La strada è quella giusta, Juric non abbia fretta

Lo 0-0 col Sassuolo deve insegnare a non forzar la mano: questo Genoa non va eccessivamente caricato, ma può disputare un buon torneo

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Ivan Juric (Foto Genoa cfc Tanopress)

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Va bene così. Sapersi accontentare è spesso il segreto della felicità, cercando però di non osare perché in fondo Icaro tentò di strafare e finì ustionato dal sole e precipitato a terra. Il Genoa pareggia, a reti bianche, in un Mapei Stadium dall’aspetto tetro e silenzioso. Non parlo di tifo, parlo di una strana sensazione che si respirava attorno a questo Grifo: un’incognita, capace di prenderne a carriolate ma pure di convincere in modo insperato. Un cantiere a cielo aperto, privo di frecce aguzze come Lapadula ma anche di fantasiosi velocisti quale Centurion e pilastri cementizi (Izzo). Mi avessero chiesto prima di questo match un pronostico, non avrei saputo rispondere. Che dire? Del ritorno di Bertolacci? Di un Ninkovic frettolosamente accantonato? Di un Omeonga dato per titolare o quasi? Di un Salcedo carichissimo? Di un Rossettini appena arrivato e subito gettato nella mischia a lottare e portar la croce?

“No news, good news”, scrivevano oltremanica quando il Leicester uscì dall’Old Trafford con un punto: in fondo, Ranieri non aveva fretta di vincere la Premier e se ne uscì a testa altissima dal Teatro dei Sogni con un punticino. Prenda spunto, Ivan Juric, perché cominciare col botto sarebbe equivalso ad una pioggia di elogi. Il Genoa li meriterebbe tutti, ha lottato, ha corso più dei neroverdi facendo la partita e proponendo un buon calcio. Contando che Pandev e Galabinov siano riserve, davanti c’è stato buon movimento: con Lapadula e un Centurion arruolabile, oltre che un Taarabt leggermente più continuo, non oso neppur immaginare quel che produrranno queste bocche da gol. Paradossalmente si dice che la miglior difesa sia l’attacco, ma nel caso di ieri sera è stato il reparto difensivo il principale creatore di palle gol. Penso a Biraschi, penso a quella beffarda traversa scheggiata dal numero 14, poi però rinsavisco e torno con la mente ad un anno fa. Ricordate che successe? Beh, al Ferraris il Cagliari era avanti con Borriello e su azione di contropiede prese poi un palo con Giannetti. Sull’immediatamente successivo capovolgimento di fronte, il pallone sgusciò tra i piedi di un Oliver Ntcham particolarmente in forma e terminò la corsa nel sacco. Fu 1-1, nel modo più beffardo possibile, poi Laxalt e Rigoni arrotonderanno il punteggio. Cosa voglio dire? Sappiamoci accontentare, avessimo preso gol su una delle folate sassuolesi sarebbe stato certamente peggio.

Mi è piaciuto Salcedo, un 2001 tutto pepe e corsa che non ha mancato di mostrar le sue qualità. Dribbla, scatta, tira pure e si rende pericoloso. Mi è piaciuto Lazovic, sempre più preciso, che finalmente si sta scrollando dalle spalle l’etichetta del Darko gasperiniano (e di un errore colossale in un derby…). Bravi tutti, perché temevo un Grifone intimorito e invece ne ho trovato uno grintoso. Avevo paura che mi toccasse scriver di una sconfitta, invece parlo di un pari dal sapore di vittoria. La strada è quella giusta, ma non illudiamoci: lo scorso anno crollammo dopo sei mesi in cui impartimmo lezioni di calcio a mezzo campionato (Juventus, Fiorentina e Milan comprese). A proposito, tra una settimana ci tocca la Juventus. Senza Simeone, mattatore di un match storico per più punti di vista, ci sarà vita? Io dico di sì e, se mi consentite un’esagerazione, mi piacerebbe che il nuovo Cholito fosse Galabinov. A 28 anni è al primo assaggio di A: dopo quattro anni di cadetteria, farà di tutto per non ritornarci.

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