Arriva l’Inter: il Genoa deve recuperare motivazioni ed entusiasmo per conquistare punti

Bisogna superare subito buona parte dei limiti mostrati contro l'Udinese: con i nerazzurri inizia un ciclo di ferro che comprende anche il Napoli, il derby e il Torino

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Sirianni Preziosi
Vittorio Sirianni
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Lo avevamo sospettato già da qualche settimana. Nonostante le sei gare senza sconfitte, nonostante la straordinaria vittoria sulla Juve, Prandelli lo andava dicendo e non solo, crediamo, per scaramanzia: «Attenzione, cari amici, non siamo ancora salvi».

Ecco perché lo diceva: perché si era accorto che qualcosa nel Genoa che non andava ancora bene. Aveva capito che con questi giocatori più di tanto non si poteva raggiungere.

D’altra parte ormai c’era lui sul carro del responsabile e doveva pur fare qualcosa, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista psicologico.

Dopo la brutta partita di Udine possiamo davvero dire che sia riuscito a fare quello che doveva, ossia migliorare la squadra e portarla ad un livello accettabile? Ci dispiace, ma dobbiamo dire di no: non è ancora riuscito a far quadrare la situazione. Sul piano tecnico-tattico si ha l’impressione che vaghi in una certa confusione. Basti vedere quanto sia, in ogni partita, incerto nella scelta del modulo: ha cambiato in ogni gara con risultati modesti (salvo il capitolo “paranormale” della Juventus). Anche sul piano psicologico, sul piano delle motivazioni, sul piano dei rapporti interpersonali, quel che è successo sabato nello spogliatoio è sufficiente a capire che “in mano” proprio lo spogliatoio non lo ha.

E’ un peccato, perché finora Prandelli aveva dato l’impressione di essere riuscito a capire i suoi uomini e sembrava proprio che il gruppo funzionasse nel suo insieme. La batosta di Udine ha, almeno per ora, dimostrato il contrario.

Il momento, dopo il trionfo sulla Vecchia Signora, è difficile: mercoledì prossimo con l’Inter non ci sarà Criscito, che è stato squalificato; anche questo è il segnale di una certa tensione che grava sui giocatori. Tensione che, in verità, non si riesce a capire. Si era usciti da una trionfale cavalcata con i bianconeri col morale alle stelle. Si sarebbe dovuti andare a Udine (dove non ci sono grandi campioni, ma una squadra pericolante, con un nuovo allenatore) con la voglia, la forza, l’entusiasmo di chi ha battuto i campioni d’Italia. E invece, che accade? Improvvisamente il Genoa si affloscia e tutti i giocatori sembrano intronati, come colpiti da una forma di paralisi mentale. Sbagli puerili, disattenzioni, errori sotto la porta avversaria, nessun raccordo tra i reparti. Il tecnico non riesce a capire quello che accade in campo e comincia a cercare soluzioni di emergenza. Cambia l’uno, cambia l’altro, ma non succede nulla, anzi, aumenta ancora la confusione tecnico-tattica: un disastro.

Ora arrivano, nell’ordine, Inter, Napoli, derby e Torino: è onestamente difficile dire cosa si dovrebbe fare. Prandelli, tuttavia, deve dimostrare di saper porre rimedio e di non incorrere in qualche errore tecnico, come quello di pensare che Sturaro sia un eccellente uomo d’ordine, un trequartista di lusso, quando tutti sanno che il giocatore ha buona corsa, ottimi inserimenti da dietro, ma i piedi non sono raffinati, né cesellatori. Così come è impensabile tentare di trasformare Kouamé in un’ala.

A questo punto, se possiamo suggerire una considerazione, consiglieremmo al tecnico di guardare soprattutto alle motivazioni che stanno venendo meno: nel calcio, si sa, quando manca la voglia di giocare…

Vittorio Sirianni

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