Dopo Genoa-Chievo, solo sardine al ristorante, grazie

Genoa-Chievo, in cucina: il pandoro l'ha offerto Maran, ma Juric deve andare avanti. Sbagliar l'antipasto non vuol dire cucinar male l'intero pranzo

61
Pietro Pellegri in progressione (foto di Tanopress)
Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.

Mi sono ricordato in tutta fretta di non aver ancora composto nulla dopo Genoa-Chievo. Errore da matita rossa, matita blu, matita rossoblù, così come qualche topica che è stata inserita nell’elenco di critiche da presentare a Ivan Juric. Un conto salato: mi vengono in mente le parole di Mihajlovic, estrapolate in un contesto che qui c’entra ben poco (era l’estate 2015 e il Milan del tecnico serbo volle acquistare a tutti i costi il difensore della Roma Alessio Romagnoli): “Anche a me piacciono le fragole, ma non devono costare come le ostriche”. Il senso? Ogni cosa ha il suo valore. Questo Genoa ha il suo valore, ma è ancora tutto da decifrare. E’ per questo che sono d’accordo con Juric quando dice che questo Grifone ha margini di miglioramento spaventosi, in fondo Centurion non s’è ancora visto e Taarabt sulla carta non ha nulla in meno di Perotti (semmai in più, qualche chiletto). A completare il ventaglio delle ali, un Rigoni sempre utile e un Ricci all’occorrenza buono.

La morale è presto fatta. Meglio un Ocampos stile 2016 o una batteria di cartucce mezze piene? Lo dirà il contesto, ma la storia recente rossoblù dice che i reclamizzati Lestienne combinano poco e poi stai a vedere che salta fuori lo Iago Falqué che ti salva la stagione. Un po’ come al ristorante dove non si ha mai desinato prima d’ora: c’è sempre accuratezza nella scelta dei piatti ma poi va a fortuna. Questo Genoa è più un ostello economico, che non serva pietanze impiattate con troppo senso estetico ma che badi al sodo. Contro il Chievo il piatto piange, perché storicamente i Pandori non riusciamo a digerirli e allora da Verona arrivano brutte notizie. Mica sono il solo a dire che storicamente i Mussi Volanti sono una bestia nera del Grifone, eh. In ogni caso, la correzione in corsa è stata buona. Lo chef Ivan si è trovato con un miscuglio insipido di sapori in campo, ma con Rosi e Taarabt è riuscito nell’impresa di insaporire un cous cous tiepido e a tratti immangiabile. Il dessert l’ha servito Diego Laxalt, un invitante dulche de leche. Vi racconto un aneddoto, a proposito: era il 2014, si giocavano i Mondiali in Brasile e l’Uruguay perse contro il Costa Rica. Los Ticos, allenati da Pinto, non trovarono però gli elogi della stampa uruguagia. Il motivo? Secondo loro la colpa della loro sconfitta era da addebitarsi al Brasile, in quanto la dogana verdeoro aveva sequestrato 39 chili di dulce de leche impedendone l’arrivo al ritiro della Celeste. Scherzi a parte, niente zuccheri per il Genoa di Juric: contro il Chievo, semmai, i kosvapuusti li ha offerti Hetemaj, uno che non si è fatto problemi a scartare il regalo della difesa rossoblù e depositare in rete il pallone del provvisorio pari. Dalla Finlandia con furore, e coi dolci alla cannella menzionati sopra, ecco la rimonta fatta e finita. Cotta e mangiata, direbbe qualcuno. Cotta e ingurgitata, dico invece io: tutto poteva andare in modo diverso.

Inutile piangere sul latte versato, dice un proverbio. Niente lacrime spese su Lazovic, autore di una prova scialba, o un Brlek poco incisivo. La realtà è questa: pure Bertolacci non sta giocando la sua miglior parentesi a Genova, dopo aver deliziato il pubblico rossoblù con manicaretti da leccarsi i baffi e, purtroppo per lui, dopo aver abituato i clienti ad autentiche leccornie. E che accade allo chef pentastellato che una volta purtroppo cuoce leggermente troppo una pietanza? Ve lo spiego. Capita che gli viene rimarcata quella bruciatura all’infinito. Nessuno ricorda le delizie da lui infornate. No, anzi, tutti i detrattori si fanno vivi insieme nel momento in cui c’è da criticare. Allo stesso modo, quando a Miss Mondo viene una ruga in pochi ricordano come resti sempre una donna bellissima. Quando allo scrittore famoso riesce un libro meno carino rispetto al precedente best seller, in pochi prendono le sue difese dicendo come resti sempre un autore eccezionale. Il cuoco Bertolacci è un romano de’ Roma che di Genova si è innamorato della focaccia e del pesto. Preferisce il salato al dolce. E allora lancio un appello: proviamo tutti, Matteo Albanese in primis, ad addolcire pure i giudizi nei suoi confronti. Le prime partite non son state brillanti, con tanto di espulsione rimediata a Udine, ma da qui a fine campionato c’è tempo per far bene. E se l’antipasto non è perfetto, chi dice che non si arrivi al dolce più che mai soddisfatti del pranzo o della cena?

In ogni caso, voglio concludere questo pezzo con una dotta citazione risalente al filosofo greco Zenobio. Sofista, fu insegnante di retorica a Roma presso l’imperatore Adriano. A lui è attribuito questa massima: Ἂν μὴ παρῇ κρέας, τάριχον στερκτέον che tradotto significa “se non c’è carne, bisogna accontentarsi della sardina”. Buon appetito, genoani.

Accetta i marketing-cookies per visualizzare questo contenuto.