Andreazzoli e la mentalità vincente: «Ci vuole tempo ma la strada è giusta»

Il Grifone ha cambiato pelle ma il tecnico avverte: «Anche la discesa può avere dei dossi»

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Andreazzoli Genoa
Andreazzoli (foto di Genoa CFC Tanopress)
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La paura di perdere vive un delicato equilibrio con la voglia di vincere. Vale a ogni latitudine, dai primi calci fino alla Champions League. La paura di perdere è quella cosa dipinta sui volti dei calciatori del Genoa tra aprile e maggio assieme ad altro e impietoso corollario. Il timore dell’avversario, l’ansia di subire lo svantaggio, l’insicurezza nelle proprie capacità. La voglia di vincere, invece, è la sensazione che si percepisce in ogni partita del Genoa della sin qui giovane gestione di Aurelio Andreazzoli. «Dobbiamo scendere in campo per battere ogni avversario, anche quelli più forti di noi» spiega il tecnico.

La conferenza stampa di Andreazzoli è stata un manifesto della nuova mentalità rossoblù. Il mister ha citato lo «spirito», la «strada giusta», la «mentalità vincente» e la ricerca della «conquista dei tre punti». Locuzioni motivazionali, quasi da psicologo, che da sole fanno capire il fine delle nuove direttive. Il Grifone ha cambiato pelle e svoltato verso una nuova ragione d’essere. «Contro l’Atalanta abbiamo perso un punto al 95′: potrà ricapitare, è un dazio da pagare. Sono certo che lo recupereremo con una vittoria» tranquillizza Andreazzoli prima di estrarre una precisa metafora ciclistica, sport che ama. Anche la discesa può avere dei dossi, meglio non fermarsi al primo.

Saggezza, esperienza, conoscenza del calcio. Qualità che non fanno perdere l’equilibrio e scongiurano picchi umorali. Andreazzoli è un pratico che si ascolterebbe per ore parlare di pallone: dovrebbe valere allo stesso modo anche per i suoi giocatori, che finora l’hanno seguito con diligenza e applicazione. Il morale dello spogliatoio è alto: lo testimonia il sorriso di Biraschi che non ha ancora debuttato in campionato. Lo farà in Sardegna, forse con Favilli in attacco. Entrambi scalpitano per dimostrare che in rosa ci sono pochi altri uomini con la loro identica voglia di vincere.

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