Accadde oggi: nel 1937 il Genoa trionfa sulla Sampierdarenese

Il 7 febbraio di 84 anni fa i rossoblù vinsero 2-0

1007
Una respinta del portiere della Sampierdarenese Vittorio Profumo su attacco di Pantani, Arcari III e Scarabello (Foto tratta da Camillo Arcuri e Edilio Pesce, "Genoa and Genoa", Ggallery 1992)

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Era il campionato della stagione 1936-1937. Un campionato caratterizzato da un lungo testa a testa tra Bologna, Torino e Lazio. In effetti, il club romano si laureò campione di inverno ma, a seguito di una sconfitta alla prima di ritorno col Milan, nel gennaio del ’37 i laziali persero la testa della classifica e furono superati dal Bologna e dal Torino. Alla fine, il titolo fu vinto dai bolognesi (al loro quarto scudetto). Da segnalare, comunque, anche il primo posto di Silvio Piola nella classifica dei marcatori, proprio in virtù delle ventuno reti che realizzò con la Lazio (i biancocelesti capitolini alla fine risultarono secondi in classifica).

Il Genoa arrivò sesto e la Sampierdarenese terzultima, evitando la retrocessione che, ai tempi, riguardava solo le ultime due classificate (stagione sfortunata per il Piemonte: nella serie inferiore finirono Alessandria e Novara).

I sampierdarenesi, nella stagione seguente, si sarebbero ritrovati coinvolti nell’ennesimo processo rifondativo, quello del Liguria 1937. Processo rifondativo che vide la partecipazione di Sampierdarenese, Corniglianese e Rivarolese.

Ma, già nel ’36/’37 la loro squadra era un misto di calciatori cresciuti nei club del ponente genovese o della Val Polcevera (Edgardo Ciancamerla, Luciano Peretti, Angelo Bollano) e giocatori provenienti da importanti club italiani, come Renato Bodini (ex Roma) e Antonio Busini (con precedenti esperienze in Bologna e Fiorentina). Comunque, come detto, la Sampierdarenese che da qualche anno giocava  allo stadio Littorio di Cornigliano, quell’anno si salvò grazie ad un punto di vantaggio sulla penultima, che era il Novara.

Apro una parentesi per dire che lo stadio Littorio di Cornigliano era stato costruito dieci anni prima, per ospitare le partite di un’altra squadra “antenata” della Sampdoria. Squadra creata da una precedente fusione, quando Sampierdarenese e Andrea Doria si unirono per fare nascere La Dominante, club genovese fondato appunto nel ’27.

Il Genoa invece, per tornare  al ’37, sotto la presidenza di Juan Juliolo e sotto la guida dell’allenatore Herman Felsner era una squadra solida, fatta di elementi esperti, come Agosteo, Perazzolo, Genta e Scarabello, e  come l’uruguayano Figliola.

Ed è per certi aspetti un’ironia del destino che l’allenatore austriaco (nel 1925 al Bologna), colui che ci aveva negato la stella, fu anche quello che ci fece vincere il nostro ultimo trofeo nazionale: la Coppa Italia a Firenze, in finale contro la Roma, nel giugno di quella stessa  stagione.

A dire il vero, quell’anno in campionato, il Genoa non era partito bene e la Sampierdarenese invece non aveva iniziato per niente male. Il Genoa dopo le prime due partite a punteggio pieno sembrava avere perso il gusto della vittoria, inanellando una lunga serie di pareggi e inframmezzando qualche sconfitta. La Sampierdarenese, tra la settima e l’ottava giornata  di andata, grazie ad una vittoria in trasferta a Bari e una vittoria casalinga con l’Alessandria, aveva addirittura effettuato il sorpasso ai danni del Genoa che, in quella fase del campionato, aveva subito una sconfitta casalinga ad opera del Bologna e aveva pareggiato in casa della Juventus.

Comunque, per tornare alla stracittadina dell’inverno del ’37. Dopo avere pareggiato in casa per uno a uno, in rimonta, nel derby di andata (i sampierdarenesi erano andati in vantaggio grazie ad un gol su rigore), al derby di ritorno, del 7 febbraio, il Genoa si presentava quinto in classifica a 19 punti, forte di tre vittorie e un pareggio nelle ultime quattro partite. La Sampierdarenese era invece in piena crisi: cinque sconfitte e un pareggio nei sei incontri prima del derby.

E fu così  che il Genoa confermò i favori del pronostico, con un rotondo due a zero. Le reti, al  70′ e all’80’, furono realizzate dai nostri gemelli del gol: rispettivamente, Alfredo Marchionneschi (quell’anno quarto nella classifica cannonieri con 16 gol) e Luigi Pantani (9 reti nel pallottoliere di quella stagione).

Da un punto di vista strettamente storico, fino al 1926, con la creazione della “Grande Genova”, quelli tra Genoa e Sampierdarenese (fino ad allora comune autonomo) non potevano essere considerati dei veri derby, perché si trattava di partite giocate da squadre di città diverse. A partire dal 1927, invece, si può parlare di derby a tutti gli effetti.

Di quelle stracittadine, ne sentivo parlare a casa quand’ero bambino, perché avevo due zii genoani (quelli che hanno trasmesso la fede calcistica al resto della famiglia). Nati all’inizio del Novecento, i miei zii erano soliti seguire le stracittadine all’andata e al ritorno. Allora, pur non avendone l’assoluta certezza, mi piace pensare che, quel giorno, mio zio Attilio e mio zio Luigi (allora trentenni) tornarono dalla “trasferta” allo stadio Littorio di Cornigliano felici, per la vittoria nel derby contro la squadra di Sampierdarena.

Nella foto (tratta da Camillo Arcuri e Edilio Pesce, “Genoa and Genoa”, Ggallery 1992): respinta del portiere della Sampierdarenese Vittorio Profumo su attacco di Pantani, Arcari III e Scarabello. Sullo sfondo il famoso uruguagio Figliola.

Massimo Prati: classe 1963, genovese e genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale. Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro sulla storia del calcio intitolato “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019; di una ricerca storica dal titolo “Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità”, Mimesis Edizioni, 2020 e, infine, della seconda edizione de “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2020. È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali. Collabora con “Pianetagenoa1893” e “GliEroidelCalcio”.

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.