Esorcizzare la paura: dopo la sberla bianconera, al Genoa serve il colpo al Chievo

Domenica gara importante contro i veneti: il ricordo del 3-2 con il gol nel recupero di Tachtsidis della scorsa stagione

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Il centrocampista greco Panagiotis Tachtsidis sigla nel recupero il gol del definitivo 3-2 al Chievo nella partita giocata il 18 ottobre 2015 (Foto Massimo Cebrelli/Getty Images)
La retorica, in questi casi così tanto ingenerosa, si è sprecata. Dopo un Juventus-Genoa 4-0, con annesso poker sia di reti che di legni + gol annullati, ne ho lette proprio di tutti i colori. La migliore tra tutte è stata certamente “Juve in formato Barça, Genoa semplicemente in barca”. Come dar loro torto, del resto, nella settimana in cui la Vecchia Signora umilia i blaugrana con uno zero a zero che ogni tifoso juventino avrebbe sognato? Come dar loro torto, quando mentre allo Stadium finisce 4-0, negli stessi istanti al Bernabeu Leo Messi annichilisce il Real nel Clasico a suon di giocate magistrali e tocchi di fino?
Dopo un turno pre-pasquale che aveva fatto presagire al ritorno di entusiasmo e voglia di lottare, il Genoa c’è ricascato. La Juventus, memore dello scherzetto all’andata e del “pesto alla genoana” (questa l’apertura in prima pagina della Gazzetta), stavolta ha eliminato ogni forma di ribellione alla sua dittatura in campo. Per di più, ha umiliato il Grifo anche dal punto di vista morale facendo entrare tre che a Villa Rostan conoscono bene: Rincon, Sturaro e Mandragora. Un po’ come dire: vedete, qui giochiamo a privarvi dei vostri gioielli ma non li utilizziamo, non ne abbiamo bisogno. La verità è che questo Genoa è assimilabile ad una fantastica polveriera, con tutto quel che ne consegue. Il nostro numero 8, perifrasi con cui alcune pagine chiamato capitan Burdisso, viene contestato come non mai. Forse ingenerosamente ma mai senza ragione. Per di più l’anarchia regna sovrana e la Nord tenta di porre rimedio a questa situazione tragica con l’unico modo che conosce: il supporto incondizionato alla squadra. Ultimamente pare che perfino la contestazione a Preziosi, che con Mandorlini in panchina ha raggiunto il suo apice per intensità e capillarità, si sia progressivamente nascosta. Occhio, non dico sia terminata. Dico solo che il tifo organizzato genoano ha (giustamente, secondo me) capito che la priorità va alla salvezza. Una volta staccati i vari Palermo, Crotone o Empoli, si ricomincerà con la (legittima) protesta. Ma solo dopo aver completato con successo il tour de force chiamato salvezza.
Non facciamone mistero, il Genoa ritorna a dover combattere per rimanere in Serie A. Juric l’ha definita, non senza ragione, una delle partite più importanti della storia del Genoa. Quella contro il Chievo rischia seriamente di decidere le sorti del Genoa nel brevissimo periodo: non dimentichiamoci che lo scorso anno vincemmo solo grazie al piazzato di Tachtsidis, quando il cronometro al braccio di Mazzoleni indicava 93 minuti. Fu una partita bellissima, quella del ricordo di Franco Scoglio a 10 anni esatti dalla sua scomparsa. Tra le imitazioni del Professore che viaggiavano su internet (la migliore era made by Murgita) e la serenità di un ambiente che ancora non aveva contestato l’idillio tra Preziosi e Gasperini, arrivò una partita fantastica. La doccia fredda dell’ex Paloschi non rovinerà la giornata: all’ennesima rete di Alberto contro i rossoblù, quando nemmeno erano trascorsi sessanta secondi dal fischio iniziale, il Grifo aveva risposto con una delle ultime sgroppate di Diego Perotti sulla fascia sinistra (con annessi salto dell’uomo e serpentina ubriacante) ad ispirare la verve di Pavogol. Vengono le lacrime a vedere certe immagini adesso, ma purtroppo è così. Una conclusione fortunatissimamente deviata di Gakpè ci illude, prima che la sorte si vendichi facendo espellere Dzemaili. Oltre al danno la beffa: un eurogol col tacco del neo entrato Sergio Pellissier ristabilisce in pari la contesa.
Entra Tachtsidis per Perotti, e quello che in realtà era pensato come cambio conservativo risolverà la partita. Tutto è molto incredibile, difficile crederci se le immagini non fossero sufficientemente eloquenti. Comunque, Ntcham salta due uomini (Mattiello e Rigoni), punta Gamberini, serve Pavoletti che col velo libera il sinistro precisissimo del numero 77. Ntcham è lo stesso di oggi, tengo a farlo presente. E comunque secondo molti sarebbe stato Scoglio da lassù ad incitare il francese nella corsa, a suggerire a Pavo di lasciar scorrere il pallone, a guidare il posizionamento di “Tachtsi” nel momento della conclusione. Grazie, Prof. Torniamo brevemente al presente. Cinque partite. Sei punti da difendere. Zero errori da commettere. Dietro a questa numerologia c’è il senso di un finale di stagione. Ragazzi, per favore, non fateci preoccupare!
Matteo Albanese
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