Ballardini, a Cagliari il canto del cigno della sua creatura

Possibilità di permanenza esigue: il mister lascia un'eredità tecnica pesante

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Ballardini Genoa
Mister Ballardini (foto di Genoa CFC Tanopress)

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Che Cagliari-Genoa sia stato il canto del cigno della creatura svezzata in corsa da Ballardini lo dirà solo il tempo sebbene le prime avvisaglie da conferenza stampa siano state fortemente indicative sul futuro della panchina rossoblù. «Sono stato esonerato con il Genoa all’ottavo posto in classifica nell’unica stagione che ho iniziato dal principio» ha ricordato il tecnico. Come a dire, non sarebbe bastato nemmeno il quarto posto per scongiurare il licenziamento. Tra Preziosi e Ballardini mancano i fili di un rapporto interpersonale, logorato dai precedenti episodi spiacevoli, che li possa condurre a un ragionevole e costruttivo accordo di lavoro per l’esclusivo bene del Genoa. Durante la sua quarta gestione il mister ravennate ha costruito una bolla protettiva attorno alla squadra che ha funzionato alla perfezione soprattutto nei primi mesi quando era necessario gettare le basi per costruire un’identità di spogliatoio, decisiva per superare la mini-crisi serpeggiante a inizio primavera.

Ballardini è riuscito in un miracolo più significativo rispetto a quello del 2011, quando il Grifone fece decimo a cinquantuno punti ma con una squadra qualitativamente superiore in ogni reparto rispetto all’attuale (Rafinha, Mesto, Marco Rossi, Palacio) e che risentiva dell’eco dell’Europa League. Il campionato terminato ieri sera con l’ultima sorpresa tra i quartieranti nobili ha visto abbassarsi di due punti la quota salvezza, assestata a trentaquattro, la più bassa dal 2017 quando il Crotone di Nicola si salvò in extremis con appena trentadue punti. Sintomo che per l’ennesimo anno – e non sarà l’ultimo – dalla Serie B non sono emersi valori così entusiasmanti, eccezion fatta per lo Spezia: il Benevento, ultimo dominatore della cadetteria prima dell’Empoli di Dionisi, è infatti retrocesso vincendo una sola partita, piuttosto fortunosamente all’Allianz Stadium, nelle ultime ventidue partite.

Ciò non minimizza il valore dell’operato di Ballardini che in questi cinque mesi appassionanti resta di alto profilo segnatamente sotto la conduzione strategica giacché l’allenatore ha gestito e allocato con lucidità le forze non così abbondanti del gruppo squadra (emblematica la saggia precauzione adottata in Coppa Italia contro la Juventus in vista della trasferta di Bergamo) vincendo la maggioranza degli scontri diretti e perdendo contro le grandi della Serie A. Il tutto valorizzando un attacco da trentaquattro gol – la vera incognita della scorsa estate, con Shomurodov in testa – proponendo sul proscenio i giovanissimi Dumbravanu, Eyango e Kallon. L’eredità tecnica lasciata da Ballardini sarà un pesante termine di paragone per il successore e parimenti rappresenta un pungolo per la proprietà la quale dovrebbe essere stimolata a migliorare l’undecima posizione maturata all’ultima giornata in ciò che è stato il canto del cigno della creatura di Ballardini.

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