A che serve un arbitro in campo, se poi a decidere è solo il Var?

Togliamo i direttori di gara, risparmiamo un bel po' di stipendi e paghiamo solo i tanti addetti alla tecnologia che vogliono gestire loro le gare di campionato

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Sirianni Preziosi
Vittorio Sirianni
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Claudio Onofri, accanto a me in tribuna stampa, al gol di Zapata è rimasto impietrito. Onofri è uno che sa di calcio come pochi e dopo qualche attimo di silenzio (ha passato tutta la gara in assoluto silenzio, quasi in meditazione) mi ha detto: «Vedi, ad un minuto dalla fine non si può tenere fermo quel mostro, bisogna stringerlo, annullarlo in qualche modo!». Giusto così. Proprio ai miei tempi (e a quelli di Onofri), quando si stava vincendo o pareggiando e bisognava tenere il risultato, che si faceva? La palla in tribuna o addirittura al di là del vecchio stadio, con la palla nel Bisagno!

Comunque resta un dato positivo: il Grifo non ha meritato la sconfitta, anzi. Il pari ci stava benissimo, ha giocato meglio l’Atalanta, ma i rossoblù hanno tenuto il passo, Radu ha fatto uno o due piccoli interventi, avversari ben contenuti a centrocampo, Cristian Zapata e Criscito (rigorista eccelso) i migliori. Peccato per quella zampata, sicuramente da applaudire, ma via, ai giganti ci si contrappone con l’astuzia e la furbizia: ricordate Davide e Golia?

E poi, attenzione: ma questo Var che cos’è? É davvero il padrone assoluto della partita? O è un giochetto in mano a qualche simpaticone (domenica si chiamava Maresca) che si diverte a farlo girare un po’ di qui, un po’ di là? Allora: quel terribile, o meglio, orribile arbitro Fabbri (mediocre la sua direzione) vede uno scontro di due giganti che pesano ciascuno cento chili. É lì a dieci (non mille) centimetri, vede, giudica lo scontro fra due pesi massimi uno scontro di gioco e decide che non è rigore. Una decisione, comunque, ferma, consapevole, decisa. Bene, ma che succede dopo ben due minuti: sente la voce del Var, questo “mostro” che non si capisce ancora a cosa serva e come venga gestito. Il Var dice: «Caro Fabbri, sei a dieci centimetri dal fatto e sbagli grossolanamente, perché quello scontro è rigore».

Capito? Dunque a che serve, diciamo noi, un arbitro in campo, se poi a decidere è solo il Var? Togliamo i direttori di gara, risparmiamo un bel po’ di stipendi e paghiamo solo i tanti addetti alla tecnologia che vogliono gestire loro le gare di campionato.

E così il povero Grifone si è visto infilare un gol che ha, in un certo senso, cambiato la gara. Poi, per fortuna, è arrivata la reazione: rossoblù toccati nel vivo, nell’orgoglio e via ecco il rigore su Kouamé (meno male che questa volta il Var non è intervenuto, ma forse perché i suoi mille gestori non hanno visto niente…). Infine Zapata, il diavolo, l’infermo.

Resta, comunque, la sensazione che la squadra ci sia, che sappia combattere, che possa giocarsi ogni partita con qualsiasi avversario e qualsiasi risultato.

BUFFET. Bene, per addolcirci la bocca, parliamo di cose belle: il buffet che la società ha preparato, ormai, per i giornalisti e i vip. Dopo che la stampa era stata costretta per anni in un tugurio, dove solo la gentilezza di Saverio illuminava il buio organizzativo, finalmente ecco un buffet coi fiocchi, servizio perfetto, elegante, belle ragazze a ricevere, camerieri quasi in livrea, piatti di tutto rispetto, anche caldi (ottime certe pennette al forno), vini pregiati.

Insomma, oggi anche la “sala intervallo” è dignitosa soprattutto per i colleghi ospiti che arrivano da stadi organizzati e da buffet di lusso. Possiamo anche noi riceverli con i dovuti… ravioli…! Complimenti.

La regia mobile della Var durante la sperimentazione nel match amichevole Italia-Danimarca Under 18 (Foto Gabriele Maltinti/Getty Images)
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