ESCLUSIVA PG, Odorizzi: “Genoa, prendi esempio da noi dell’81”

Il mediano, che con Simoni ottenne la promozione in Serie A: "In rossoblù ricordo anni bellissimi"

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Carlo Odorizzi (Foto Wikipedia)
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Silvano Martina tra i pali, capitan Onofri a guidare difesa, Roberto Russo come cannoniere. La spina dorsale del Genoa che festeggiò la promozione in Serie A nel 1981 con Gigi Simoni in panchina è presto fatta, ma manca ancora qualcosa: manca fosforo in mezzo al campo, manca il mastino che aggredisca le caviglie degli avversari, manca quell’elemento su cui fare sicuro affidamento quando serve correre all’impazzata per conquistare un pallone. Fossimo ai giorni nostri parleremmo di un Rincón, tornando invece a ridosso degli anni ’80 il nome a cui corrisponde la descrizione è quello di Carlo Odorizzi: dopo tre anni al Genoa, mediano e pure terzino all’occorrenza, “Motorizzi” si trasferì all’Hellas e proprio in virtù del suo duplice passato è stato contattato da PianetaGenoa1893.net.

Una formazione del Genoa 1980-81 che fu promossa in serie A: Odorizzi è il primo accosciato a destra Foto Wikipedia)
Una formazione del Genoa 1980-81 che fu promossa in serie A: Odorizzi è il primo accosciato a destra Foto Wikipedia)

Che cosa ricorda maggiormente della sua esperienza al Genoa?
Al Genoa ricordo degli anni bellissimi. Sono arrivato, ho dovuto aspettare tre anni per andare in Serie A, quindi complessivamente è stato favoloso. La tifoseria storicamente è eccezionale, la squadra era molto compatta e siamo riusciti a reggere per l’intero campionato. E’ un ricordo certamente indelebile, pensi che c’è gente che ancora mi telefona ancora: mi contattano per farmi i complimenti sul gioco che esprimevamo in quegli anni. Questo è veramente molto, molto piacevole.

Se invece le chiedessi di rammentare i suoi trascorsi nelle fila scaligere?
Dopo il Genoa andai all’Hellas, vinsi pure il campionato l’anno dopo (era la squadra di Bagnoli, ndr). Lì anche fu una bella stagione ma purtroppo pensavo che sarei approdato in Serie A e invece sono poi andato via: m’è rimasto un po’ di rammarico, perché avevo promesso che sarei rimasto. Il fatto è che alla fine nessuno mi disse nulla, e dunque mi trasferii al Palermo. Devo dire che sono stati bei momenti .

Carlo Odorizzi con la maglia del Verona - Foto Wikipedia)
Carlo Odorizzi con la maglia del Verona – Foto Wikipedia)

Carlo Odorizzi oggi è ricordato come “Motorizzi”, infaticabile mediano tutto garra e cuore in mezzo al campo. Ha scritto pagine importanti nel gran libro della Serie B, ma non ha mai calcato i campi di A nonostante 450 presenze in cadetteria: c’è il rimpianto o resta la soddisfazione?
Io penso che quando un calciatore parte lo faccia sempre e solo per approdare a livelli più alti, nel mio caso alla Serie A. La mia aspirazione non faceva eccezione, io volevo arrivare al massimo ma non ho mai potuto giocare in A. Non so perché, per come, è tutta una questione di combinazioni: ricordo che ero al Genoa e mi voleva il Napoli, eravamo a novembre circa, e lì Simoni non mi aveva voluto vendere. Poi, non ho mai avuto la possibilità perché non avevo un procuratore, non ce n’erano allora. Le dico, a quei tempi andava così, dipendeva dalle società. In ogni caso non è un rammarico, per carità, perché poi ho sempre giocato da titolare. Certamente la Serie A sarebbe stata la ciliegina sulla torta, anche perché tante persone dicono ancor oggi che andai via per i soldi e non è vero, assolutamente. La questione è che finito il campionato mi trovai ancora in Serie B.

Il Genoa dello scorso anno ha faticato abbastanza per mantener la categoria: il brasiliano Matuzalém ci dichiarò come al Grifone mancasse la personalità di uomini come lui. La stessa domanda la pongo a lei, in virtù del ruolo simile: mancano figure toste all’interno di questa squadra? C’è in rosa, attualmente, un nuovo Odorizzi?
Le dico che seguo il Genoa, l’ho osservato pure in Coppa Italia contro il Crotone: non so, non posso dir niente perché ormai il calcio è cambiato tantissimo, è diventata più gestione, secondo me i giocatori sono più atleti rispetto a qualche decennio fa. Mi sembra di vedere che manchi quello spirito, quel qualcosa che noi avevamo. Per noi vestire questa maglia era un onore, penso anche per questi giocatori qui: bisogna vedere i singoli giocatori, a me sembra che abbiano una certa mentalità, che rischino poco. In ogni caso è una mia impressione, non si deve paura di azzardare un passaggio in profondità o un dribbling. Certo è che, lo ripeto, il calcio è cambiato tantissimo e sono arrivati allenatori più preparati. Le dico, giocatori con lo stesso spirito non ne vedo, sinceramente.

Il 22 ottobre 1978, è giorno di derby: stadio Ferraris colmo, lei in campo, “Peo” Maroso in panchina, Oscar Damiani a decidere la gara con un gol per tempo. In un periodo nel quale il Grifone fatica abbastanza a costruire la supremazia a Genova, le chiedo questo: secondo Carlo Odorizzi, com’è che si vince una stracittadina?
Questo non lo saprei dire, ma dipende sempre dai giocatori che vanno in campo, dalla consapevolezza che il derby è sentito davvero tantissimo a Genova. E’ una partita sicuramente diversa, poi subentrano vari fattori ma secondo me dipende molto dai giocatori. Conta anche il fatto che l’allenatore pensi che un calciatore non possa esser impiegato in un ruolo ma vi gioca lo stesso. La squadra dev’essere compatta, davvero compatta, come lo eravamo noi.

La festa per la promozione in serie A del Genoa nel 1981 (foto Wikipedia)
La festa per la promozione in serie A del Genoa nel 1981 (foto Wikipedia)
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