Il caso Centurión 2: economia e sintesi

Pare che l'argentino non abbia capito i meccanismi intrinseci al calcio di squadra. Giusto che torni in Argentina...

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(Foto Genoa cfc Tanopress)
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Adrián Ricardo Centurión, atto I, 2013. Adrián Ricardo Centurión, atto II, 2017. Passati quattro anni, lasso di tempo più che sufficiente per fare in modo che un calciatore ottemperi alla propria consacrazione nel gran calcio, il Genoa aveva deciso che quest’estate sarebbe dovuto esse lui il colpaccio da rilanciare. Eppure, ad oggi, l’argentino risulta un mistero da risolvere al più presto: in campo ha spesso deluso, da falso nueve contro la Lazio è stato presto sostituito, il rilancio di Taarabt attenta pericolosamente alla sua crescita. Oggi l’ex Boca Juniors è in fondo alle gerarchie, in occasione della trasferta a Cagliari non è neppur stato convocato e le possibilità di un suo reinserimento in squadra sono ai minimi storici. Se il caso Rigoni insegna qualcosa, è che la sorte non è incontrovertibile. Ma l’affaire-Ninkovic, risoltasi con la partenza in prestito del fantasista, fa da contraltare alla bonarietà della tesi sopra esposta.

Col passaggio al 3-5-2, unito ai tre punti, pare che il 3-4-3 (pure nella sua accezione più antinostalgica, il 3-4-2-1) sia lasciato da parte. E con esso aumentano le probabilità di utilizzare un centrocampista come Rigoni, capace di inserirsi coi tempi giusti, mentre decrescono le chances di vedere un trequartista in più: in sintesi, meno fioretto e più spada. Meno fronzoli, pizzi, merletti, in virtù di una concretezza ben maggiore. In tutto questo ci sono Ricci, Taarabt e Palladino nel medesimo ruolo di Centurión. In tutto questo, è necessaria una punta di peso da scegliersi all’interno del seguente elenco: Pellegri, Lapadula, Galabinov, Pandev. In tutto questo, e vengo al punto, lo spazio dedicato a El Wachiturro si è ridotto sensibilmente. “E’ un giocatore dalle qualità importanti che vanno inserite in un contesto di squadra. Il collettivo ragiona da collettivo, Ricardo ha qualità individuali che deve mettere al servizio della squadra e forse in questo processo è un pochino indietro rispetto ad altri”. Queste parole, di Perinetti, non criticano apertamente l’egoismo dell’argentino ma di fatto gettano ombre circa la sua funzionalità.

Aspetto non da poco, visto che pure i Perotti e i Falqué dovevano sottostare all’economia (intesa come οἶκος e νόμος, nel senso più greco della questione). Un organismo non può funzionare senza la perfetta sintesi dei suoi componenti (σύνϑεσις, composizione). Ergo, l’ultima parte del sillogismo è presto detta: Centurión dovrà necessariamente mettersi al servizio dell’equipo. Altrimenti, la porta per lui sarà sempre chiusa.

(2 – Fine)

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