credano?

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