Tra i fantasmi di Genoa-Juve e la rabbia ardente di oggi

Perché il Genoa deve sempre complicarsi la vita?

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Il primo gol di Simeone in Genoa-Juventus 3-1 ,novembre 2016 (Getty Images)

Da giocatore è stato un mastino mai domo e pieno di grinta, ora che è limitato da un’area tecnica fa quasi tenerezza. La legge del contrappasso, messa a capo delle pene nell’Inferno dantesco, è di una crudeltà pazzesca. Molto probabilmente, vedendo le performances del suo undici volta per volta, Ivan Juric si tratterrebbe a stento dall’entrare in campo e piazzarsi in mezzo al campo, tra Miguel Veloso e il Cataldi/Rigoni/Ntcham/Cofie di turno. Troppo forte il legame col Genoa per mantenere l’atteggiamento distaccato da chi non si trova on the pitch ma on the bench. Troppo invitante, la tentazione di tornare a far legna a centrocampo come solo lui sapeva fare, con quella garra charrua che in pochi negli ultimi anni hanno ereditato. Comunque, sarà una settimana dura. Alle 15 di domenica, il corteo partito da piazza Alimonda stava scaldando l’atmosfera in un Ferraris che pareva un microonde piuttosto che un falò. La bolgia annunciata c’è stata sì, o forse no, più probabilmente in parte. Tra i 19467 cuori palpitanti sugli spalti, anche quello di Ballardini. Aggiungeteci Ivan che, davanti ai giornalisti, sceglie di interrompere la sua conferenza stampa in lacrime. Frutto di un attaccamento ossessivo ai colori, frutto di una mancanza di spiegazioni, frutto della chiara sensazione di aver tutta la colpa su di sè. Lo vedi che ci sta male, che soffre, perché è un tifoso genoano prima ancora di esser il tecnico di una squadra di calcio. Genova è una città bellissima, se colorata di rossoblù lo è ancor di più.
Il Genoa è una malattia, non lo dimentichiamo: chi più e chi meno, ne siamo tutti affetti consapevolmente o inconsapevolmente. Al pari di un fuoco inestinguibile che alimentiamo col tempo, il Grifo si appropria della nostra passione. Ed è nei momenti difficili che il sacro fuoco va alimentato maggiormente: forza Genoa. Infine una domanda alla squadra, e questa la pongo io: ma non vi vergognate a vedere Juric che ce la mette tutta per combinare qualcosa di buono mentre l’impegno scarso, le disattenzioni frequenti e tutto ciò che ne consegue vanno avanti weekend dopo weekend? Andare in campo non vuol dire solo fare quello per cui si è profumatamente pagati, vuol dire dare un segnale al proprio popolo, vuol dire influire sull’umore settimanale di decine di migliaia di aficionados genoani. Vuol dire, in parte più o meno consistente, aver tra le mani la soddisfazione di persone: bambini, adulti, anziani, sani, malati.
Comunque. Al culmine di una settimana pullula di intensità, in cui si sapeva di dover far bene per forza, Ivan aveva pregato i tifosi di dare il massimo. L’obiettivo? Conquistare insieme la salvezza. Il piglio era lo stesso di un bambino che, dopo una marachella, torna dal genitore a chiedere aiuto resosi magari conto di averla combinata grossa. Con lo stesso atteggiamento Ivan ha chiesto il massimo appoggio: è stato giocatore, sul terreno di gioco ha certamente compreso come il “dodicesimo uomo in campo” influisca sul risultato finale, ma soprattutto è un genoano incallito. Non dimentichiamolo. Per queste ragioni, il tecnico croato ha chiamato a raccolta la Nord affinché ritornasse ad esserci quella spinta che più volte, negli anni scorsi, ha salvato il Grifo dal baratro. Ivan si è offerto in pasto alla stampa, chiosando di aver preparato molto bene il match contro il Chievo. Quello che poi è stato un disastro, l’ennesimo mattoncino di una striscia che conta adesso 18 turni di campionato casalinghi senza i tre punti. Il che vuol dire che l’ultima vittoria risale al match contro la Juventus. Quasi a volerla immortalare nella sua grandezza, dopo il 27 novembre c’è il vuoto. Va bene ricordarla, ma così forse è troppo. I fantasmi post doppietta di Simeone e autogol di Alex Sandro stanno tormentando le notti di chiunque: la paura è tanta, la tensione forte. Fermo restando che anche tutte le sconfitte potrebbero portare alla salvezza, se nessuno dietro facesse punti, perché complicarsi la vita?
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